Paradise Lost, nozze d’argento (2013)

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Autore: Sebastijan Videc
Foto: Jerneja Jerak

Luogo: Arena Wien, Vienna, Austria
Data del concerto: 12.11.2013
Prezzo del biglietto: 33.70€ in prevendita

È passato un quarto di secolo da quando a Halifax cinque inglesi si sono messi insieme e hanno fondato una band che ha segnato profondamente il mondo del metal pesante. Forse a plasmare il loro stile ha contribuito il cupo clima inglese, ma resta il fatto che, trasformandosi dalle origini death metal, già con il secondo album, Gothic, hanno tracciato la strada al doom e al gothic metal. In questo venerabile arco di tempo hanno pubblicato tredici album in studio e sono una delle poche band note, almeno per me, che sperimentando con il sound sono uscite dai binari, pubblicando dischi di pop elettronico, in pratica dal sapore Depeche Mode, ma alla fine hanno ritrovato la strada e con le ultime uscite sono tornate alle radici. Curioso anche che il gruppo vada avanti da tutta la carriera con la stessa formazione, batteristi a parte – Nick Holmes e Greg Mackintosh si occupano ancora di scrivere il nuovo materiale, e hanno annunciato anche la registrazione di un nuovo album per aprile dell’anno prossimo.

Per la mia esperienza, i tour per gli anniversari promettono sempre grandi concerti, perché di solito includono ottime setlist e band di supporto di tutto rispetto. E anche stavolta non mi sono sbagliato: il proverbialmente freddo pubblico austriaco è stato scaldato, più o meno con successo, dai doomer svedesi Katatonia e dai gotici italiani Lacuna Coil.

Arrivati alla Arena Wien siamo rimasti non poco sorpresi: nonostante l’inizio annunciato per le otto, già un quarto d’ora prima dell’ora piena dalla sala uscivano i suoni cupi dei Katatonia. Il posto scelto in cima alla tribuna ci ha regalato un buon suono e un’ottima vista su quello che succedeva sul palco. Gli svedesi in questo tour hanno deciso di suonare per intero l’album Viva Emptiness del 2003, aggiungendo anche Wait Outside, registrata insieme agli altri pezzi di quel disco ma uscita solo sul successivo. Dieci anni fa quell’album ha annunciato una nuova fase della band, che si è data a sonorità più rock, ed è stato accolto bene sia dalla critica sia dal pubblico. Visto che si tratta di un tour anniversario, i Katatonia ci hanno messo del loro accanto ai Paradise Lost. Come i Metallica qualche anno fa nella vicina Udine con il Black Album, anche gli svedesi hanno scelto di suonare il disco in ordine inverso. Il che ovviamente ha significato che i pezzi più incisivi e più conosciuti hanno chiuso il loro show. Un suono eccellente, con strumenti ben distinguibili, che però, a parte qualche eccezione, il pubblico non l’ha proprio scaldato. La colpa va soprattutto alle voci: i cori praticamente non si sentivano, mentre la voce principale era un po’ troppo in primo piano, cosa che non ha giovato al cantante Jonas Rekse, la cui prova stavolta è stata altalenante, e nascondersi dietro i capelli non lo ha aiutato.

Se con i Katatonia ci siamo goduti il quadro sonoro, con l’esibizione dei Lacuna Coil la situazione si è ribaltata in modo tipicamente italiano. Un’abbondanza di bassi e medi ha causato un impasto totale, e per giunta, a causa dei microfoni di Cristina e Andrea regolati troppo bassi, le voci si perdevano nella cacofonia delle chitarre. Alla cantante sono riusciti ad alzare il segnale, mentre Andrea si sentiva bene solo nelle parti più energiche dei brani. L’esibizione in sé, per gli italiani stavolta vestiti con camicie nere da operaio, è stata tipicamente energica e il sex appeal della cantante tutt’altro che trascurabile. Ma guarda un po’ – il pubblico di nuovo freddo a seguire lo show, con applausi educati alla fine di ogni pezzo. L’intera scena ricorda più un concerto di musica classica in una delle sale da concerto viennesi, che sciorina un mazzetto di successi di Strauss, che un concerto metal in uno dei noti club underground della capitale austriaca. Gli italiani hanno costruito gran parte dello show sull’album attuale Dark Adrenaline e su Karmacode del 2006, condendo il tutto con hit come Heaven’s A Lie, Swamped e Spellbound.       

Dopo una buona mezz’ora di pausa per risistemare il palco e un meritatissimo riposo per le orecchie dopo i Lacuna Coil, era tutto pronto per i festeggiati della serata. La paura, più che giustificata, di un suono scadente si è dissolta con gran sollievo di tutti i presenti non appena, dopo l’intro, sono partite le prime battute di Mortals Watch the Day da Shades of God, del lontano 1992. Un buon suono di tutti gli strumenti, il basso ottimamente catturato insieme alla chitarra ritmica e un microfono pulito ma al volume giusto sono stati un vero balsamo per i timpani. Come si conviene a un concerto giubilare, la band si è presentata con brani da »tutti« i suoi album, il che ha significato anche parecchio saltare tra stili musicali diversi. Se vi chiedete perché quel »tutti« tra virgolette, la risposta è questa – da tutti gli album tranne uno. La casa discografica EMI si era infatti intromessa nell’album Believe in Nothing del 2001 al punto che Macintosh in un’intervista ha dichiarato che per lui quel disco non esiste, e a quanto pare questo ha influenzato anche la scelta della setlist. Che è stata un vero dessert sul menù dei buongustai della musica. Pescare lungo tutta la discografia ha richiesto a Holmes, in due casi, perfino il growl, che sul palco non si sentiva da anni, e l’ha fatto bene, come tutta la performance, che ai concerti passati aveva avuto i suoi zoppicamenti (ricordate quello al Kino Šiška). Aedy, con il suo inconfondibile stile ondeggiante, sulla sette corde ha pensato con energia alle seghe fragorose, mentre Macintosh serviva le parti melodiche che contraddistinguono il suono della band.  Si vedeva che i ragazzi erano di buon umore, e Nick ha perfino accompagnato Isolate con un paragone con Living On My Own di Freddie Mercury. Che in tutti questi anni abbiano accumulato un sacco di esperienza lo hanno dimostrato in One Second, quando nell’intro registrato il volume è calato al minimo e con basso, batteria e chitarra hanno sostituito quasi all’istante i sample mancanti. Purtroppo però il concerto, secondo la stragrande maggioranza dei presenti, aveva un lato negativo. Era troppo corto, decisamente troppo corto per un concerto giubilare del genere. Tra l’altro mancavano classici come Ember’s Fire e As I Die, che non sono state inserite in un set di un’ora e un quarto. Nonostante tutto il pubblico era contento (e solo un filo più vivo) di quanto visto e sentito. In chiusura non ci resta che fare i complimenti ai Paradise Lost e augurargli altri venticinque anni fecondi di carriera.    

 

Setlist

Katatonia:

Inside the City of Glass
Wait Outside
Omerta
Evidence
Complicity
Walking By a Wire
One Year From Now
Wealth
Burn the Remembrance
Will I Arrive
Premonition
Criminals
Sleeper
Ghost of the Sun

Lacuna Coil:

I Don’t Believe In Tomorrow
Kill the Light
Fragments of Faith
Heaven’s A Lie
The Game
Our Truth
Upside Down
Without Fear
Swamped
Intoxicated
Trip the Darkness
Spellbound

Paradise Lost:

Mortals Watch the Day
So Much Is Lost
Remembrance
Gothic
Enchantment
Faith Divides Us
Tragic Idol
Never For the Damned
Isolate
Say Just Words
Rotting Misery
One Second
True Belief
Over the Madness

 

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