Paths of Civilization
Artista: Sin Story
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2009
Durata: 48.00
Voto: 2/5
“Paths of Civilization” è l’esordio dei rompiscatole costieri Sin Story, ragazzi che vorrebbero sputare fuoco ma ogni tanto riescono a “liberare” giusto una nuvoletta di metano. Per cavarsela con la prima cosa gli manca cronicamente il carattere, e a modo loro pure la preparazione. Ai Sin Story piace lamentarsi (anche se chissà perché), piace sbraitare, minacciare e al tempo stesso amare, e intanto cercano di mettere in piedi qualcosa di tutto loro, di diverso. Il risultato di questa impresa è inequivocabile. Mentre i Sin Story inciampano nel panico sui sintomi dell’infantilismo musicale, ignorando i richiami di una direzione musicale propria si stanno già lastricando la strada verso la rovina fin dal debutto. Buona fortuna, ragazzi!
Il problema di “Paths of Civilization” sta nel fatto che i ragazzi la pubertà l’hanno saltata a forza e in modo piuttosto sfacciato, e i segni della corrosione acneica sulle loro guance cadaveriche sono rimasti, com’è ovvio, sepolti sotto una facciata poco attraente di orientamento rock, già di per sé non proprio un’idea di confezione produttiva ideale, e per questo disarmata di qualsiasi credibilità. I Sin Story si sforzano con il solito, già sentito gioco di cambi d’umore, che si regge esclusivamente sull’alternarsi di varie sfumature di genere imparentate col rock, per lo più di stampo grunge e alternative rock, e non di rado si buttano anche su sonorità più accessibili, di taglio pop-rock. Il boccone, già di suo così barocco nell’esecuzione, i ragazzi se lo appesantiscono ancora con un intrecciarsi estremamente fastidioso di attività musicali, che prolifera senza controllo a partire dalla maggior parte dei motivi di base dell’album, per il resto creati in modo abbastanza piacevole.
Questo brancolare in ogni direzione, senza un sano senso dell’orientamento, con cui i Sin Story premono invano i tasti dell’anticonvenzionalità, non entusiasma. Anzi, al contrario, suona poco convincente e a buon mercato. Il comune denominatore dell’album finisce così da qualche parte nella zona dell’etichetta “generico”. Proprio per questo “Paths of Civilization” per lo più suona come un ingenuo rito adolescenziale di un quartetto che a ogni costo vorrebbe ficcare nella struttura base di ogni singolo brano una panoramica il più impressionante possibile di un’ampia gamma di influenze musicali. Momenti come “Not This Time”, “Once More” o “Deaf Wall” lasciano intuire un potenziale concreto del collettivo Sin Story, ma purtroppo vengono sopraffatti troppo in fretta dall’indeterminatezza stilistica e dalla cronica mancanza di maturità musicale del resto del disco. C’è poi la pronuncia dell’inglese estremamente fastidiosa, e gli sbandamenti, tutt’altro che rari e ancora meno intonati, delle due voci principali (a questo proposito, un “picco” tutto particolare dell’album lo aggiunge la conclusiva, inutilissima bonus track acustica “The Circle). Del tutto sacrificabile!
Formazione
Alan Potočnjak: voce, chitarra
Aleksander Družina: voce, chitarra
Marko Loredan: voce, basso
Davor Klarič: batteria
Produzione
Gabriel Ogrin
Tracklist
1. Artificial Movements
2. Not This Time
3. Back To My Life
4. Downfall
5. Chances Gone
6. Can I Charge
7. Deaf Fall
8. Is It Just Me
9. World Of Lies
10. Reasons Falling Apart
11. Once More
12. Sadness Will Smile
13. The Circle (bonus)