Cherry Five
Artista: Cherry Five
Etichetta: 57 Records
Uscita: year
Durata: 43:19
Voto: 4.5/5
Se i Cherry Five non ti dicono niente, ti sarà tutto chiaro appena scoprirai che in realtà sono i Goblin (il nome che hanno preso dopo il debutto come Cherry Five; ancora prima erano noti come Oliver). I Goblin sono una band di rock progressivo italiano, famosa soprattutto per le colonne sonore dei film del celebre regista Argento (Profondo Rosso, Suspiria …). Le influenze di Genesis, King Crimson ed ELP si sentono benissimo nella loro musica, ma non è un difetto, anzi: i Cherry Five, o Goblin che dir si voglia, sarebbero stati senza problemi uno dei pilastri dell’età dell’oro del prog in Italia (gli anni Settanta del secolo scorso), se avessero continuato su quella strada.
Il disco, uscito nel lontano 1975, secondo molti esperti e audiofili racchiude il meglio del progressive rock di quegli anni. Una voce straordinariamente armoniosa (Tony Tartarini canta solo in inglese), le ondate di tastiere di Simonetti (Hammond, piano elettrico, mellotron), il suono jazzato alla Canterbury della chitarra di Morante, il groove “alla Squire” di Pignatelli (l’imitazione del bassista degli Yes è evidente) e il drumming davvero innovativo di Bordini: il risultato è un autentico diamante della musica progressive, e non solo per l’epoca; io lo metto ancora oggi tra i migliori.
“Country Grave-Yard” potrebbe essere il pezzo migliore del disco. Che energia, che gioco di colori sonori, che carica emotiva nelle tavolozze strumentali! Otto minuti di orgasmo musicale: l’apertura perfetta per il disco, altro che semplice brano di riscaldamento. I musicisti convincono l’ascoltatore che qui non si giocherebbe affatto, ma si va dritti al punto, rovesciandogli addosso tutte le loro virtù musicali. Il pezzo si distingue per un potente intro strumentale, che poi lascia l’iniziativa a Tartarini, il quale con un canto incredibile aggiunge a un suonare già perfetto quel pizzico di mistero tanto tipico del genere progressive rock.
All’inizio la band si è chiamata per poco tempo “The Picture of Dorian Gray”, e in ricordo di quegli esordi questo è anche il titolo del brano successivo. Il pezzo si fa notare soprattutto per un intro folk dolcissimo, mentre il culmine arriva nei passaggi in cui sotto i riflettori c’è un Morante fenomenale, che dà l’impressione di poter tranquillamente prendere in mano le redini e portare a casa l’intero brano con la sua sola chitarra. Come si conviene, anche “The Picture of Dorian Gray” dura parecchio, di nuovo otto minuti. Eppure nessuna parte è di troppo, anche se è vero che nulla spicca più di tanto, tranne quando Morante entra nel suo ruolo.
Segue il brano in due parti “The Swan is a Murderer”, che parte con un arrangiamento eccezionale di tutti gli strumenti, poi una breve pausa; dopodiché Bordini si prende, anche se per poco, tutto il suo momento di gloria con un drumming quasi afro-beat. Poi è Morante a dettare il tempo, con una leggerezza da prog, mentre la voce di Tartarini completa una melodia piacevolissima. Un testo parecchio spiritoso su un tema in realtà molto più serio; è tutto cantato come una storia, e il protagonista è proprio il cigno del titolo. La seconda parte si apre nello stesso modo in cui si chiude la prima: con un’atmosfera che si costruisce su suoni quasi casuali e uno sfondo misterioso di tastiere. Poi si riparte più forte, sul ritmo che abbiamo già imparato a conoscere: la storia del “cigno” continua. Qui l’Hammond di Simonetti prende il comando e segna un po’ di più il pezzo. Chi mastica rock progressivo riconoscerà in questa musica molte delle strutture introdotte nel genere dagli Yes, ma niente plagio, anzi, tutto il contrario: le strutture saranno anche simili, ma la seconda parte della storia del cigno è freschissima dal punto di vista musicale.
“Oliver” è un altro titolo noto: come detto all’inizio, era il nome della band fino a quando l’etichetta non ha preteso un cambio (Cherry Five). Stavolta a guidare le danze c’è Pignatelli con il suo basso, che impone un tempo pazzesco, e Simonetti lo segue coraggiosamente per la maggior parte del tempo. Dopo il calo di ritmo arriva una pausa, e nel mix entra Morante con un tocco jazz sulla chitarra davvero piacevole. Proprio quando siamo in pieno relax zen, Bordini rialza il ritmo con un drumming più forte e veloce, e in sottofondo si sente anche una leggera distorsione di chitarra. Il brano, di nove minuti e mezzo, si chiude sotto un’altra luce, con la voce di Tartarini.
In chiusura ci aspetta un pezzo prog più folk, “My Little Cloud Land”, dove a fare la differenza sono la voce morbida di Tartarini e il suono acustico di Morante. Dopo questo inizio insolito i ragazzi finiscono comunque in acque più tradizionali per il prog, ma gli elementi di una certa dolcezza folk, creati soprattutto dalle tastiere, restano e ricorrono per tutto il brano. Simonetti qui non si ferma: un suono fusion jazz di piano elettrico salta fuori più di una volta, e questo è sicuramente un ulteriore punto a favore, peccato solo che compaia in dosi così piccole.
Strane le strade dei Cherry Five. Con questo debutto si erano aperti la via verso le vette della musica di allora, eppure hanno scelto una carriera da colonne sonore, di grandissimo successo, certo, ma ci chiediamo dove li avrebbe portati la strada della musica “vera”. Non dico che la loro musica da film non sia ineguagliabile, senza dubbio, ma per chi ama la musica nel suo “formato di base” questo di sicuro non basta.
I Cherry Five (ovvero i Goblin) fanno paura in Italia ancora oggi, visto che un anno fa si sono riuniti per il primo concerto dal vivo dopo 32 anni. Morante e Pignatelli sono gli unici rimasti dai tempi del disco con il nome “Goblin” (la formazione è cambiata di continuo). Le impressioni sono state positive: pare che i padri del rock progressivo delle origini in Italia abbiano ancora molto da offrire.
Formazione
Claudio Simonetti – tastiere
Massimo Morante – chitarre
Fabio Pignatelli – basso
Tony Tartarini – voce
Carlo Bordini – batteria
Tracklist
1. Country Grave Yard (8:18)
2. The Picture of Dorian Gray (8:28)
3. The Swan is a Murderer Part 1 (3:53)
4. The Swan is a Murderer Part 2 (5:07)
5. Oliver (9:30)
6. My Little Cloud Land (7:43)