Paul Di’Anno su Iron Maiden, carriera solista, Brasile, mogli, donne e molto altro (2

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Autore: Rok Klemše

Data dell’intervista: 27.07.2007

Prima del concerto di Paul Di’Anno a Postojna, nella piacevole cornice del Jazzy club, ho potuto fare due chiacchiere con Di’Anno. Ero parecchio nervoso, visto che Paul non ha proprio la fama del tipo facile, quindi sono rimasto ancora più sorpreso quando Paul si è rivelato incredibilmente rilassato, divertente e alla mano. Aveva sempre davanti a sé la sua immancabile Jack e coca e un pacchetto di sigarette, e i 25 minuti sono volati in un lampo.

RockLine: Ciao Paul! Bentornato in Slovenia! Questa è già la terza volta, vero?
Paul: Grazie mille! Sì, la terza.

RockLine: Ieri avete suonato a Bled. Com’è andata?
Paul: Uf… concerto piccolissimo e un caldo incredibile. Ero cotto dal sonno, quindi ammiro ancora di più le Lady’s First, che hanno passato due giorni a montare anche il palco. Il palco era minuscolo, non avevamo un granché di spazio e io ero stanco morto. Sono rimasto in piedi 24 ore, mi sono dovuto alzare alle tre di notte e sono andato a letto di nuovo alle tre di notte. Quindi sono ancora stanco, ed è per questo che anche la mia voce non era un granché. Comunque non sono mai stato ‘sto gran cantante, cazzo (risate).

RockLine: E il resto del tour, come sta andando?
Paul: In realtà non è proprio un tour, è più una specie di vacanza, perché suoniamo solo nei weekend. La settimana scorsa abbiamo suonato in Svezia e poi siamo andati in ferie, questo weekend siamo in Slovenia, di nuovo ferie, poi di nuovo in Slovenia, poi la Spagna e dopo torno in Brasile. A casa in Brasile non sono stato per un anno intero, è da così tanto che non vedo i miei figli.

RockLine: Adesso vivi in Inghilterra, giusto?
Paul: Sì, ho due case, in Inghilterra e a Sao Paulo, in Brasile. Non vedo l’ora di tornare in Brasile.

RockLine: Quindi il Brasile è la tua vera casa? Hai vissuto anche negli Stati Uniti.
Paul: Sì, sono cresciuto a New York e poi ho vissuto 10 anni a Los Angeles. Però negli USA non rimetto piede da 13 anni, anzi, ho il divieto d’ingresso nel paese. Nemico pubblico numero uno (risate).

RockLine: Negli USA sei stato in prigione, giusto?
Paul: Eh sì… Al momento lavoro con i governi di alcuni paesi del Sudamerica. Il mio obiettivo nella vita è cacciare gli americani dal Sudamerica. Lavoro tantissimo con Hugo Chavez e con la gente in Brasile, e parlo spesso anche con Fidel Castro, che purtroppo adesso è molto malato. Sono molto in pensiero per lui.

RockLine: Anch’io, Cuba rappresenta l’ultimo rifugio del socialismo…
Paul: Già, è vero (risate). Fidel è uno dei miei eroi.

RockLine: Come descriveresti gli anni d’oro della New Wave of British Heavy Metal (NWOBHM)? In fondo sei stato una parte importante di questo “movimento”.
Paul: Hm… Io vengo dal punk, bro. Non sono proprio un fan dell’heavy metal, anche se lo suono, e lo suono con un atteggiamento punk. Quando tutto questo succedeva ero dentro fino al collo nel punk, Sex Pistols, Ramones, quindi non mi rendevo neanche bene conto di cosa stesse succedendo intorno a me. Per me era del tutto normale. Però penso che una roba del genere non succederà mai più. È strano, sai, ci sono dei cicli. Gli anni ’50, poi i ’60 con i Beatles e i Rolling Stones. Hai notato che i migliori sono quasi tutti inglesi? Poi sono arrivati i Queen, i Led Zeppelin e i Pink Floyd, e poi è esploso il punk. E insieme al punk è nata la NWOBHM, quindi le due scene si sono intrecciate, cosa che in realtà mi faceva un sacco piacere. Come dico, non mi rendevo conto davvero di cosa stesse succedendo col metal, anche se lo suonavo. Non sono mai andato ai concerti metal, sono sempre andato a sentire solo punk.

RockLine: Non so se lo sai, la settimana scorsa al Metalcamp hanno suonato The Exploited…
Paul: Assolutamente fantastico! Wattie è una leggenda, amico! Però quando parla non capisci una parola (risate). Gli Exploited sono fottutamente bravi! Non li vedo da anni, ma sono un grande fan. Sono cresciuto con loro, con gli UK Subs, i GBH. Tra i gruppi più recenti mi piacciono i Casualties… Credo di avere in tutto 3 dischi metal (risate).

RockLine: Oggi, quasi 30 anni dopo, come guardi ai primi anni degli Iron Maiden con te in prima linea?
Paul: Non ci penso (risate). Ci sono gruppi che lo fanno da ancora più tempo. In realtà non ci penso proprio. Finché mi diverto a suonare, nonostante la gamba messa male, faccio 250, 300 concerti all’anno. Mi piace ancora, quando non mi piacerà più smetterò. Grazie alla musica sono riuscito a fare un sacco di altre cose, per esempio il mio lavoro con l’UNICEF in Sudamerica. Quello è davvero importante. A quello ci penso. Quando salgo sul palco non è una cosa automatica, mi diverto ancora da matti ogni singola sera. Se ci pensassi troppo probabilmente avrei già smesso. La parte migliore del mio lavoro è che posso viaggiare per il mondo, conoscere i giovani e vedere anche l’altra faccia, quella di chi non ha istruzione, di chi ha fame, e posso anche fare qualcosa a riguardo. Ma la cosa più bella in assoluto è conoscere i fan, tutto quello che ho lo devo a loro. Sono i migliori!

RockLine: Proprio ieri mi sono riguardato l’Early Days DVD…
Paul: Oh cavolo (risate). E alloora? (risate)

RockLine: Volevo dire che c’è un’intervista davvero interessante con te. Però mi pare che tu non abbia incontrato i tuoi ex compagni di band, giusto?
Paul: Non me lo ricordo nemmeno (risate). Con Clive eravamo insieme. Clive si era rotto la gamba solo pochi giorni prima delle riprese, per via della sclerosi multipla da allora è su una sedia a rotelle. Aveva provato a prendere il telecomando della tv ed è inciampato. Idiota (risate). Ho registrato prima io, poi lui, e siamo andati via insieme. Clive è praticamente l’unico con cui ho ancora contatti, ho dato una mano anche con il Clive Aid. Abbiamo già suonato due volte per lui, all’ultimo a Londra è venuto anche Bruce Dickinson e ha suonato solo roba della sua carriera solista. Una stupidaggine, i fan non volevano sentire quella roba. Io ho fatto un pezzo, Running Free, i fan erano contenti, Clive era contento. Poi è salito sul palco Bruce e Clive se n’è andato.

Rockline: Ultima domanda sugli Iron Maiden. Quando Dickinson lasciò la band nel 1993 girarono delle voci su un tuo ritorno negli Iron Maiden. Ci torneresti mai?
Paul: Ah ah ah… Mai, mai, non possono permettersi di pagarmi. Ho detto che farei il tour con loro e contribuirei anche a un album, se mi pagassero tipo 5 milioni di dollari, che potrei dare all’UNICEF. Sì, per quello tornerei. Ho fatto parte di quella storia, suono anche un sacco di pezzi dei Maiden, e suono anche i miei.

RockLine: Hai appena pubblicato un album di cover…
Paul: Eh? Davvero?

Rockline: Sì, mi pare che il titolo sia Iron Maiden Nights & Evil Nights.
Paul: Questo proprio non me lo ricordo… Quando è uscito?

RockLine: Quest’anno. Nel disco ci sono cover di Iron Maiden, UFO, Nazareth,…
Paul: Aaaaah, giusto!!! Pensavo fossero delle cover dei Maiden. Era solo per divertimento.

RockLine: Come hai scelto i pezzi da reinterpretare?
Paul: Beh, in realtà ho avuto un po’ d’aiuto. Gli UFO li conosco ovviamente, abbiamo suonato insieme. Non era una questione di soldi, era per divertirsi. Qualche amico mi ha spinto a farlo e ho cantato quello che volevano. Io posso cantare qualsiasi cosa (risate).

RockLine: Il tuo ultimo disco in studio però è The Living Dead (2006), che è una riedizione di Nomad (2000).
Paul: Sì, e un po’ mi dispiace. Ho già pronti otto pezzi nuovi e non riesco in nessun modo a registrarli. Tour, tour, tour… Paulo, il mio chitarrista, ha avuto dei problemi con la moglie. Sono venuti in Inghilterra, poi sono tornati in Brasile, e al momento non ho idea di cosa stia succedendo con loro. Il nuovo disco uscirà nel giro di un anno, un anno e mezzo. Però ho trovato un nuovo partner incredibile per scrivere i pezzi. È un mio amico canadese che suona nei Mad Spiral. Sono un loro grande fan da anni. Vado in Canada a dicembre e a quel punto probabilmente ci chiuderemo in studio.

RockLine: Stasera suonerete qualcosa da The Living Dead?
Paul: Forse la title track, The Living Dead. Suoniamo sempre più pezzi miei, ma è molto difficile, perché non c’è molto tempo per provare i pezzi nuovi con le mie band sparse per il mondo. Abbiamo appena infilato in scaletta A Song For You, l’abbiamo suonata per la prima volta ieri.

RockLine: Hai detto che hai band in giro per tutto il mondo. Per te è più facile così?
Paul: Sì, certo. Per questo faccio dai 200 ai 300 concerti all’anno. Sì, è fantastico perché mi piace suonare e così posso suonare praticamente non-stop. Se smettessi di fare concerti dovrei pubblicare un disco nuovo (risate). Piano piano sto diventando stanco, ho bisogno di riposo. Al mio manager ho detto che vorrei riposarmi un anno, così potrà spremermi ancora per un cinque anni. Altrimenti smetterò nel giro di un anno o due.

RockLine: In diverse interviste in passato avevi già detto che avresti chiuso la carriera, ma non è ancora successo.
Paul: Sì, ci ho pensato. Ma Dio, mi piace proprio suonare! Però sono stanco e vorrei tornare a casa in Brasile, dai miei figli. Le mie due bambine non le vedo da un anno. Le chiamo ogni giorno, ma è davvero triste. Quando sono in tour in Brasile le porto sempre con me.

RockLine: Quindi la tua vita è cambiata parecchio da quando hai figli?
Paul: Sì, ne ho sei e mi fanno impazzire (risate).

RockLine: Qualche anno fa hai pubblicato l’autobiografia, The Beast. È stata una specie di valvola di sfogo per te, visto che hai vissuto una vita folle?
Paul: Sì sì, certo, con quel libro ho chiuso un capitolo. Per dieci anni la gente mi ha rotto le scatole perché scrivessi qualcosa. Mi chiedevo perché, se c’era davvero qualcosa che valesse la pena leggere, onestamente. Alla fine mi hanno convinto, ma ho accettato solo a condizione che tutti i soldi andassero a varie associazioni benefiche contro il cancro. Metà delle cose di quei tempi non me le ricordo proprio, quindi mi ha aiutato un “ghost writer”. Mi hanno aiutato un sacco di amici, perché metà di quelle fottute cose non me le ricordavo, per colpa della coca e dell’alcol. Oggi è tutto diverso. Non dico che non sia più un “bad boy”, ma sono molto più moderato. I miei figli non mi hanno mai visto con la droga, in casa non ho un goccio di alcol. Il sesso mi piace ancora (risate). Anche se al momento non sono sposato.

RockLine: Ma sei stato sposato sei volte?
Paul: Cinque. Cinque mogli, sì. Beh, con una moglie ci siamo sposati due volte. È buffo, in realtà: abbiamo rinnovato le promesse di matrimonio e dopo un anno ci siamo lasciati (risate). È la madre dei miei figli in Brasile. Adesso ho una ragazza bellissima a Bogotà, in Colombia. È incredibile, è una popstar. Non ti dirò come si chiama (risate).

RockLine: Shakira? (risate)
Paul: (risate)

RockLine: Come vedi la scena musicale in Brasile? L’anno scorso in Serbia hai cantato con Max Cavalera perfino Running Free, se non mi sbaglio.
Paul: Sì, anche con i Killers. Comunque siamo ottimi amici e ci frequentiamo parecchio. Anche con Derrick siamo grandi amici. Non vedo l’ora di rivederci tra qualche settimana. Con Andreas stiamo preparando un progetto insieme. Per ora resta un segreto. Sì, comunque la scena musicale in Brasile è fottutamente folle. Trovi davvero praticamente ogni genere di musica – rock, punk, hardcore, thrash… I musicisti e i fan sono incredibili. Se voglio i migliori musicisti del mondo, torno a casa in Brasile. Il loro entusiasmo e il loro amore per la vita sono unici. Quando torno a casa è come rinascere. Ci sono un sacco di poveri, ma anche di ricchi, anche la classe media è numerosa, ma tutti stanno insieme. Regna uno spirito davvero libero. In Brasile ci sono un’infinità di band fantastiche che suonano di tutto, dalla samba alla bossa nova al jazz.

RockLine: Ci credo volentieri! Me l’ha detto uguale Kiko degli Angra in un’intervista di qualche mese fa.
Paul: Assolutamente! Il batterista e il bassista della mia band brasiliana adesso suonano negli Angra. Io gli Angra non li sopporto. Troppo soft per me. Aquiles è senza dubbio uno dei migliori batteristi del mondo. È pazzesco! Quello che riesce a fare con piedi e mani! E Felipe è un bassista eccellente. Li adoro e li rispetto profondamente.

RockLine: Che musica ascolti in questo periodo?
Paul: Punk, hardcore, thrash. Soprattutto punk. Ho 5, 6 mila dischi punk. Ascolto i Ramones ogni giorno, i Sepultura, i Pantera… Ascolto un sacco di musica autoctona brasiliana, che i Sepultura hanno usato anche in un paio di dischi.

RockLine: Sì, in Roots.
Paul: Sì, sai, gli indios e i loro canti. Fottutamente pazzesco!

RockLine: Chi ti ha spinto a cantare? Hai qualche idolo o hai deciso da solo di metterti a cantare?
Paul: Cantavo in camera mia. Ero una copia perfetta del cantante dei T-Rex. Mi piacciono David Bowie, Bob Marley. Ho cominciato come batterista, poi bassista e poi bassista/cantante. Tutto qui! Non so, ho una bocca, non ho mai studiato canto, fumo sigarette. Se non sai farlo, non sai farlo e basta.

RockLine: Vai ancora in skate?
Paul: No, non riesco più nemmeno a camminare. La gamba e la schiena sono completamente a pezzi. Ho dovuto persino adattare la moto. L’ultima volta sono salito su uno skate due anni fa e mi sono rovinato ancora di più gamba e schiena. Siamo andati a skateare in una “pipe”, e lì in qualche modo ce l’ho fatta, ma mi sono sfasciato del tutto dopo un salto su un paio di gradini. Ho sempre avuto problemi alla schiena e alla gamba, ma adesso è ancora peggio. Faccio fatica a camminare.

RockLine: Ti credo, anch’io mi sono distrutto le ginocchia con lo skate.
Paul: Sì, anch’io mi sono distrutto le ginocchia. Mi fanno male ogni singolo giorno e ci devo convivere. Nel ginocchio ho delle viti e anche una ferita da arma da fuoco… Comunque, qualche anno fa in Brasile ho skateato lo stesso davanti a uno skater pazzesco. Credo fosse campione del mondo, non mi ricordo il nome. Portiamo le stesse scarpe da skate, che adesso mi sponsorizzano.

RockLine: Ok, penso che sia tutto. Paul, grazie mille, incrocio le dita per un concerto bomba e spero che riuscirai a riposarti prima.
Paul: Cool, grazie a te, è stato un piacere. Se ti serve ancora qualcosa fammi sapere. Ah sì, e prima di tutto vado a dormire!

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