Perversioni in technicolor con gli Steel Panther (2014)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Graz / Orpheum Theater / Austria
Data del concerto: 02.03.2014
Spettatori: 1100
Prezzo del biglietto: 28,00€
Probabilmente la parodia rock ‘n’ roll più incandescente del momento! E con una data nella austriaca Graz! Steel Panther. Roba da non perdere. Se sei un fan del vero circo che riporta in vita i giorni d’oro del Sunset Strip, ma allo stesso tempo sai che una parodia del genere ha senso solo se sul palco ci sono musicisti che non hanno soltanto il talento per mettersi davanti alle telecamere, ma sanno anche suonare davvero il materiale, allora in questa storia ti ritroverai di sicuro! Come ti sarà successo nel 2003 con quella dei The Darkness.
Gli Steel Panther sono esplosi nel 2009, quando hanno sfornato l’esordio »Feel the Steel« con il loro condimento furbissimo, confezionato in puro stile americano. Una storia di successo commerciale pensata a tavolino, con cui si sono messi in marcia per conquistare il mondo. Da lì in poi la reputazione della band non ha fatto che crescere. La reputazione di mascalzoni della musica amati da tutti! In vista del nuovo album in studio »All That You Eat«, la formazione ha annunciato la prima tranche del nuovo tour europeo già nella prima metà dell’anno, cioè ancora prima dell’uscita del disco.
La tappa all’Orpheum Theater di Graz ha regalato stavolta un’esperienza speciale. Il locale era infatti completamente sold out! E a riempirlo c’era per lo più gente appena uscita dalle medie. »Sweet Sixteen«, insomma! Si bolliva. Poco dopo le otto di sera sono saliti sul palco per primi i beniamini locali Easy. In tre quarti d’ora hanno presentato il loro materiale e, nonostante i soliti trucchi triti e ritriti dell’arsenale hard rock lucidato a specchio, hanno portato a casa un’esibizione solida, che, soprattutto per certe mosse prese in prestito dal cantante, ricordava spesso i Bon Jovi. Proprio per la voce, che nel suo approccio mostrava non poca simpatia per quella di Jon Bon Jovi. Ma purtroppo la voce era anche l’anello più debole degli Easy. Nel finale i ragazzi hanno fatto alzare in piedi il pubblico anche con una cover dei Kiss, Lick It Up, tirata via con grande correttezza, e nel complesso hanno servito un riscaldamento di ottimo gusto.
Poco dopo le nove la temperatura in sala è salita fino al punto di ebollizione. Il palco era aperto al massimo. In larghezza e in profondità. Sul fondo una pedana gigantesca, con sopra dei palchetti che si pavoneggiavano. Da destra e da sinistra due scalinate che proseguivano verso il palco. Lì il quartetto, stretto in un gruppo, ha cominciato a provocare il pubblico nell’intro di Eyes Of A Panther, tratta dal primo (vero) esordio degli Steel Panther, »Feel the Steel«. Vero? Forse qualcuno si ricorda del 2003 e dell’album dei Metal Shop intitolato »Hole Patrol«. A pubblicarlo fu esattamente la stessa squadra di quattro musicisti, solo sotto un altro nome.
Perversione su perversione! Una peggio dell’altra. Anzi, sbagliato: una meglio dell’altra. Ogni gesto studiato alla perfezione. Pose, mimica, sproloqui: un sacco. In tutto una mezz’oretta, ma nei concerti degli Steel Panther sono una parte essenziale del loro show.
Orpheum in estasi. Dalla prima all’ultima fila. Una cosa così non la vedevo dai tempi dei concerti da noi nel 2002, quando lì suonarono Judas Priest e Motörhead! Le ragazze si sgolano. I testi dei pezzi li sanno sulla punta del mignolo sinistro. Energia indescrivibile. Il sudore cola da ogni parte. A fiumi! Fradici! Una vera dose endovenosa di »festaaa« di dolcissimo dolore rock ‘n’ roll! Ralph Saenz a.k.a. »Michael Starr« alla voce, Russ Parrish a.k.a. »Satchel« alla chitarra, a.k.a. »Lexxi Foxx« al basso e Darren Leader a.k.a. »Stix Zadinia« hanno fatto la prima vera interruzione già dopo la seconda canzone, e lì lo show ha cominciato a prendere il suo vero senso: far rivivere il Sunset Strip. I ragazzi si sono messi addosso quello slang autentico delle band di fine anni Ottanta (Poison, Ratt)! Naturalmente in sintonia con la sfida stilistica della presa in giro, che ha ereditato il celebre folklore del cazzeggio della scena del Sunset Strip. Gli Steel Panther, con una leggerezza da piuma, hanno tirato fuori dal pubblico pensieri peccaminosi e l’hanno portato a mandar giù ogni scemenza che gli ordinavano.
Le perversioni sembravano non finire mai. Niente peli sulla lingua. Dritti al punto! Penetrazione! L’etichetta »Parental Advisory« non va bene nemmeno per l’asilo, visto come l’hanno sfruttata bene e a proprio vantaggio gli Steel Panther. Certo, qualche linea era in base. Qualche voce, qualche chitarra e qualche tastiera. Ma non importa! A far brillare le proprie grandi virtù, all’interno del quartetto, sono stati soprattutto lo sfrenato Michael Starr (un personaggio da palco eccezionale) e l’ottimo chitarrista Satchel, che ha »sbucciato« qualche acrobazia solistica eccezionale, ha riempito nel modo più spiritoso gli intermezzi fra una pausa e l’altra e a un certo punto dello show ha infilato la celebre reinterpretazione dello strumentale dei Van Halen Eruption. Con questo ha reso il suo grande omaggio a Eddie. Gli inizi degli Steel Panther risalgono infatti ai tempi in cui i ragazzi erano ancora una tribute band dei Van Halen. Se torno ancora un attimo a Satchel, il tipo si era tenuto in serbo uno dei trucchi più belli per metà show, quando, nel mezzo di un lungo sproloquio di Michael al pubblico, ha interrotto il cantante con questo avvertimento: »Michael! Se non la pianti subito con le tue stupidaggini, ti caccio dagli Steel Panther e degli Steel Panther faccio una tribute band dei Rush!« E nello stesso istante in cui ha pronunciato queste parole, ha attaccato l’intro del pezzo dei Rush The Spirit Of Radio! No! E non era mica finta! Lo ammetto. Con tutto il buonumore di quegli intermezzi comici eccezionali, le fossette della mia mascella inferiore sono state messe a dura prova: un’inevitabile scodella piena di risate.
Una band rodata in ogni gesto, trucco, birbonata! E cosa fa il bassista quando nel gruppo non ha molto da fare, come vuole lo stile del genere che la band coltiva? Deve badare soprattutto e prima di tutto a piacere alle ragazze. Da far impazzire. E Lexxi è esattamente questo. Bello, con un aspetto androgino, e il tutto naturalmente lo amplifica con altre trovate da bellimbusto sbruffone! Per esempio specchiandosi in modo teatrale, ritoccandosi di continuo l’acconciatura, cosa che fa persino nel bel mezzo dell’esecuzione. La serata è volata in un attimo. Ottimo gioco di squadra e una sfrenata seduta di teatro eccezionale che ti risucchia ipnoticamente in un mondo fuori dalla realtà. Principio americano. Altrimenti non si può. Il circo ce l’hanno nel sangue. Ma lo fanno in modo credibile. Sono infatti musicisti eccellenti. Satchel presidente!
In un pezzo la band ha portato sul palco una torma di ragazzine che in pratica eseguivano i suoi ordini. Non è nemmeno in discussione. È un fatto! Avrebbero fatto qualsiasi cosa nel loro climaterio di afosa umidità stordente. Per uno qualsiasi dei membri della band. Ora immagina a cosa le hanno spinte gli Steel Panther durante lo show! Quattro uomini sul palco. Quando l’eccitazione nel cazzeggio diventa una cosa mortalmente seria! Gli Steel Panther si procurano in un attimo il visto d’ingresso verso ciò che ai comuni mortali di sesso maschile di solito non è concesso. Be’, almeno non tutti i giorni. Avrebbero avuto gratis ogni singola ragazza in sala quella sera. Su ordine di Michael: »Voi due! Cominciate a leccarvi, e tu, prendile la figa!« Niente di più facile! Vere maestre dello show lesbo! E poi: »Mostra le tette!« NESSUN problema. Michael vuole altro?
Insomma. Questo è solo uno dei tanti fiori dello show degli Steel Panther, che ogni mortale dovrebbe vedere almeno una volta nella vita. Che tu sia fan del glam metal, del Sunset Strip o no. Non importa. Assisterai a una festa pazzesca. Un bottino pieno di vibrazioni positive, serenità, gioia e divertimento senza confini. Un’istantanea autentica di quello che succedeva davvero tanto tempo fa a Los Angeles. Qualcosa che desideriamo in silenzio ogni giorno, ma la schiavitù moderna a beneficio di un pugno di cospiratori depravati che controllano il pianeta ci allontana purtroppo sempre più dal saper godere la vita e dallo scegliere più momenti della quotidianità per »staccare« anima e corpo! Dopo il concerto non c’era eroe che si lamentasse di qualcosa. Il pubblico rotolava allegramente fuori dalla sala nella sua sbronza, e la festa si è sicuramente trasferita dall’Orpheum in qualche angolo nascosto della notte di Graz.
Gli Steel Panther hanno dunque riconfezionato ancora una volta magistralmente l’aspetto di spavaldi e potenti sbruffoni e l’hanno incassato a pieno sangue, confermandolo con grande forza e veemenza con la data a Graz. In un modo a cui non c’è nulla da obiettare. Show teatrale eccezionale ed esecuzione ottima del materiale. Mano nella mano. E gli Steel Panther galoppano verso l’apice della carriera. Lo zenit non l’hanno ancora raggiunto. Ma ci si avvicinano a grandi passi. Intanto è confermata la seconda parte del tour europeo per quest’anno. Se qualcuno si è perso la band a Graz, ha una bella occasione per rimediare all’errore. E il prima possibile!
Scaletta
- Eyes of a Panther
- Tomorrow Night
- Asian Hooker
- Just Like Tiger Woods
- Party Like Tomorrow Is the End of the World
- Let Me Cum In
- Guitar Solo
- Turn Out the Lights
- Hair Solo
- Gloryhole
- The Burden of Being Wonderful
- Gold Digging Whore
- It Won’t Suck Itself
- Death to All but Metal
–bis— - Community Property
- 17 Girls in a Row
- Party All Day (Fuck All Night)
Galleria fotografica
































































