The Rise Of Jimmy SIlver
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Voodoo Vegas
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2013
Durata: 34:22
Voto: 4.5/5
Che bello, oggi come oggi, imbattersi in nuove facce del vero peccato e della vera dissolutezza rock ‘n’ roll. Soprattutto se la band arriva dalla Gran Bretagna, che sappiamo essere una delle fabbriche di storielle di successo commerciale preconfezionate e di breve durata, per le quali si prendono in prestito bei ragazzi e belle ragazze che poi, alla prova dei fatti, dimostrano che farebbero meglio a restarsene al loro piatto mattutino di semolino al latte, invece di cimentarsi con la magia chiamata rock ‘n’ roll!
I Voodoo Vegas sono ribelli rock ‘n’ roll dissoluti e di nuova generazione. Gli anni Settanta hanno dato da una parte gli AC/DC, dall’altra i Lynnyrd Skynnyrd, dalla terza il punk, poi sono arrivati gli Ottanta e i primi a fondere in modo davvero efficace tutta questa roba in un minestrone tutto loro sono stati i Guns N’ Roses. Che hanno ribaltato ancora una volta il mondo del rock. In senso positivo, ovviamente. Dei Voodoo Vegas possiamo dire tranquillamente che nella loro essenza espressiva c’è un po’ di tutto quello che abbiamo appena elencato.
Era da un bel po’ che non usciva un debutto capace di trasudare un’autenticità rock ‘n’ roll così, una genuinità così intatta e soprattutto una gran voglia di esprimere quello per cui batte il cuore di un musicista. Coraggio e sincerità! Anche se abbiamo notato che la musica del debutto »The Rise Of Jimmy Silver« richiama non poche somiglianze con la figura e l’opera di alcuni pionieri del rock, fin dal primo istante è chiaro che davanti a noi c’è una band di un’ostinazione fuori dal comune e totalmente concentrata su quello che fa. Per questo l’album suona autentico dal primo all’ultimo secondo, più di così non si può. I Voodoo Vegas, pur bussando alla porta della nostalgia retro dei giorni d’oro del rock ‘n’ roll, non giocano la carta collaudata e di successo del »vendere la parodia«, sul modello di The Darkness o Steel Panther. Questa roba i ragazzi (e la chitarrista Maryl, per essere precisi) l’hanno lasciata da parte.
L’album è da cima a fondo una scheggia di shrapnel rock carico fino all’orlo, da godersi solo a volume alto! Mi soffermo solo sugli scarti dall’ordinario e sui momenti in cui il condimento artistico è più interessante. L’opener King Without A Crown è uno scontro riuscitissimo tra elementi di Gusn N’ Roses e AC/DC. Si porta dentro tutta la grinta di una sfacciataggine punk, che cavalca un riff rock ‘n’ roll elementare e arrabbiato. La voce del cantante Lawrence Case, rauca, esplosivamente dominante e invasiva per quanto è penetrante, piena di energia »bad ass« e di energia dissoluta, ti conquista in un attimo con la sua predica. La voce mantiene un’autorevolezza fuori dal comune, anche su una produzione già di suo bella arrabbiata e viva. Lawrence è un comandante eccezionale in studio. E anche fuori. La band lo ha confermato già l’anno scorso con numerosi concerti nel vecchio continente. In quelle serate ha aperto per nomi come Uriah Heep, Glenn Hughes, The Wildhearts e Gilby Clarke, il che significa che i Voodoo Vegas fin dall’inizio hanno convinto parecchia gente piazzata in posti importanti, di quelle che tengono in mano i fili degli ingranaggi dell’industria musicale. A questa, per energia e impronta compositiva, si avvicina molto anche il brano conclusivo Jimmy Silver. Il brano No More riassume nel ritornello l’energia punk. Nel motivo del ritornello si è infilato di soppiatto un certo »Clash-icismo«, riconducibile al ritornello di I Fought The Wall, anche se in origine il brano appartiene ai The Crickets. Ma questo pezzo, che oltre ai The Clash hanno rifatto tra gli altri anche Dead Kennedys e The Stray Cats, è un favorito sulla scena punk mondiale tanto quanto Smoke On The Watrer lo è tra gli hard rocker consumati. E una parte di quell’energia è finita nel ritornello di No More. Possiamo dire che è il brano con uno dei ritornelli più carismatici dell’album! What I Pay, con l’attacco acustico di chitarra, il tamburello, una concentrazione blues assoluta e soprattutto l’assolo di slide guitar, richiama un pizzico del sentimento dei Lynnyrd Skynnyrd. Mary Jane, col brano Mary Jane, provoca quella febbre erogena tipica del principio rock ‘n’ roll, ben riconoscibile nei Guns N’ Roses. Nemmeno la semi-ballad Lost In Confusion riesce a evitarlo: i Voodoo Vegas ci hanno intessuto un bellissimo motivo guida che tiene insieme la composizione in modo efficace. Ferry Song pare il ricordo di un vangelo da sbronzi su uno dei traghetti tra Svezia e Danimarca, ed è un brano divertentissimo, di nuovo pieno di una carica rock velenosa e dissoluta, alimentata qua e là dall’armonica e dal piano honky tonk, che i fan dei The Rolling Stones riconosceranno al volo!
Questa è una band che sa come mettere in piedi un pezzo perché funzioni in pieno nel cuore del suo messaggio! Ti risucchia in un attimo con il suo carattere sincero di ribellione senza compromessi. Qualsiasi cosa faccia, la fa con tanta passione e dedizione. L’album »The Rise Of Jimmy Silver« ha la giusta dose di varietà compositiva dentro un contenuto riconoscibile, i cui fondamenti furono posti dai pionieri del rock già negli anni Settanta, ed è un disco che proprio per questo suona nostalgico in chiave retro. Allo stesso tempo, è proprio l’autenticità con cui la band affronta il proprio lavoro l’ingrediente essenziale che genera la sincerità di un involucro rock ‘n’ roll riconfezionato con cura, e con essa anche la cosa più importante. L’immortalità della magia del rock, che per i gruppi giovani di oggi è purtroppo una virtù sempre più rara!
Formazione
Lawrence Case – voce, armonica, tamburello
Nick Brown – chitarra
Meryl Hamilton – chitarra
Ash Moulton – basso
Matt Jolly – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Stevie Vann Lange – cori nei brani n. 2, 8 e 9
Stephen Green – pianoforte, arrangiamenti orchestrali, organo Hammond
Pedro Ferreira – percussioni, cori
Produzione
Pedro Ferreira
Tracklist
01. Intro
02. King Without A Crown
03. Bullet
04. No More
05. What I Pay
06. Interlude
07. Mary Jane
08. Ferry Song
09. Lost In Confusion
10. So Unkind
11. Jimmy Silver