Peter Gabriel (2 – “Scratch”)
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Gabriel, Peter
Etichetta: Charisma Records
Uscita: 1978
Durata: 41:29
Voto: 4.5/5
Con il suo secondo lavoro solista, il geniale cantante Peter Gabriel si è scrollato definitivamente di dosso la solita immagine di icona prog rock teatrale con la maschera da volpe, rimasta appiccicata dai tempi dei Genesis, e attraverso un’ampia tavolozza di visioni sonore sperimentali si è presentato come un musicista totalmente libero dai generi, per il quale la progressività era un modo irrinunciabile di esprimersi. Dopo l’ottimo esordio omonimo, ricordato dal grande pubblico soprattutto per l’hit autobiografico “Solsbury Hill”, era deciso a cancellare gli ultimi residui dell’eredità Genesis e a sventolare bandiera verde allo sperimentalismo sonoro senza freni.
Rispetto al discreto successo dell’esordio e ai lavori successivi, che avrebbero raggiunto un invidiabile riscontro commerciale, “II” (o “Scratch”, come alcuni amano chiamarlo per via della splendida copertina di Storm Thorgerson) è stato da questo punto di vista un bel brutto anatroccolo: fuori dai confini britannici non ha lasciato traccia nelle classifiche mondiali. Non ha sfornato nemmeno un singolo di successo, anche se ci sono parecchie perle scintillanti per cui i palati fini dell’art rock ancora oggi si leccano i baffi. Contro l’opinione della maggior parte dei critici, che di solito liquidano “II” con una scrollata di spalle e gli assegnano un ruolo marginale nella discografia di Gabe, qui ci troviamo davanti a uno dei suoi lavori più compiuti sul fronte della sperimentazione con scenografie sonore eclettiche e dell’esplorazione di territori di genere diversi.
Il motivo principale del basso profilo di questo album magnifico, davanti al quale sorrideranno compiaciuti tutti gli appassionati di prog rock, sta nel fatto che “Scratch” è nato dalla stretta collaborazione di Peter con il capo dei King Crimson, Robert Fripp, che qui ha vestito i panni di chitarrista principale e produttore. Le sue mosse chitarristiche inconfondibili attraversano buona parte del disco, mentre la produzione, per merito del re cremisi dai modi dittatoriali, è “colpevole” di un’atmosfera nettamente più cupa rispetto all’esordio di Peter. Tra la schiera di musicisti di primo livello (come al solito) spicca il loro inseparabile compare Tony Levin al basso, autore di alcune linee davvero monumentali. Un ruolo molto importante lo hanno avuto anche il tastierista Larry Fast (ex-Synergy, Nektar) con il suo regno di sintetizzatori e il batterista Jerry Marotta, che ha portato nella band di accompagnamento di Peter una dose invidiabile di impulsività. Oggi entrambi fanno parte della band solista di Levin, a ulteriore conferma del ruolo di Peter come straordinario collante di talenti musicali diversi.
Con simili maestri dei loro strumenti non sorprende il livello altissimo di espressività e di precisione tecnica, così come l’impiego di tecnologie sonore innovative per cui Peter è sempre stato famoso. I suoi testi stavolta toccano temi e sentimenti molto ampi, come le libertà dell’individuo, la discriminazione, l’ingenuità, l’alienazione e la nostalgia di casa. Da lì a diventare un combattente contro il razzismo e un carismatico risvegliatore di coscienze sul fronte dei diritti umani il passo era breve. Quel che più affascina, però, è la graduale evoluzione di Peter come cantante: lo stile vocale teatrale dei tempi dei Genesis, in questa fase della carriera, lo ha già arricchito con ulteriori approcci vocali, conservando comunque il suo inconfondibile timbro altamente carismatico.
Il disco naviga di continuo tra elementi di generi diversi, e si sente chiaramente come il leggendario artista fosse spinto da un desiderio indomabile di esprimersi in modo riconoscibile e personale, ricordando di continuo al pubblico di essere diventato molto più di un semplice ex cantante dei Genesis. L’elettrizzante “On the Air”, dove riesce a fondere la botta hard rock con la pomposità prog, è una delle migliori canzoni d’apertura della sua carriera. I riff di chitarra funambolici ti entrano nelle ossa in un attimo, mentre le texture dei sintetizzatori aggiungono le giuste dosi di sottigliezza. A tenere insieme tutto c’è lo straordinario carisma vocale di Peter che porta un testo spassoso su un povero annunciatore radiofonico. Per il primo contrasto di stile ci pensa già la monellesca “D.I.Y.”, dove Peter suona come un ragazzino furbetto che punta il dito contro il mondo intero. La sua espressività vocale, adagiata su un accompagnamento acustico impulsivo, si sposa alla perfezione con la critica lirica a tutti gli imbrattatori moderni e ai falsi profeti. Il ronzio delle mosche annuncia “Mother Violence”, una delle sue ballate più belle, costruita su una melodia acustica romantica. In questo classico pastorale, trascurato e assolutamente unico, scritto insieme alla sua prima moglie Jill, il testo affronta la paura, che di solito è la causa principale della violenza.
Zio Gabe non sarebbe l’ex cantante dei Genesis se con “A Wonderful Day in a One-Way World” non tirasse fuori almeno una burlesca sarcastica, intrisa di humour nero britannico. Qui prende in giro con simpatia la piccola borghesia, cosa che ripeterà anni dopo con l’hit “Big Time”. Anche l’epica “White Shadow”, dove brillano onde ambient di sintetizzatori, pasaggi maestosi di slide guitar e, per non parlare, l’assolo schizoide e inconfondibile di Fripp, è una satira mordace sul capitalismo. Per la forte natura sinfonica è il brano che più richiama l’eredità Genesis di Peter. “Indigo”, che racconta la dolorosa separazione da una persona amata, è una ballata toccante dalle tavolozze sonore variegate. Peter canta con una malinconia da strapparti il cuore, mentre sullo sfondo scorre un ricco assortimento di ornamenti strumentali, guidati da passaggi eloquenti di sintetizzatore. “Animal Magic”, l’altro momento scherzoso del disco, è un ibrido curioso tra burlesque blues, con passaggi di pianoforte da salotto, e grandiosità rock sinfonica. L’espressività vocale e lirica di Gabe, mentre racconta la storia di un perdente che per diventare “un vero uomo” si arruola nell’esercito professionista, gronda humour nero.
Uno dei vertici dell’album è l’ambient-avanguardistica “Exposure”, che di sicuro stregherà tutti gli amanti dei King Crimson, perché ci trovi il buon vecchio zio Bob in tutta la gloria dei suoi celebri frippertronics (particolari campioni sonori registrati, che veicola attraverso gli effetti della chitarra elettrica). L’interazione tra le arti chitarristiche di Fripp, le linee di basso melodiche di Levin e le fasi vocali di Peter, in continuo cambiamento, è incredibile e crea un’atmosfera straordinaria, dai toni orientaleggianti. Tutti voi che vi siete mai divertiti a fantasticare su cosa sarebbe successo se Gabriel fosse stato ospite dei King Crimson, qui trovate l’approssimazione più vicina a quella fantasia. Una versione leggermente diversa di questo classico si trova sull’omonimo esordio di Fripp del 1979. La ballata dal condimento jazz “Flotsam and Jetsam” è un toccante ritratto vocale e lirico di una relazione fallita tra due persone, arricchita da linee di basso corpose e mosse di pianoforte spiritose. “Perspective” è un esperimento hard rock scatenato con intermezzi spiritosi di sassofono e pianoforte. Alla performance vocale nonchalant di Peter fanno compagnia armonie vocali di accompagnamento ben rodate. La ballata nostalgica “Home Sweet Home” è una chiusura commovente, dove Gabe, in una prestazione vocale malinconica, si diverte con elementi per lui atipici di country, soul e jazz.
Il secondo capitolo della carriera solista di Peter è un magnifico calderone sperimentale che ci presenta l’artista nei panni di un instancabile avventuriero dell’espressione sonora eclettica, con cui ha dimostrato una maturazione artistica continua. Si potrebbe dire che qui ha inventato un proprio stile di espressione progressive rock, con il quale ha praticamente seppellito l’eredità dei Genesis. Per chi non va matto per la sua sperimentazione successiva, molto sofisticata, con la world music e il pop rock, questo disco è praticamente la scelta ideale. “II”, con la sua totale spontaneità compositiva e una produzione (per gli standard abituali di Gabe) ruvida, è un lavoro assolutamente unico nella discografia di Peter, il che è una delle principali fonti della sua incomprensione da parte del grande pubblico. Una curiosità: “II” era stato inizialmente concepito come parte di una speciale trilogia di dischi legati tra loro, da completare insieme all’esordio di Fripp “Exposure” e all’album “Sacred Songs” di Daryl Hall. Tutti e tre i dischi avevano in comune la produzione del severo zio Bobby, che oltre a Gabe si può tranquillamente proclamare la vera “star” di questo album eccellente.
Formazione
Peter Gabriel – voce, piano, sintetizzatore
Robert Fripp – chitarra
Tony Levin – basso
Larry Fast – sintetizzatore
Jerry Marotta – batteria
Sid McGinnis – chitarra
Bayete – tastiere
Roy Bittan – tastiere
Tim Capello – sassofono
George Marge – registratori nei brani 6, 8 e 9
John Tims – suoni di insetti nel brano 3
Produzione
Robert Fripp
Tracklist
1. On The Air
2. DIY
3. Mother Of Violence
4. Wonderful Day In A One Way World
5. White Shadow
6. Indigo
7. Animal Magic
8. Exposure
9. Flotsam And Jetsam
10. Perspective
11. Home Sweet Home