Phenomena
Autore: Primož Novak
Artista: Within The Ruins
Etichetta: eOne Music Records
Uscita: year_month
Durata: 47:16
Voto: 4/5
A poco più di un anno da Elite, i Within the Ruins tornano con un nuovo album intero, la cui lavorazione è partita subito dopo l’uscita di Elite. Magari qualche avanzo di quelle sessioni è saltato fuori e non se la sono sentita di buttarlo. Comunque sia, anche stavolta i WtR non si schiodano dalle loro strutture complesse, basate su metalcore, deathcore e djent. Si potrebbe dire che il tutto sia già un filo confuso, ma la band (come tutte le altre, ovvio!) vuole conquistarti con qualcosa di unico. Sembra che i Within the Ruins si siano ispirati soprattutto a quel fastidiosissimo suono del CD che si inceppa nel lettore, e poi ci hanno ricamato sopra con un bel po’ di furbizia.
Nel corso di questi buoni 47 minuti ti torneranno in mente parecchie associazioni con i (sotto)generi appena citati. Già nell’opener Gods Amongst Men spicca un ritornello melodico e orecchiabile, tipico delle band metalcore, solo che qui mancano le voci pulite. Le voci pulite puoi proprio scordartele. Il furioso Tim Goergen, con il suo vocione di impronta hardcore, aggiunge alla musica un’altra dose di aggressività. Ma il ruolo più importante nella band ce l’ha il chitarrista Joe Cocchi, che per tutto l’album sciorina riff veloci e sincopati, che a tratti ricordano le buffe melodie dei videogiochi del Nintendo. Allo stesso tempo, nei pezzi più lenti dimostra anche un certo senso del groove. La sezione ritmica non resta di certo nell’ombra, soprattutto il batterista Kevin McGuill, che insegue i riff nervosi e i breakdown di Cocchi, e si vede lontano un miglio che non l’ha presa alla leggera. Perché se i WtR avessero una batteria generica, non si filerebbe nessuno.
Per spezzare la monotonia, su Phenomena ci sono due brani strumentali che mostrano una bella dose di ginnastica ritmica. Enigma suona addirittura un po’ scherzosa, quando parte il famoso tema di Ispettore Gadget. Così si smorza anche la monotonia che nasce dal ripetersi di riff basati solo sulla tecnica.
Quello che può dare fastidio è l’accento troppo forte su un suono sterile, per niente organico. Al confronto dei Within the Ruins, perfino i Fear Factory suonano naturali. Di roba così, tra le band tecnicamente dotate di oggi, ce n’è comunque tanta, e il tutto non risulta granché originale. Ci sono anche parecchi ornamenti elettronici, che vogliono rendere il tutto un po’ più d’impatto, cosa che fino a un certo punto è accettabile, finché non diventa kitsch.
Con il loro quarto album i Within the Ruins confermano la loro costanza. Un grande salto in avanti naturale non si nota, ma con la loro tecnica danno comunque al deathcore stesso (e anche al metalcore) una dimensione in più. Difficilmente, però, si guadagneranno un’attenzione molto più ampia: qui non ci sono abbellimenti né momenti sdolcinati con cui far breccia nelle masse.
Formazione
Tim Goergen – voce
Joe Cocchi – chitarra
Andrew Tate – basso
Kevin McGull – batteria
Produzione
Joe Cocchi, Joshua Wickman
Tracklist
- Gods Amongst Men
- Clockwork
- Eternal Shore
- Dark Monarch
- Sentinel
- Ataxia III
- Enigma
- Hegira
- Ronin
- The Other
- Calling Card