Pierre Moerlen’s Gong: Leave It Open

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Data di uscita: 1981
Etichetta: Arista
Produzione: Pierre Moerlen
Durata: 38:15
Genere: jazz rock fusion/progressive rock
Voto: 7.5/10

Con »Leave It Open« il gran maestro francese della batteria Pierre Moerlen ha portato avanti la sua visione jazz rock fusion, che aveva iniziato a costruire ‘tanto tempo fa’, nel 1976, con il classico dei Gong »Shamal«. In questa fase i Gong di Moerlen si reggevano su un ventaglio variegato di percussioni, con in testa vibrafono e gong, e puntavano molto sull’uso delle bacchette da batteria a martelletto. La possente sezione ritmica era completata dalle linee di basso melodiche del vecchio compagno di Moerlen, Hansford Rowe. Un ruolo importante ce l’avevano anche le variazioni di chitarra firmate dall’ottimo chitarrista Bon Lozaga, che spesso era l’unico vero elemento rock nelle distese jazz-fusion e ambient di Moerlen.

»Leave It Open« è stato l’unico album dei Gong di Moerlen a ospitare, nel brano omonimo, il sassofonista jazz americano Charlie Mariano, famoso soprattutto per la collaborazione con Charles Mingus, ma che ha lavorato anche con gli oscuri prog rocker olandesi Supersister.

Al centro di »Leave It Open« c’è l’epica title track, che raccoglie tanti elementi eclettici di jazz rock fusion melodico, prog rock e musica ambient. È di gran lunga il pezzo più interessante dell’intero disco e mette completamente in ombra il resto delle composizioni, che poi è il vero problema di questo lavoro per il resto del tutto dignitoso. In vari punti si sentono diverse influenze sonore di Mike Oldfield, con cui Moerlen all’epoca collaborava parecchio come membro della band dal vivo di Oldfield.

La festa di percussioni »How Much Better It Has Become«, sorretta da texture sintetiche, non lascia un’impressione particolarmente profonda, a parte il fatto che si sente chiaramente quanto la band si sia divertita a sperimentare con basso synth, polymoog e vibrafono. Più interessante è »I Woke Up This Morning Felt Like Playing Guitar«, ricca di arrangiamenti di sax colorati e di variazioni di chitarra eclettiche, che spicca soprattutto perché ha un po’ del fascino dei fiati dei Gong classici: Mariano aveva infatti un approccio al sassofono simile a quello di Didier Malherbe.

»It’s About Time« si apre con un variopinto assolo di basso di Rowe, poi arrivano ritmi funk e arrangiamenti di sax maliziosi. In »Stok Stok Stok Sto-Gak«, musica ambient da relax alle Hawaii, al centro della scena c’è l’impressionante assolo di chitarra di Lozaga. »Adrien«, dedicata a Adrien, il figlio di Pierre, è un requiem finale per vibrafono, con i suoni variopinti di percussioni di ogni genere e in un classico stile ambient dai toni eterei.

»Leave It Open« non è stato il momento più innovativo nella storia dei Gong di Moerlen, ma grazie soprattutto al suo capolavoro omonimo ha contribuito a farsi ricordare con affetto da chi ama l’eredità musicale di Pierre. Dopo »Leave It Open« i Gong di Moerlen si sono presi una lunga pausa prima di incidere, nel 1986, l’album »Breakthrough«, che vedeva la partecipazione di musicisti svedesi della formazione Tribute e ancora oggi è considerato un po’ controverso, perché, nonostante la sua natura strumentale, era ispirato a Scientology.

Autore: Peter Podbrežnik

Tracklist:
1. Leave It Open (17:19)
2. How Much Better It Has Become (3:23)
3. I Woke Up That Morning Felt Like Playing Guitar (3:33)
4. It’s About Time (6:06)
5. Stok Stok Stok Sto-Gak (4:09)
6. Adrien (3:45)

Pierre Moerlen’s Gong:
Pierre Moerlen – batteria, percussioni, polymoog (1,2), tastiere (3-6), basso synth & chitarra ritmica (3), gong (6), produttore
Bon Lozaga – chitarra (1,3,5)
Hansford Rowe – basso, chitarra ritmica e voce (4)
Francois Causse – batteria e percussioni

Musicisti ospiti:
Brian Holloway – chitarra ritmica (2)
Charlie Mariano – sax soprano (1,3,4)
Demelza Val Baker – congas (1)

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