Pink Floyd: Obscured By Clouds
Etichetta: EMI Records
Data di uscita: 2 giugno 1972
Produzione: Pink Floyd
Durata dell’album: 40.08 min
Genere: Progressive Rock/Psychadelic Rock
Voto: 8.0/10
“Obsured by Clouds” è uno di quegli album dei Pink Floyd che non vengono citati spessissimo quando si elencano i momenti migliori della carriera della leggendaria band. In parte è giustificato, visto che alla fine si tratta “solo” di una colonna sonora, ma d’altra parte è anche un filo ingiusto, perché è un lavoro senza un solo momento debole e praticamente ogni brano regala un sacco di piaceri d’ascolto. Il disco ha avuto la sfortuna di uscire proprio nel periodo dopo lo spartiacque “Meddle” (1971), dove avevano trovato per la prima volta il loro suono inconfondibile, e prima del monumentale capolavoro “Dark Side of the Moon” (1973). “Obscured by Clouds” non raggiunge la loro profondità artistica e alcuni brani suonano persino un po’ abbozzati, ma questo vale solo se si applicano i soliti standard progressive rock iper-esigenti dei Pink Floyd.
Qui dentro c’è la colonna sonora del film “La Valle” del noto regista svizzero Barbet Schroeder. I Pink Floyd non erano di certo dei novellini nel comporre musica per il cinema: con Schroeder avevano già lavorato al film “More” (1969), e tra le loro incursioni riuscite nel mondo del cinema ci sono anche le musiche per “The Committee” (1968) e “Zabriskie Point” (1970). Come la maggior parte delle colonne sonore, anche “Obscured by Clouds” (alcune prime versioni dell’album uscirono con il titolo “The Valley”, la traduzione inglese del titolo del film) ha un concept a cui si ricollega la maggior parte dei brani.
La storia, o meglio la sceneggiatura del film, racconta di Viviane, moglie di un ambasciatore francese, che parte per visitare la Nuova Guinea. Ci va per spulciare le boutique di moda del posto. Nella speranza di mettere le mani su rare piume di uccelli con cui arricchire la sua collezione, si unisce a una spedizione esplorativa diretta nel cuore della giungla, a caccia di una misteriosa valle perduta. Lungo il viaggio Viviane si libera sempre più dei vincoli della “civiltà” e si appassiona alla vita a contatto con la natura. A un certo punto gli esploratori scoprono un territorio ancora inesplorato, dove vengono circondati da misteriosi uomini del fango, membri di una tribù non ancora civilizzata. I membri della spedizione fanno amicizia con loro e Viviane, i cui valori spirituali nel frattempo sono cambiati parecchio, alla fine decide di restare con loro piuttosto che tornare alla “civiltà”.
I singoli brani raccontano con efficacia, attraverso la musica, il viaggio di Viviane e gli eventi chiave, mentre l’atmosfera dell’album oscilla di continuo tra una giocosità infantile e una malinconia e nostalgia incorreggibili, come solo i Pink Floyd sanno evocare. La maggior parte dei testi, come al solito, l’ha scritta il bassista e cantante Roger Waters, ma nessuno si collega direttamente al film.
Vale la pena ricordare che nel disco i vari membri della band usarono anche alcuni strumenti che all’epoca facevano parte della tecnologia più innovativa. Un bell’esempio di questo armeggiare con texture di tastiera rivoluzionarie per l’epoca è lo strumentale che dà il titolo all’album. Il brano d’apertura si distingue per l’uso fantasioso di batterie elettroniche e sintetizzatori EMS VCS3. Rick Wright ne tira fuori una texture monotona e ripetitiva, a cui presto si aggiunge l’accompagnamento di slide guitar di Dave Gilmour. Il tutto è sorretto da una linea ritmica dal sapore elettronico, di competenza di Nick Mason. Il risultato finale è un’atmosfera misteriosa, un po’ futuristica, che ricorda vagamente le creazioni delle band krautrock di quel periodo, con i Can in testa. Con questo pezzo, che insieme a “Childhood’s End” è l’unico dell’album che abbiano mai suonato dal vivo, aprivano spesso i concerti del 1973.
Il successivo strumentale, “When You’re In”, è un altro brano relativamente atipico ma interessante: un hard rocker costruito su frasi di chitarra incisive e sul suono vellutato dell’organo hammond. Peccato che il bel motivo sia un po’ rovinato dalla fine improvvisa e troppo frettolosa del pezzo, che lo fa sembrare leggermente abbozzato. Sull’eccellente “Burning Bridges” i Pink Floyd gettano un ponte riuscito tra la psichedelia sognante dei primi anni e la malinconia art rock scoperta per la prima volta su “Meddle”. Wright crea una melodia romantica all’organo hammond, mentre per gli inserti malinconici ci pensano gli slide “piangenti” di Gilmour, ormai un marchio di fabbrica. Il loro splendido alternarsi alla voce è un altro dei grandi pregi di questo bel pezzo. La sua melodia ritorna più tardi nello strumentale “Mudmen”, solo con un tempo un po’ modificato.
Lo scatenato “The Gold It is In the…”, dove di nuovo regna Gilmour a slide e voce, è un altro hard rocker, stavolta su una base blues più che evidente. La splendida ballata acustica “Wot’s…Uh the Deal” è il successivo momento da “star” di Gilmour, in cui il leggendario chitarrista incanta con una melodia meravigliosa e un canto eccellente. David si è ricordato di questo pezzo solo molti anni dopo, quando nel 2006 è entrato nei suoi concerti (dove si esibiva insieme a Rick Wright).
Il brano “Childhood’s End” si ispira al romanzo omonimo di Arthur C. Clarke. Il testo racconta gli ultimi giorni di Jan Rodricks, l’ultimo uomo sulla Terra, e il prezzo che l’umanità ha dovuto pagare nelle pagine finali del libro. Gilmour brilla ancora con una combinazione di slide da brividi e un’ottima prova vocale, mentre gli fa buona compagnia l’uso vivace dell’organo hammond. Curiosità: fino ad “A Momentary Lapse of Reason” (1987) è stato l’ultimo brano dei Pink Floyd nato interamente dalla penna di Dave Gilmour, cioè ne ha scritto sia la musica sia il testo.
La creatura di Waters “Free Four”, uscita anche come singolo, è stato il primo brano dei Pink Floyd a ricevere un passaggio più consistente sulle radio americane. È anche il primo pezzo nella storia della band il cui testo si riferisce direttamente alla morte di Eric Fletcher Waters, il padre di Roger, un tema a cui Roger sarebbe tornato per gran parte della sua carriera musicale. Il brano si basa su un motivo rock’n’roll piuttosto semplice, con battimani e frasi di chitarra leggere che col tempo scivolano comunque in acque un po’ più toste. Mr. Waters si fa notare con la sua tipica prova vocale un po’ cinica e con linee di basso bello spesse.
L’ottima ballata “Stay” è l’occasione per Rick Wright di brillare di nuovo con un pianoforte delicatissimo e un canto malinconico, accompagnato dal basso di Waters e dall’uso scanzonato del wah-wah di Gilmour. Lo strumentale ambient conclusivo “Absolutely Curtains”, grazie alle magie di Wright su sintetizzatore VCS3, piano elettrico e organo hammond, e anche all’uso spiritoso dei piatti da parte di Mason, è carico di un’atmosfera eccezionale. Nel finale si sente il canto scatenato della tribù africana dei Magupe, che compare anche nel film.
“Obscured by Clouds” non rientra certo tra i migliori traguardi nella storia della leggendaria band, molti dei quali sono entrati a lettere d’oro nella storia del rock, ma resta comunque una colonna sonora molto interessante, se non proprio eccellente. In quel periodo il collettivo Pink Floyd era pieno di idee eccezionali, e si sente soprattutto nella varietà dei brani, mentre il loro suono inconfondibile era ormai nato. Nel diluvio di capolavori che i Pink Floyd sfornavano negli anni Settanta come su una catena di montaggio, l’unico indicatore abbastanza affidabile della qualità di questo disco è che si tratta di un lavoro nettamente migliore di “More” e che alcuni dei brani che contiene sono serviti da fondamenta per il suono di “Dark Side of the Moon”.
Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik
Tracklist:
1. Obscured By Clouds
2. When You’re In
3. Burning Bridges
4. The Gold It’s In The …
5. Wots … Uh The Deal
6. Mudmen
7. Childhood’s End
8. Free Four
9. Stay
10. Absolutely Curtains
Formazione:
David Gilmour – chitarra, voce, VCS3
Nick Mason – batteria, percussioni
Roger Waters – basso, voce, VCS3
Richard Wright – tastiere, voce, VCS3, organo hammond
