Pistaccio Metallic

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Artista: Beat Fleet, The (TBF)
Etichetta: Dallas Records
Uscita: 2011
Durata: 53:12
Voto: 4.5/5

Eccoli qui, i The Beat Fleet di Spalato! Tornano con il loro quinto album in studio, appena, e il primo dopo quattro anni di pausa dalle uscite in studio. L’anno scorso è uscito l’ottimo live “Perpetuum Fritule”, un’uscita attesissima soprattutto per chi la band non la conosce e/o fa fatica a mettere le mani sui dischi originali in studio, visto che è un’ottima fotografia della carriera discografica del gruppo fino al 2007.

“Pistaccio Metallic” ha cotto a fuoco lento per ben quattro anni. Già la confezione della prima edizione “limitata”, a forma di scatola, riprende il senso del titolo: è avvolta per intero in una sfumatura verde pistacchio di carta lucida (“glossy”), anche se è piuttosto improbabile che a ispirare la scelta del designer siano stati i colori dei “cockpit” degli aerei militari americani della seconda guerra mondiale.  

I The Beat Fleet restano grandi maestri del loro mestiere. Hanno un modo del tutto distintivo e unico di vestire i versi con una base musicale, e naturalmente di fare poesia. Sono musicisti eccellenti e la maggior parte degli elementi che formano il cuore degli arrangiamenti nasce da un suonato vero. Il campionamento resta, ovviamente: è irrinunciabile e quanto mai gradito, perché soffia alla grande sugli stati d’animo che i The Beat Fleet vogliono mettere in primo piano nei vari momenti del disco.

Il gruppo è lucidissimo e sarcastico in ogni passaggio dell’album. La mortale verità dei suoi testi viene avvolta con maestria in un involucro succoso di prosa ricca, dal linguaggio metaforico, a cui non mancano mai arguzia e idee brillanti. Le strofe sono impostate in modo predicatorio, da vero hip hop nel modo di sparare i versi: qui i The Beat Fleet, nelle loro storie, sommergono letteralmente l’ascoltatore di informazioni. Nei ritornelli la “tensione” si scioglie e l’interpretazione hip hop si trasforma in una melodia vocale che si fonde con quella dell’accompagnamento musicale. Quest’ultimo passeggia continuamente tra pop, jazz e blues, con un tocco cosmetico rinforzato da linee groovy e funky compatte e condito con un senso del campionamento che è puro talento naturale.

Gli arrangiamenti che sostengono i versi sono semplici, ma nella loro armonia organica sono messi insieme da tanti mattoncini altamente compatibili, così lo spettro sonoro viene sfruttato fino in fondo. Ottimizzato. Il mattone di base per il passaggio da un’atmosfera all’altra è il dualismo vocale, che i The Beat Fleet ottengono con due voci dai timbri diversi.

Il primato e il centro dell’attenzione restano, ovviamente, alla poesia. Qui i The Beat Fleet sono così efficaci che reggerebbero anche con una preparazione strumentale molto più scarsa e con un arrangiamento molto più approssimativo dei motivi principali e del loro incastro.  Quanto Tompson è un “patrio-idiota” senza limiti, a cui abboccano i proprietari terrieri nazionalisti e intolleranti dal cervello minuscolo della Croazia, tanto i TBF sono un caso di intelletto senza limiti sulla mappa generale della musica di intrattenimento croata: con grande sincerità, attraverso il prisma di un sarcasmo diffuso e del “fattore shock” che ne deriva, ti spalancano gli occhi. Sul piano lirico sono dei veri geni, capaci di riversare nella musica, con un umorismo sanamente coi piedi per terra, testi avvolti nella succosità delle metafore della lingua croata, di invenzioni gergali e di modi di dire del più autentico dialetto dalmata, frutto delle menti spalancate e acutissime del sestetto.

Nel libretto i testi non sono stampati, perché i The Beat Fleet, con la loro succosa sincerità, potrebbero finire sotto accusa da parte di chi si riconoscerebbe nella loro predica e non è abbastanza maturo per la verità.

Quindi sì. Con il nuovo album i The Beat Fleet incarnano ancora una volta il battito della vita in Dalmazia. In modo tragico, attraverso una sacca di commedia spassosa. Il primo brano, Tragični junak, è in pratica lo specchio dello stato d’animo della società croata. Se questo è lucidissimo, Grad spava è un atterraggio serio sul polso delle strade di Spalato e ha il lato più cupo. La boria delle ragazze che si vendono al miglior offerente per i tempi nuovi, in cui valori morali e cavalleria nei rapporti tra uomini e donne sono per lo più calpestati, si becca un bel ceffone in Mater. Quest’ultima è uscita come singolo e, con il suo condimento succoso di versi, è anche uno dei picchi dell’album. Persino il pezzo più duro del disco. Tutta la rabbia riversata in Mater viene dimenticata in fretta quando arriviamo alla sfottente Veseljko, che di nuovo svela con intelligenza fuori dal comune il funzionamento della mente femminile. La didattica sconfinata non finisce di certo qui, tra le prove di altissimo livello del disco. Una di quelle che spiccano per qualità è senza dubbio il brano Vrag (Dobar dan profesore Voland), e dubito che i The Beat Fleet abbiano preso ispirazione ascoltando le vecchie edizioni della trasmissione “Vraže urice” su Radio Študent, in Slovenia. In Vrag c’è di nuovo a bizzeffe quel sano sfottò “alla Alan Ford” del battito quotidiano della città di Spalato. Dalmatino è un’ode alla costruzione dell’autostrada lungo la costa adriatica; allo stesso tempo, la misura dell’impacchettamento delle trame ritmiche e il canto volutamente dissonante del duetto nel ritornello riflettono una presa in giro diretta e una parodia della stupidità dei “cantanti di schlager” di casa, a cui sono irrimediabilmente innestati soprattutto le nostre mamme e i nostri paparini, nati nel periodo spensierato del dopoguerra, quando scorrevano ancora latte e miele.

“Pistaccio Metallic” è nato in quattro anni. È quindi un prodotto straordinariamente vario, il che significa che i The Beat Fleet hanno raggiunto un nuovo punto di maturità musicale. I brani, per struttura e poesia, stanno in piedi alla pari uno accanto all’altro in questo album e raggiungono una dinamicità reciproca eccezionale. Sul piano poetico il disco non smette mai di entusiasmare. “Pistaccio Metallic” approfondisce l’acume espressivo del gruppo, che ricorre sempre più a strutture sonore organiche suonate con carne e ossa. Naturalmente c’è anche il tocco ben riconoscibile della cosmesi trip hop nello stratificare e campionare le strutture sonore, a mo’ di spezia in più per completare il quadro sonoro. Mi azzardo a dire che “Pistaccio Metallic” è uno dei migliori prodotti musicali lanciati sul suolo del nostro vicino meridionale, e che quest’anno laggiù sarà dura che un’altra uscita lo superi in termini di acume artistico tutto suo.

Formazione

Mladen Badovinac – voce, tastiere
Aleksandar Antić – voce, campionamenti, scratch, flauto dolce, tastiere, fisarmonica
Luka Barbić – voce, tastiere, campionamenti, scratch, armonica a bocca
Nikša Mandalinić – chitarra, mandolino, xilofono
Ognjen Pavlović – basso, percussioni
Janko Novoselić – batteria, percussioni

Produzione

The Beat Fleet

Tracklist

1.Tragični heroj
2.San
3.Spin doktor
4.Uvik kontra
5.Mater
6.Grad spava
7.Vrag
8.Dalmatino
9.Veseljko
10.Pozitivan stav
11.Uspavanka

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