Planet starcev
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Demolition Group
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2011
Durata: 51:56
Voto: 4.8/5
Disco dell’anno o no? Era questo il dilemma che ci frullava in testa dopo un decennio di totale assenza musicale e di pigro letargo profondo, un periodo in cui i contorni del mondo e dell’universo, tanto “reali” quanto “immaginari”, sono cambiati radicalmente – e alla fine la voglia di tornare a creare è esplosa. Demolition Group sono senza dubbio un fenomeno della scena musicale slovena e, con la loro poetica di un amore e di un desiderio un po’ diversi dal solito, uno dei pilastri portanti dell’alternative da questa parte delle Alpi. Quasi tre decenni di vita in svariate incarnazioni hanno messo Brežice sulla mappa della scena musicale più importante e promettente da noi – dai tempi in cui erano Gast’r’bajrt’s, Temni angeli usode, fino alla forma definitiva di scossone creativo, sotto l’ombrello di Demolition Group. Non sono mai stati commerciali, e a modo loro, da ribelli, hanno sempre seguito gli scivolamenti tettonici del mondo e dei pensieri, battendo la propria strada di rivolta, ispirata al punk, e di ribellione artistica. Il disco Planet starcev non fa eccezione: il filo rosso di questo scivolamento consapevole verso uno stress da studio accettato di buon grado è l’espressione del dissenso verso un mondo di perversione capitalista e ideali svuotati.
https://www.youtube.com/watch?v=7oUrbOwA_sM
Come ha detto in un’intervista Matjaž Pegam, il membro dei Demolition Group che lavora dietro le quinte, o meglio un’eminenza a pieno titolo del sestetto dei sovrani del mondo DG, “registrare dischi per i Demolition Group è a modo suo stressante. Nel processo creativo le opinioni si scontrano mentre ognuno fa valere il proprio ego trip. Non ci siamo messi a fare un nuovo album perché ci eravamo dati chissà quale grande obiettivo. No. I pezzi hanno cominciato a nascere e a quel punto è venuta fuori la voglia di impacchettarli in un insieme. Non siamo una band che rispetta la regola del rock’n’roll per cui bisogna far uscire un disco ogni due anni. Non vogliamo stampi”, e a confermarlo c’è anche quella ritirata volontaria nel riparo sicuro di un anonimato tutto loro e del silenzio, durata ben dieci anni. È arrivato il momento del rock’n’roll e, in questa sensazione primordiale di abbandono totale a impulsi sfrenati, la formazione rinnovata e rinforzata da due nuovi membri ha potuto forgiarsi e offrire agli ascoltatori un intreccio di tredici brani “sfortunati”, con cui tornano a prendersi il trono alternativo dei despoti indiscussi del suono.
Se la giovinezza è tempo di ribellione, rivolta e opposizione rumorosa, e la vecchiaia l’età del conformismo e dell’ostinazione a marcire in un eterno status quo stantio, molti potrebbero concludere in fretta che i Demolition Group abbiano ceduto all’incantesimo dell’invecchiamento, ma semplicemente non è così. Nonostante i quasi sei decenni sulle spalle, i Demolition Group hanno spremuto dalle proprie viscere una creatura fresca, rumorosa e urlante, che esprime con fervore il suo dissenso verso il mondo intorno nel modo migliore e più autentico. Neovangelij è la cosa più vicina a questo disco nella loro discografia, a colpi di lancette del decibel, perché la contestazione elementare dei padroni autoproclamati, degli dèi, delle corporation e di chi ci rende schiavi delle idee stavolta è messa giù in modo da risultare dannatamente difficile da ignorare o da non sentire. La strategia di fondo si dispiega con il brano d’apertura Gospodar, in cui esplode il desiderio rumoroso di liberazione. Come dice il cantante Goran Šalamon, “il cielo libero è l’antipode di un mondo di regole, leggi, clonazione, che ha preso dimensioni inconcepibili. I rapporti si risolvono ormai solo a colpi di sanzioni legali. In questa foresta confusa di regole, il cielo aperto e libero sopra di noi si sta chiudendo.” Quello che vi convincerà, tra il basso grasso di Tomi Gregel, completato in modo straordinario e crudo dal tono muscolare del talentuoso batterista Ivica Gregel e dal corpo della vecchia belva che tutti conosciamo dal passato, è che i Demolition Group sono ringiovaniti e suonano ancora più taglienti di prima. L’ex mago del basso e compagno d’armi di lunga data Nikola Sekulović non si rimpiange quasi per niente, anche se è vero che stavolta la coscienza collettiva suona un po’ diversa, e maledettamente speziata. Nimam rad boga prosegue la serie di pezzi eccezionali, dove l’ateismo solo apparente della blasfema contestazione delle norme religiose mette sotto accusa, più che le divinità classiche, la variegata tavolozza di un mondo accecato. La religione è l’oppio dei popoli, scrisse a suo tempo Marx, e i Demolition Group mettono in fila per l’abbattimento tutti i generatori di intolleranza – corporation, leggi, arrampicatori politici e guru. Dan dolgih sanj fa salire l’ansia, che funziona da dio e che in questa forma ci mancava. Il suono succoso della chitarra di Bojan Fifnja, le urla del sax di Jože Pegam e la voce rombante del cantante Goran Šalamon, che a sentirlo è fradicio di sudore, si completano in un gioco punk-funkadelico di forma e contenuto che vi costringe a ballare, e il picco danzereccio è il brano Stokrat.
https://www.youtube.com/watch?v=-v4Pz-4A5dY
Nessun radicalismo voluto, nessuna esagerazione. Come se i Demolition Group avessero fissato di proposito il tetto della propria sperimentazione e avessero deciso di puntare stavolta su una fusione organica meno stressante ma comunque provocatoria dei cinque elementi e del nettare del sangue in un unico calice – però in dosi collaudate e per niente rivoluzionarie. Le novità sono roba da giovani sognatori, e la scelta dichiarata di fermarsi nei territori di un succoso mood retrò vecchio stile è lontanissima dall’annoiarvi, dallo sfiancarvi o dal rubarvi tempo inutilmente. Sembra quasi uscita dal film Odpisani l’intro dello strepitoso pezzo Romantika, mentre con il brano Še in več vi cullate in una nebbiolina di jazz-punk totale, che punta ad accelerare per sfondare i muri mentali. “In pieno giorno ti rubo il futuro / mi do da fare, mi attacco alle bugie negli occhi / ti calmo, ti accarezzo e un tempo ti consolo / come me lo potrai fare anche tu …” canta il ritornello, che potrebbe fare da colonna sonora ai discorsi sulla riforma delle pensioni. Altrettanto offre lo straordinario gioco ritmico ruvido di Kriv sem za vse, che i Demolition Group impregnano a modo loro di cinismo e amara ironia. E così si va avanti – un volo da un estremo e da un’euforia all’altra, fino a un momento di quiete solo temporanea. Il vertice non scritto e indefinibile del disco si accende con l’intro del brano Planet starcev – una vignetta straordinaria di tutti gli stati d’animo appena accennati prima, che attraverso il crescendo del dolore e l’accelerazione del battito cardiaco si dissolve come nebbia sugli scogli di un taglio netto e deciso sulle parole del brano che dà il titolo al disco. La sensazione e il presentimento dello scorrere del tempo annunciano un nuovo addio, a cui mette il punto sulla i un bacio sognante da ballad, il brano Ljubiva za svet. La salvezza di questo mondo marcio può essere solo la procreazione e la generazione – una rinascita che si ottiene solo con una fisicità autentica e sudata, e con la fatica.
https://www.youtube.com/watch?v=Qq2_aBZaTmA
La poesia del sesso, della scopata e dell’ondeggiare di fianchi esalta la passione e il nettare di una giovinezza indistruttibile, e un disco sull’invecchiare e sulla fragilità dell’esistere drammatizza e invoca l’eterna primavera, quella per cui vale la pena esserci, pulsare e struggersi per averne ancora. Planet starcev magari a prima vista non porta chissà quali novità, ma nel suo insieme suona sicuro, fresco e soddisfa anche gli appassionati più esigenti di buona musica. I Demolition Group hanno superato ogni aspettativa! Correzione – hanno solo confermato il loro status di élite musicale, che sul nostro territorio pochi possono permettersi di sfidare con dignità. Con stile e con una forza creativa che possiamo solo sperare non si esaurisca mai!
Formazione
Goran Šalamon – voce
Bojan Fifnja – chitarra, theremin
Ivica Gregel – batteria, voce
Tomi Gregel – basso, voce
Jože Pegam – sax tenore, sax baritono, voce
Matjaž Pegam – suono, finanze, personale
Produzione
Demolition Group
Tracklist
1. Gospodar
2. Nimam rad boga
3. Dan dolgih sanj
4. Stokrat
5. Nisva tu
6. Romantika
7. Še in več
8. Kriv sem za vse
9. Kak dan
10. Nujno ni
11. Planet starcev – intro
12. Planet starcev
13. Ljubiva za svet