Them Or Us

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Zappa, Frank
Etichetta: Rykodisc Records
Uscita: 1984
Durata: 70:45
Voto: 4/5

Solo un artista e genio musicale del calibro di Frank può uscirsene con un titolo come “loro o noi” e con una copertina fantastica che mostra un simpatico cucciolo di cane con gli occhiali da sole e una divisa barocca, incastrato tra una bottiglia di ketchup e una di latte per neonati. Queste due bevande le ha usate come metafore della polarizzazione generale della società americana a metà anni Ottanta, quando l’America di Reagan, tra il soffocamento delle libertà personali di chi la pensava diversamente e l’oppressione generalizzata dei diritti della classe operaia, aveva iniziato una vera e propria infusione di neoliberismo, che purtroppo ancora oggi domina gran parte del mondo.

Questa ideologia da crociata ormai superata ha offerto a Frank una fonte d’ispirazione inesauribile per le sue resa dei conti satiriche contro la bassezza, la vanità, l’ipocrisia, l’arroganza e l’ingordigia, incarnate dai cani rabbiosi e dai falchi di guerra neoconservatori, che cercavano in ogni modo di impedire che la sua musica venisse trasmessa e, con essa, che i giovani americani aprissero gli occhi sul fatto che forse non è tutto vero quello che dicono i media, i predicatori e quello che sta scritto nella Bibbia.

Eppure “Them Or Us”, uno degli ultimi lavori di satira sociale di Frank in coppia con una band rock di accompagnamento, a differenza della doppia grottesca concettuale “Thing-Fish” (1984) è un album relativamente ‘conciliante’: invece del continuo sfottò a spese delle istituzioni e dello stile di vita americano, offre soprattutto un bello spaccato di dove si trovasse allora, a metà anni Ottanta, il suo lato rock dal punto di vista musicale, un lato che di anno in anno lo interessava sempre meno, visto che a quel punto si stava già entusiasmando sempre di più per il Synclavier, il suo nuovo amore strumentale, e per la scrittura di musica da camera per orchestra.

Allo stesso tempo è uno degli ultimi suoi album a impronta rock in cui brillano alcuni dei compagni di strada preferiti di Frank delle band che aveva guidato negli anni Ottanta, come l’eroe della chitarra Steve Vai, il chitarrista/cantante Ike Willis, il batterista Chad Wackerman, il tastierista Tommy Mars e il bassista Scott Thunes, ma anche alcuni vecchi sodali dei The Mothers, come il sassofonista/cantante Napoleon Murphy Brock, il tastierista George Duke e il bassista/cantante Roy Estrada, membro dei The Mothers of Invention originali.

È interessante, e per Frank del tutto insolito, che l’album si apra e si chiuda con una cover di un altro artista, perché per mille ragioni di solito evitava con veemenza questa pratica, soprattutto nei lavori in studio. Ovviamente ha condito e insaporito entrambe le cover a modo suo, in chiave sfottente e umoristica. L’iniziale “The Closer You Are”, cover di una ballata di Earl Lewis e Morgan Robinson, originariamente eseguita dai The Channels, è un tuffo nel passato, alla fine degli anni Cinquanta, quando Frank, allora ancora ragazzotto di nome Frankie, suonava nei locali con vari gruppi doo-wop, tra melodie da ballo leggere e testi d’amore sdolcinati. Curioso che stavolta nel testo non ci sia un briciolo di satira o autoironia, al contrario delle parodie che Frank aveva fatto in passato sulla banalità sbbiascicata del doo-wop. L’unico granello di sarcasmo si scova nel canto volutamente tagliente di Frank e nelle armonie vocali.

Il funkeggiante “In France” ospita il celebre chitarrista e cantante blues/funk Johnny “Guitar” Watson alla voce. Quest’ultimo regala un’interpretazione eccellente del testo, che scoppia del tipico umorismo da cesso alla Zappa, ed è insaporito da un assolo di armonica dispettoso. Secondo Frank, fu proprio il brano di Watson “Three Hours Past Midnight” del 1956 a ispirarlo a diventare chitarrista. Watson aveva già collaborato in passato al capolavoro di Frank “One Size Fits All” (1975) e agli album “Thing-Fish” (1984) e “Frank Zappa Meets the Mothers of Prevention” (1985), un’ulteriore prova di quanto il leggendario compositore stimasse il lavoro di questo gigante della chitarra. “Ya Hozna” è intrisa di voci tonanti e canto dissonante registrato al contrario. In pratica è un collage grottesco di vocalizzi tratti da brani precedenti come “Sofa No. 2”, “Lonely Little Girl” e una versione inedita di “Drafted Again”, con la voce solista della figlia maggiore di Frank, Moon Unit, diventata famosa per l’indimenticabile burlesque “Valley Girl”.

“Sharleena” è una curiosa rilettura di un classico dello stesso Frank del 1970, apparso per la prima volta nell’iconico album “Chunga’s Revenge”. Questa amata ballata d’amore, tra le creazioni più accessibili di Frank, arricchita da armonie vocali incantevolmente spiritose, contiene un pittoresco assolo di chitarra del figlio maggiore Dweezil (il suo primo assolo di chitarra pubblicato ufficialmente in assoluto), mentre Steve Vai si limita a tenere il ritmo e ogni tanto aggiunge qualche sua capriccio improvvisativo, spaccone ma comunque divertente. Lo strumentale fusion “Sinister Footwear II” è la versione rock del secondo motivo del balletto, intrisa di un’atmosfera misteriosa e di numerosi assoli di chitarra combattivi. L’intreccio ramificato di improvvisazioni sparse e motivi orchestrali drammatici ricorda la colonna sonora di un film horror.

“Truck Driver Divorce” è un burlesque sociale condito con un’abbondante tazza d’umorismo da cesso, che trova la sua massima espressione nel modo di cantare smorfioso di Frank. Anche stavolta non manca un assolo di chitarra limatissimo uscito dalle dita del maestro, che a tratti ricorda i guaiti di un cucciolo avvilito. “Stevie’s Spanking”, come dice già il titolo, è l’orgasmo solista del ‘piccolo virtuoso italiano’ alla chitarra elettrica, che con questo titolo ha eseguito spesso anche dal vivo, molte volte durante i duelli di chitarra con Frank. Il testo, cantato dal polistrumentista  Bobby Martin, è un capitolo a parte, perché racconta una bizzarra avventura sessuale sadomaso di Vai. Quanto ci sia di vero in questa storia, se lo vada a scoprire da solo chi ne ha voglia. “Baby, Take Your Teeth Out” è un burlesque scatenato con vocalizzi giocosi di Ike Willis e delle coriste, che tra le altre cose contiene un ottimo assolo di tastiera firmato Tommy Mars.

Lo strumentale altamente sperimentale “Marque-son’s Chicken” è una vera bomba fusion con un assolo di chitarra impazzito di Frank, che dopo l’ascolto non ti esce dalla testa per un bel pezzo. “Planet of My Dreams” è un breve burlesque a spese dello stile di vita sempre più corrotto sul pianeta Terra, con il canto di Bob Harris che sembra arrivare direttamente dal bagno. “Be In My Video” è probabilmente il pezzo più esilarante di tutto l’album, ci pensa già l’iniziale “ram-bam-bam-bimbo” vocale di Frank. Bobby Martin, intanto, si occupa degli inserti vocali in falsetto e dei capricci birichini al sassofono. Il testo prende in giro la cultura pop degli anni Ottanta e, indirettamente, sbeffeggia la falsa morale di politici e preti che in pubblico si coprono gli occhi davanti ai corpi delle ‘stelline’ della TV, mentre in segreto muoiono dalla voglia di averle.

Il brano che dà il titolo all’album è uno strumentale composto da un assolo di Frank e dai suoni del mini-moog di Thunes, sostenuto dall’improvvisazione di batteria di Wackerman. “Frogs With Dirty Little Hipps” contiene il contributo vocale di Ahmet Zappa,  il figlio minore, il che significa che sull’album sono presenti proprio tutti i membri della famiglia Zappa, tranne la figlia minore Diva e la moglie Gail. Il tutto suona come una filastrocca per bambini con suoni dissonanti di gracidio di rane e armonie vocali smorfiose sopra la linea di basso poderosa del leggendario Arthur Barrow. La conclusiva “Whippin’ Post”, di gran lunga il pezzo più rock e quindi più duro dell’album, è una cover di un classico degli The Allman Brothers con un’ottima interpretazione vocale di Bobby Martin. Naturalmente anche stavolta non mancano le varie spruzzate fusion, con in testa un assolo di chitarra rabbioso. È una delle rare cover che Frank eseguiva su richiesta del pubblico, quando era di particolare buonumore.

“Them Or Us” è un ottimo spaccato della produzione creativa di Frank, risalente al periodo prima che il suo interesse per i duelli di chitarra elettrica iniziasse piano piano a scemare e che lui cominciasse a preferire il jazz fusion, la musica classica e anche quella elettronica. Anche se non rientra tra i suoi album classici ed è addirittura spesso trascurato dagli stessi fan, resta comunque un album notevole, che merita tutta l’attenzione degli amanti della musica altamente sperimentale e del buon umorismo. Con tutto il genio compositivo, di arrangiatore e di chitarrista di Frank, succede fin troppo spesso che in tanti dimenticano che Frank era innanzitutto un intrattenitore inimitabile, con una forma di umorismo tutta sua e variegata, a cui premeva soprattutto che il suo pubblico si godesse una bella serata e magari arrivasse anche a qualche nuova illuminazione musicale o filosofica.

Formazione

Frank Zappa – chitarra, tastiere, voce, arrangiamenti, produzione, interprete principale, assistente
Tommy Mars – tastiere, cori
Patrick O’Hearn – basso, vento
Scott Thunes – voce, Minimoog, sintetizzatore, basso
Johnny “Guitar” Watson – voce, chitarra
Ray White – chitarra, voce, cori
Moon Unit Zappa – voce
Ed Mann – percussioni
Chad Wackerman – batteria, cori
Ike Willis – voce, cori
Arthur Barrow – basso
Napoleon Murphy Brock – sassofono, voce
Brad Cole – pianoforte
Roy Estrada – voce, cori, basso
Bob Harris – tastiere, voce, cori
Thana Harris – voce
Steve Vai – chitarra
Dweezil Zappa – chitarra
George Duke – tastiere, voce, pianoforte
Bobby Martin – tastiere, voce, cori, armonica

Produzione

Frank Zappa

Tracklist

1. The Closer You Are
2. In France
3. Ya Hozna
4. Sharleena
5. Sinister Footwear II
6. Truck Driver Divorce
7. Stevie’s Spanking
8. “Baby, Take Your Teeth Out”
9. Marque-Son’s Chicken
10. Planet Of My Dreams
11. Be In My Video
12. Them Or Us
13. Frogs With Dirty Little Lips
14. Whippin’ Post

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