Pandemonium
Artista: Pretty Maids
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2010
Durata: 50:04
Voto: 4.3/5
Dodicesimo album in studio, ormai possiamo dirlo, per i veterani danesi dell’hard rock Pretty Maids: un nuovo traguardo di alta qualità che andrà ad allargare la collezione di CD della loro base di fan fedeli, mentre di nuove orde di ascoltatori non ne conquisterà di certo. I Pretty Maids in carriera non hanno mai sfornato un disco brutto. Perché avrebbero dovuto farlo con “Pandemonium”? Anche questo continua a mantenere la loro garanzia di qualità costante.
Dal punto di vista qualitativo non resta indietro rispetto ai lavori più celebrati dei Pretty Maids degli anni Ottanta, come per esempio “Future World”, ma da allora è cambiato parecchio. La generazione che negli Ottanta impazziva euforica per i Pretty Maids è cresciuta e oggi non impazzisce più quando esce un loro nuovo disco. Allo stesso tempo, uno dei motivi per cui questi ottimi danesi sono rimasti un po’ nell’ombra sulla scena rock è che negli Ottanta o a inizio Novanta non sono riusciti a piazzare sul mercato un evergreen da classifica. In termini ipotetici, tanto meglio: questa minore “attualità” commerciale li ha sempre spinti ai margini dell’interesse (anche se è lontano dall’essere vero che i danesi siano passati inosservati nella loro carriera) e probabilmente li ha ulteriormente spronati a tenere duro sulla loro strada. Il rischio di “ammorbidirsi” e di sperimentare, “adeguandosi alle novità”, che alla fine ha regalato a mosse del genere soltanto un’altra ingrata prova a conferma che una band invecchia e viene divorata dalla crisi di mezza età, è una perfetta sconosciuta nella tradizione dei Pretty Maids! Se però sollevassimo un altro sipario di questa storia, lo stesso non potremmo affermare per certi “scherzetti” in studio di band dello stesso calibro da codice fiscale, come Scorpions o Bon Jovi o Def Leppard o Europe. L’altra cosa che ha contribuito al mancato salto verso il successo commerciale sta anche nel fatto che la band non ha offerto abbastanza motivi d’interesse. Né in termini di riconoscibilità musicale, né con qualcosa che la facesse spiccare per look, atteggiamenti e/o caratteri. Nonostante avessero tracciato la loro strada e il loro stile, quello stile era comunque troppo poco “fuori dagli schemi” e meno attraente per le masse E la qualità, che in questo caso non possiamo certo negare, non conta nulla se non riesci a tirar fuori da te un evergreen per le masse. Se attraversi gli Ottanta, considerati gli anni d’oro dell’hard rock, come ci sono passati i Pretty Maids, purtroppo non conta nulla.
Bene, la smetto di “pontificare” con prediche bibliche dei padri fondatori su cosa sarebbe successo se, e così via… concentriamoci piuttosto su “Pandemonium”. È un album interessante. Qui i Pretty Maids mostrano le loro caratteristiche da duri, il che rientra più o meno nelle aspettative per un nuovo disco. D’altra parte, su alcuni brani del nuovo album si sono infilati parecchi momenti che, con una produzione più controllata e rifinita, in altri tempi (purtroppo passati) avrebbero potuto portare un vero terremoto AOR da hit.
Questa conferma l’abbiamo subito, grazie al contrasto tra la title track d’apertura e la successiva I.N.V.U. La prima è il prevedibile demolitore tiratissimo con cui i danesi aprono il nuovo album, dove sguazza una produzione eccellente, indemoniata e viva, fatta di chitarre ruvide e del canto “minaccioso” di Atkins, che attacca con tutta la forza attraverso il suo tipico approccio gutturale. In I.N.V.U., invece, a differenza dell’impatto e dell’intransigenza metallizzata dell’apertura, brilla uno straordinario senso per l’incastro di melodie portanti perfette. A sottolinearlo è l’approccio pulito di Atkins, che approfondisce il contrasto vissuto nelle vibrazioni e nell’atmosfera dei due brani, e così I.N.V.U. si aggrappa all’attributo AOR. A rendere la terapia d’urto ancora più travolgente ci pensa Little Drops Of Heaven, che è la prima candidata alla vittoria, se dovessimo misurare quanto i brani del nuovo album siano contagiati dall’elemento AOR. Il ritornello è un nuovo apice che ti si insinua sotto la pelle all’istante e senza ritorno. Una combinazione melodica rifinita che ti risuona nelle orecchie a lungo, con la voce sensuale e pulita di Atkins al centro. Per tutti i cuori sanguinanti del mondo! Con il camaleontismo della sua voce lungo tutto l’album, Atkins dimostra perché i Pretty Maids, prima di nascere, erano una band che suonava cover dei giganti del rock Thin Lizzy, Led Zeppelin, Kiss, Slade,…
A questa sensazione di AORismo su “Pandemonium” contribuisce moltissimo anche l’uso dei sintetizzatori. Il suono dei synth è tradizionale e fa rivivere il fascino degli anni Ottanta. Parliamoci chiaro. Tra gli artisti norvegesi “new wave synth pop” degli Ottanta A-HA e i nostri amici Pretty Maids, in questo suono dei sintetizzatori non c’è una differenza particolare. Solo che è incastonato in un genere diverso e quindi finisce per giocare un ruolo del tutto diverso. Morten Sandager, che con questo album è diventato membro stabile della band, in questo senso ha avuto un ruolo chiave nel far emergere i momenti AOR.
Se cerchiamo un’abile via di mezzo tra l’impatto diretto e la creazione di atmosfere elevate attraverso motivi melodici elaborati, la troviamo senza fatica in One World One Truth, a medio ritmo, e nella successiva Final Day Of Innoncence. Quest’ultima, nel motivo d’apertura e di chiusura sui sintetizzatori, richiama in modo sospetto uno dei temi d’apertura più famosi mai creati nella storia del rock: l’intro di Baba O’Riley (The Who).
Perché le cose non scivolino troppo pericolosamente verso la “mollezza” e/o (Dio ce ne scampi) lo “sfogo emotivo lacrimoso e sottile”, a metà disco ci pensa il brano più tirato dell’album, Cielo Drive, che senza freni sveglierebbe dal sonno perfino tutti i dormiglioni invernali, orsi di Kočevje in testa! In una composizione compatta e perfettamente plasmata, con un contrasto selvaggio e fulminante tra strofa e ritornello, spicca soprattutto l’intransigenza di Atkins nel verso del ritornello “Hell… Tonight… No One Left Alive!” Il momento drammatico è quanto mai necessario. E in punti così funziona alla grande. I Pretty Maids non solo lo sanno, ma in studio riescono a ottenerlo con una facilità estrema! Poi arrivano la cupa It Comes At Night e, subito dopo, l’ottima Old Enough To Know, una ballata semi-acustica. Che titolo significativo per questo brano, quando bisogna tirar fuori alla svelta le prove della qualità indiscutibile delle ultime creazioni in studio dei danesi, armati di esperienza e creativamente in continua maturazione negli anni. Anche in questo momento più personale e confessionale dell’album, la qualità di “Pandemonium” non cala.
L’album ondeggia con soddisfazione dall’inizio alla fine in un’atmosfera molto vibrante, dipinta da uno sviluppo dinamico straordinario. Grazie a una selezione di brani diversi tra loro nei motivi portanti, e insieme a un susseguirsi pittoresco di stati d’animo con un senso nascosto di spontaneità, “Pandemonium” è un nuovo album di punta dei Pretty Maids. Con questo disco la band non sposterà i continenti del pianeta né confuterà la teoria della relatività di Einstein. Però è qualcosa. I Pretty Maids non hanno detto l’ultima parola e vanno avanti a tutto vapore! A chiudere l’album ci sono due brani molto atmosferici a medio ritmo, Beautiful Madness e poi Breathless, che con il suo ritornello contagioso si avvicina moltissimo alla sensazione AOR di Final Day Of Innocence.
Che dire, alla fine di questo scritto? “Pandemonium” è un nuovo, ottimo album dei Pretty Maids, che sorprende un po’ per l’accento espressivo sul lato più sottile della band. C’è meno ruvidità e potenza distruttiva metal di quanto ci aspettassimo, ma in compenso brilla ancora di più il senso innato degli autori del disco per l’espressione di ritornelli contagiosi, pieni di sfruttamento melodico. Con i picchi atmosferici nei ritornelli cresce, con gratitudine, quel senso più che necessario di dramma teatrale ben accordato! È un album dei Pretty Maids nuovo e diverso, ma ancora al 100% un album dei Pretty Maids, che rientra nella lega delle uscite di hard rock melodico più riuscite di quest’anno. Fatevi un favore e togliete qualche euro dalle vostre bocche, perché “Pandemonium” premia senza dubbio chi ama i principi base della tradizione nell’hard rock melodico.
Formazione
Ronnie Atkins – voce
Ken Hammer – chitarra
Morten Sandager – tastiere
Kenn Jackson – basso
Allan Tschicaja – batteria
Produzione
Jacob Hansen
Tracklist
1. Pandemonium (5:21)
2. I.N.V.U (4:56)
3. Little Drops Of Heaven (4:37)
4. One World One Truth (4:18)
5. Final Day Of Innocence (4:16)
6. Cielo Drive (3:52)
7. It Comes At Night (4:16)
8. Old Enough To Know (4:15)
9. Beautiful Madness (4:03)
10. Breathless (4:00)
11. It Comes At Night (Remix)*
*…. bonus track