Il seguito della fiaba a Zeleni Gaj (2014)
Luogo: 'N'R pub / Zeleni gaj (Dornberk) / Slovenia
Data del concerto: 20.09.2014
Numero di spettatori: 1200
Prezzo del biglietto: 11,90€ (in prevendita) / 14,90€ (il giorno del concerto)
Dopo l’inizio della fiaba a Laško, quando gli Šank Rock, un po’ in vecchia formazione e un po’ rinnovati, dopo più di tre anni di pausa si sono ripresentati al pubblico del festival Pivo in cvetje, era ovvio che fosse solo questione di tempo prima dei concerti successivi. Per il seguito della fiaba i ragazzi non potevano scegliere un posto migliore del palco di Zeleni Gaj, nel piccolo paese di Dornberk, nella regione di Gorizia.
Qui la fiaba degli Šank Rock è cominciata ben 30 anni fa: nel 1983 hanno suonato proprio qui il loro primo concerto. Come ha raccontato durante la serata il cantante Matjaž Jelen, allora ci erano arrivati con i mezzi pubblici, ma si erano goduti ogni minuto e avevano vissuto momenti indimenticabili insieme al pubblico. Sul bel palco di Zeleni Gaj in questi 30 anni sono passati parecchi nomi noti della musica. Stavolta a scaldare palco e pubblico per gli Šank Rock ci hanno pensato i locali Shutdown, mentre a condurre la serata, e a chiuderla a notte fonda, c’era DJ Riki.
L’estate di quest’anno non è stata proprio generosa con i concerti all’aperto e anche stavolta abbiamo tenuto le dita incrociate sperando che il meteo reggesse. Ma la paura era inutile: gli organizzatori si erano preparati al tempo capriccioso coprendo tutta l’area con un telone. E anche il cielo ha avuto pietà del pubblico e, incredibilmente, quella sera non ha piovuto. In compenso, dal palco è arrivato un vero diluvio di emozioni.
All’apertura dei cancelli, alle nove di sera, c’era già parecchia gente. DJ Riki ha accolto gli ospiti con una scaletta di hit rock, mentre sotto il palco ci si ammassava lentamente in attesa dei primi a salire. Alle dieci in punto sul palco sono saliti i locali Shutdown, band hard & heavy.
Gli Shutdown sono ormai un nome noto a chi frequenta i concerti in Slovenia. Pochi giorni fa avevano presentato sui social il loro nuovo videoclip per il brano Sexual Storm. Il concerto è partito urlato, con Scream Machine. I primi minuti sono i più difficili sia per chi suona sia per i fonici, e infatti non è filato tutto liscio. All’inizio il basso di Matjaž Winkler Wink non si sentiva da nessuna parte; quando al mixer hanno risolto, è improvvisamente ammutolita la chitarra solista di Domo. Domo ha sostituito in fretta il suo sistema wireless con un cavo, in pieno concerto, e così le orecchie hanno potuto godersi il suono a pieno volume. Ma il concerto degli Shutdown non è una festa solo per le orecchie: è anche un vero spettacolo per gli occhi. I ragazzi sul palco sono molto affiatati e coordinati, e già vederli ondeggiare con leggerezza ti riporta dritto ai bei tempi dell’heavy e dell’hair metal. Anche l’immagine, ovviamente, è curata di conseguenza.
Dopo l’iniziale Scream Machine i ragazzi hanno continuato con una raffica di pezzi dal loro debutto Heavy as Metal & Hot as Hell, uscito nel 2012. Tra i brani originali hanno infilato anche una cover dei Divlje jagode, Kap po kap, in cui il pubblico, sempre più numeroso, si è unito alla band con la propria voce. Il coro del pubblico è diventato ancora più forte quando gli Shutdown hanno suonato anche I’ll be there for you dei Bon Jovi. Naturalmente non hanno dimenticato il nuovo brano Sexual storm, e dopo poco meno di un’ora hanno chiuso con Valkira. Nonostante qualche cambio di formazione nel corso degli anni, questi giovani accumulano diligentemente esperienza dal vivo, e la loro performance è uno spettacolo hard & heavy professionale e carismatico, con strumenti padroneggiati alla perfezione. Una festa per gli occhi e per le orecchie.
Poi mezz’ora di pausa e preparativi sul palco, con DJ Riki di nuovo a tenere compagnia al pubblico. A mezzanotte e mezza, finalmente, con un intro martellante è iniziato il concerto che aspettavamo tutti. Sul palco sono comparsi gli ormai leggendari Šank Rock. La formazione è composta dai vecchi membri Cveto Polak al basso, Matjaž Jelen alla voce e il ritornato Bor Zuljan alla chitarra, con loro Roman Ratej alla batteria e Sašo Gačnik alle tastiere. Anche se la band suona in questa formazione solo da pochi mesi, di scarso affiatamento non c’è nemmeno l’ombra. Cosa che, da dei professionisti, ci si aspetta comunque. Sono partiti duri, con la canzone Rockerji, e il pubblico ha subito mostrato voglia di partecipare. La scaletta era un mix equilibrato di ballate e pezzi più tosti, e il pubblico è rimasto incantato e in silenzio per la prima volta quando, nel gioco dei riflettori, Bor Zuljan ha suonato con precisione chirurgica You Smear My Innocent Name, che trovate nel suo ultimo lavoro in studio da solista, “Funky Rocker” (2009) – recensione di RockLine QUI! Facendo scorrere le dita sul manico della chitarra senza un solo movimento sbagliato, Bor ha dimostrato di meritarsi ancora il titolo di uno dei migliori chitarristi del paese.
Gli altri membri sono tornati sul palco accanto a Bor e, dopo Hitro drugam, è arrivato il pezzo di Matjaž nato durante l’ultima pausa degli Šank Rock, Počasi…je lepo. Dopo Lahka dama e Dobro in zlo è toccato anche al bassista Cveto Polak con un pezzo solista. Anche Cveto ha dimostrato che, nonostante lo stop della band, tiene ancora saldamente in mano le redini del suo strumento. Poi è arrivata la versione acustica di Želim, da si tu, che i ragazzi hanno fatto sfociare bene in Jaz in ti. Bor ha ripreso la chitarra elettrica durante Hvala za vse, poi gli Šank Rock hanno reso omaggio anche ai Led Zeppelin con Whole Lotta Love, in cui Roman Ratej ha infilato un suo assolo di batteria. Viene da chiedersi se gli Šank Rock, con un repertorio originale così ricco, abbiano davvero bisogno di cover nei loro concerti, ma comunque la cosa non ha rovinato l’atmosfera della serata. Nella parte regolare non poteva mancare il loro megahit Metulj, durante il quale, tra il gioco dei riflettori, le mani che ondeggiavano tra il pubblico e il ritornello cantato in coro, si è creata una specie di atmosfera magica. La parte regolare del concerto si è chiusa con la versione slovena di Should I stay or Should I go, Al’ ostanem al’ naj grem. Appena la band è scesa dal palco, il pubblico ha chiesto a gran voce il bis, e non ha dovuto aspettare molto. Per cominciare, in ricordo del concerto di Laško, dove sul palco si era unito a loro anche Steve Stevens, gli Šank Rock hanno suonato Rebel Yell. Dopo Delam, kar paše mi è arrivata una lunga introduzione di Sašo Gačnik alle tastiere, che ha finalmente annunciato l’immancabile Pravljica o mavričnih ljudeh. Gli Šank Rock hanno chiuso dopo oltre due ore con l’invito alla festa, e Matjaž ha annunciato anche i prossimi concerti: il 25. 10. 2014 potremo vederli a Koštabona, e il 27. 12. 2014 di nuovo, come da tradizione, alla Rdeča Dvorana di Velenje. Poi i membri della band si sono inchinati e le redini della musica sono tornate a DJ Riki. Il rock a Dornberk è andato avanti di sicuro fino a notte fonda, mentre noi ci siamo avviati lentamente verso casa.
Dopo una serata così posso dire solo questo: Šank Rock – good to be back. Ci vediamo a Koštabona e a Velenje.
Scaletta
SHUTDOWN:
1. Scream Macine
2. Križarji
3. Dedicated to Mars
4. Kap po kap
5. Do it Now
6. Too Bad
7. I’ll be There for You
8. Sexual Storm
9. Valkira
ŠANK ROCK:
1. Rockerji
2. Vzemi ali pusti
3. Jaz nimam noč za spanje
4. Puščava sna
5. Maček
6. Tih bod in igraj
7. Ker te ljubim
9. TV
10. You Smear My Innocent Name
11. Hitro drugam
12. Počasi…je lepo
13. Lahka dama
14. Dobro in zlo
15. Hočeš nočeš
16. Želim, da si tu
17. Jaz in ti
18. Hvala za vse
19. Whole Lotta Love
20. Le 17
21. Laški pir
22. Metulj
23. Dej bolj na glas
24. Al’ ostanem al’ naj grem
—bis—
25. Rebel Yell
26. Delam, kar paše mi
27. Pravljica o mavričnih ljudeh
28. Pridite na žur
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