Praying Mantis: Defiance
Etichetta: Frontiers Music Srl.
Data di uscita: 19/4/2024
Produzione: Praying Mantis
Durata dell’album: 46:46 min
Genere: Heavy Metal / AOR
Voto: 8.0/10
I Praying Mantis, grandi veterani dell’hard e heavy rock melodico britannico nati ai tempi della N.W.O.B.H.M., tornano con un altro album in studio. Si chiama “Defiance” ed è il tredicesimo disco di questa band longeva. E allora? Allora sì: mantiene la ricetta artistica dei predecessori, quindi ogni fan della band ce l’ha già in collezione.
Per chi non sa di cosa stiamo parlando, facciamo un rapido riavvolgimento del nastro. Si torna indietro nel tempo! Le origini dei Praying Mantis risalgono al 1973, quando nacque una band chiamata Junction. A fondarla furono i fratelli Tino, voce e chitarra, e Chris Troy, basso e voce, che ancora oggi sono la forza creativa trainante della formazione. Poco dopo si aggiunsero il chitarrista e cantante Steve Carrol e il batterista Dave Potts. Nel 1974 i Junction diventarono Praying Mantis e salirono sull’onda delle nuove band che contribuirono a dare forma al movimento chiamato ‘New Wave Of British Heavy Metal’ (N.W.O.B.H.M.). Con una carriera che attraversa cinque decenni, la band ha tenuto saldo il suo posto sulla scena rock e, con il suo sound inconfondibile e una dedizione ostinata alla composizione della propria musica, ha influenzato generazioni di musicisti.
Basta poesia! I Praying Mantis, che quest’anno festeggiano il cinquantesimo anniversario di attività, con il nuovo album portano avanti la visione musicale del predecessore “Katharsis” (recensione RockLine, 2022) restando al tempo stesso fedeli alle proprie radici musicali. La band è ancora guidata dai membri fondatori, i fratelli Chris e Tino Troy, accompagnati dal cantante Jaycee Cuijpers, dal batterista Hans in’t Zandt e dal chitarrista Andy Burgess. Tutti i marchi di fabbrica sono di nuovo qui. Quelli che definiscono l’essenza della sostanza musicale dei Praying Mantis.
Il tredicesimo album mantiene la promessa della band. Non porta scossoni artistici capaci di spostare i continenti o di far uscire i poli magnetici dal loro asse. I Praying Mantis si aggrappano alle linee guida di una formula musicale che padroneggiano a occhi chiusi e in cui si sentono più “al sicuro”.
Nei Praying Mantis senti parecchie cose che hanno influenzato il loro stile inconfondibile. Anche Queen, Uriah Heep, Sweet,…. Però la cover dell’originale dei Rainbow, il classico I Surrender, non era proprio necessario infilarla nella parte regolare dell’album. Alla band evidentemente questo pezzo piace da morire. All’arrangiamento non manca certo nulla. Ma i Praying Mantis non ne hanno bisogno. Poi c’è la semi-ballad Forever In My Heart, che suona tirata per le lunghe e dà un po’ sui nervi per l’abbondante sfoggio vocale del cantante John Cuijpers, che sconfina quasi negli esercizi di ululato di lupo montenegrino sulla Šar Planina. In pratica sono i due momenti dell’album che gli tolgono un po’ di credibilità.
La produzione è nella norma. E sta più vicina al sound degli anni Ottanta che alle ultime tendenze della nuova era. Lo stesso vale per il livello di fascino musicale e di pomposità dell’album nel suo insieme. Da questo punto di vista non gli sfugge niente. La bombasticità teatrale resta il secondo nome della band. Le tastiere, nel confezionamento in studio, sono di fatto alla pari con le frasi di chitarra. Visto che la band ha sempre gravitato con ispirazione verso una spiccata musicalità, anche nel nuovo album i Praying Mantis sono uno speciale ibrido tra l’era classica dell’heavy metal e l’AOR. I ritornelli, in questo senso, sono le parti dei pezzi che portano il crescendo emotivo. Ti entrano subito in testa e ti afferrano al primo ascolto. Un album, insomma, che i seguaci della band non possono che aspettare a braccia aperte.
“Defiance” è quindi un album heavy metal molto bello e solido, della scuola ossificata degli anni Ottanta. Intriso del suono delle tastiere, che fanno un forte contrasto con le frasi di chitarra, perché sono alla pari nella costruzione del paesaggio sonoro, con una voce solista chiara e piazzata al centro in modo esplosivo, colorata dalle armonie teatrali dei cori (una pratica che la band porta avanti da una vita). Raffinati passaggi middle eight (con assoli di chitarra) rendono vivaci i pezzi e garantiscono all’album uno sviluppo sempre alto e dinamico. Ci sono ovviamente le armonie a tre voci: è soprattutto con questo elemento che la band ci ricorda le sue origini N.W.O.B.H.M. (l’album “Time Tells No Lies”, 1981, resta da questo punto di vista un classico immortale del genere).
Rispetto al predecessore “Katharsis”, pervaso da una netta malinconia e a tratti da una vera cupezza, “Defiance” è una prosecuzione di carriera più luminosa. Vale la pena segnalare il brano Give It Up, con un ritornello particolarmente orecchiabile che negli anni Ottanta avrebbe potuto diventare perfino un evergreen da hit parade, mentre i Praying Mantis hanno messo sull’album anche un ottimo strumentale, Nightswim, dalle sfumature leggermente progressive che evoca un’atmosfera mistica. La cosa interessante nell’ascoltare questo disco è che i momenti più eccitanti, teatrali e, diciamolo pure, interessanti arrivano proprio nella sequenza degli ultimi quattro pezzi, con i picchi in Standing Tall e Let’s See. Quest’ultimo è particolarmente interessante per come si sviluppa, perché qui la band flirta di nuovo con elementi del rock progressive, ma senza mai esagerare. Con deviazioni molto lievi, visto che non esce mai dalle sue linee guida musicali solidissime e ben note. Per questo l’album cresce di minuto in minuto. In termini di pompa e bombasticità. Da questo punto di vista i Praying Mantis hanno fatto il loro lavoro in studio e hanno portato a termine ancora una volta con grande merito la loro missione artistica.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. From The Start
2. Defiance
3. Feelin’ Lucky
4. I Surrender
5. Forever In My Heart
6. Never Can Say Goodbye
7. One Heart
8. Give It Up
9. Nightswim
10. Standing Tall
11. Let’s See
Line-up dei Praying Mantis:
Jaycee Cuijpers – voce
Tino Troy – chitarra, cori
Andy Burgess – chitarra, cori
Chris Troy – basso, cori
Hans in’t Zandt – batteria, percussioni
