Praying Mantis: Katharsis

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Etichetta: Frontiers Music Srl.
Data di uscita: 28 gennaio 2022
Produzione: Praying Mantis
Durata dell’album: 58.06 min
Genere: Heavy Metal / AOR
Voto: 8,5/10

I Praying Mantis, grandi veterani dell’hard e heavy rock melodico britannico, usciti dall’onda della N.W.O.B.H.M., tornano con un nuovo album in studio, «Katharsis», l’undicesimo della loro carriera. La band, che lungo il suo cammino a ostacoli ha visto il paradiso e l’inferno, nonostante dischi in studio fenomenali è rimasta per tutta la carriera all’ombra dell’esordio «Time Tells No Lies». Quel debutto li ha incasellati nel movimento N.W.O.B.H.M., anche se già lasciava intravedere un’attitudine chiara e personale, che il gruppo ha poi seguito con ancora più fedeltà, infilando nel proprio vocabolario una dose extra di contagiosità ultramusicale e sfornando brillanti pezzi di AOR hard rock. Purtroppo non è mai riuscito a sfondare e a oggi resta ingiustamente trascurato.

«Katharsis» è un altro ottimo album. Nella band restano i due pilastri, i fratelli Tino Troy e Chris Troy. La parte più grossa del materiale composto passa dunque sempre dalle loro mani. Si sa da dove arriva la benedizione per ciò che finisce poi sul disco, e «Katharisis» è quindi un lavoro nuovo, quasi impeccabile, di cui questa longeva e decisamente oscura formazione britannica può di nuovo andare fiera.

La band è speciale perché è riuscita a sviluppare una ricetta musicale personale e riconoscibile, e da un bel po’ di tempo è più vicina a una scrittura come quella degli Uriah Heep negli anni Novanta (il nuovo brano Sacrifice la dice lunga in proposito) o dei The Sweet a fine anni Ottanta che al classico heavy metal da cui i Praying Mantis in fondo provengono. Se restiamo ai paragoni sull’isola britannica e andiamo a pescare tra le band loro coetanee, i nomi vicini sono Lionheart, Air Raid e Grand Prix. Metal melodico dall’altissima contagiosità, con un sacco di doppie armonie di chitarra in terze sopra il fraseggio, un cantato ultra melodico, rifinito, autorevole e dominante, con ritornelli pomposi, assoli di chitarra affilati in pieno stile classico, e sopra a tutto una scrittura brillante che trasuda furbizia, esperienza e personalità. Acume creativo e flessibilità non abbandonano la band neanche negli anni della maturità.

«Katharsis» è un nuovo album dei Praying Mantis, molto atmosferico e dal morso deciso, con cui la band mantiene l’alto livello creativo dei lavori precedenti, compresi i due ultimi, «Legacy» (2015) e «Gravity» (2018). I Praying Mantis, insomma, non mollano. Anche stavolta non mancano dramma teatrale e bombast. Gran parte di queste atmosfere vibranti la band la ottiene, ancora una volta, con armonie vocali di accompagnamento arrangiate in modo furbissimo, che si affiancano alla voce principale del cantante John Cuijpers. Che ogni tanto strizza l’occhio a Robin McAuley. Il gruppo sa creare anche un’atmosfera marcatamente cupa e funesta, con un pizzico di occulto, come accade tra l’altro nel brano Masquerade. «Katharsis» è un disco parecchio malinconico. Molti pezzi si sviluppano su tonalità minori e già dai titoli, non solo dell’album ma anche di alcuni brani, si intuisce che il clima degli ultimi due anni, di cui è stato testimone il pianeta blu, ha lasciato nel cuore dei membri della band solchi e cicatrici profonde.

Con «Katharsis» i Praying Mantis restano una band che non sa e non riesce a deludere. Dosano la giusta misura di teatralità e pompa, di cui è intrisa la loro attitudine heavy metal di fondo. Ci trovi quell’alta musicalità per cui il gruppo è molto conosciuto e con cui stavolta parla più volte in toni scuri e malinconici, più di quanto ci si potesse aspettare. Ci sono momenti da risveglio e da predica, come Find Our Way Back Home, in cui la band tiene vivo un raggio di speranza per un domani migliore. E per un domani migliore e più giusto serve davvero una ‘catarsi’. La conclusiva The Devil Never Changes è una vera mini suite epica, che arriva perfino a flirtare con elementi progressive. Insomma, un nuovo lavoro in studio molto bello e ben compiuto per questa leggendaria band britannica di culto, che con un po’ più di lima sul suono, soprattutto per svecchiare gli approcci di produzione, graffierebbe ancora più a fondo. La produzione suona un filo vecchio stile. Britannica e conservatrice, insomma.

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. Cry For The Nations
2. Closer To Heaven
3. Ain’t No Rock ‘N’ Roll In Heaven
4. Non Omnis Moriar
5. Long Time Coming
6. Sacrifice
7. Wheels In Motion
8. Masquerade
9. Find Our Way Back Home
10. Don’t Call Us Now
11. The Devil Never Changes

Formazione:
Tino Troy – chitarra & cori
Chris Troy – basso & cori
Andy Burgess – chitarra & cori
John ‘Jaycee’ Cuijpers – voce
Hans in ‘t Zandt – batteria


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