Presto

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Artista: Rush
Etichetta: Atlantic Records
Uscita: 1989
Voto: 3.5/5

“Presto” è quell’album della band in cui tutti gli “ex” fan dei Rush, di vedute musicali e illuminazione piuttosto limitate, per cui hanno voltato completamente le spalle alla discografia del gruppo tra il 1982 e il 1987, hanno trovato la scusa per il loro “boicottaggio” dei Rush: con “Presto” i Rush avrebbero ricominciato a comporre album “veri e belli”, e così loro hanno riscoperto i Rush. Pronto? “Presto, e un tè col rum per favore”, ha detto il vecchietto quando, dopo una lunga battaglia con metri e metri di dislivello, è arrivato ansimando in cima al Rožnik.

“Presto” è l’album con cui i Rush sono entrati (chiamiamolo così) nel loro “quarto” periodo creativo. Dopo la costruzione, messa a verbale in produzione, di un grande suono sintetico che aveva plasmato i tre dischi precedenti, hanno deciso di restituire al proprio suono qualche colore naturale in più. Il cambiamento di fondo è che la chitarra di Alex Lifeson torna a suonare frasi chitarristiche secondo i classici principi rock. Nel sound è tornato un riff di chitarra semi-acustico, dal timbro casalingo, e alcuni brani hanno ottenuto dalla chitarra perfino un vero e proprio riempimento sonoro acustico.

Le tastiere restano presenti nel suono lungo tutto il disco, ma stavolta compaiono in modo del tutto indipendente rispetto al vecchio dialogo con i collage chitarristici echo sustain, con cui avevano contribuito a dar forma alla maggior parte dell’immagine melodica dell’album precedente. Stavolta le tastiere sono separate a livello di produzione, e servono in gran parte solo a riempire lo sfondo e a rafforzare gli stati d’animo del disco. Spesso nei ritornelli la chitarra si fa da parte del tutto, e allora la voce di Lee sta nel mezzo, tra il contrasto colorato delle tastiere e il drumming di Peart. Come cantante dalla voce unica, riconoscibile e molto melodica, torna a sfruttare con successo la sua posizione in produzione e, ancora una volta, dal lato emotivo riesce a rendere vive le sensazioni volute nelle strofe. Interessante il fatto che Peart mantenga per il rullante un suono abbastanza sintetico e più acuto, ancora decisamente controllato e quindi tutt’altro che pretenzioso. Anche alle linee di basso è stata restituita più vitalità e più colori naturali, anche se in produzione conservano un’ultima rifinitura sottile e assottigliata.

Ci troviamo quindi davanti a un album con una produzione pop art rock, che fa particolarmente bene a brani come l’ottima semi-ballad The Pass, e poi Scars, Presto, Anagram (For Mongo), Red Tide, Hand Over Fist e Available Light. Questi pezzi hanno un’aria vagamente pop, con la voce di Lee messa chiaramente in evidenza che, con il suo timbro, porta con sé un netto tocco di malinconia e drammaticità.

Brani come l’opener Show Don’t Tell, Chain Lightning, War Paint, Superconudctor, invece, sono ora più carichi e portano la responsabilità maggiore del fatto che “Presto” si possa considerare un album con cui i Rush sono entrati nel loro quarto periodo creativo. Hanno un contrasto interessante tra i pre-ritornelli puntati sulla chitarra e il fascino pop melodico del ritornello, dove la chitarra torna volentieri a lasciare completamente spazio alle tastiere. Show Don’t Tell è il pezzo che riporta con più decisione la chitarra in primo piano nel nuovo suono dei Rush. È piazzata all’inizio del disco per tagliare nettamente con l’eredità di “Hold Your Fire”. Anzi, di più. Qui il gruppo avverte che nel nuovo album riporta un po’ più di nerbo e di abilità manuale, che si capitalizzano chiaramente nella parte centrale, dove ci imbattiamo nell’assolo di basso di Lee, mentre il brano è segnato da una bravura nell’arricchire con tanti giri ritmici di Neil Peart, che stanno sotto i motivi di base. “Presto” contiene più spirito anche nei bobnanja, anzi, nella batteria, soprattutto nelle parti di passaggio dei brani. Insomma, i ragazzi riportano un po’ di complessità nell’album, ma senza mai, nemmeno per un attimo, metterla al di sopra della compattezza melodica che il trio segue fedelmente nella sua realizzazione.

Il fascino arty pop spicca per raffinatezza melodica soprattutto nei ritornelli di Superconductor, Chain Lightning e dell’ottima chiusura Available Light. Brani come Scars e Presto, o la parte finale di Red Tide, mantengono i legami più stretti con l’eredità di “Hold Your Fire” e, con la produzione di quell’album, suonerebbero come momenti perduti del disco precedente.

Anche su “Presto” i ragazzi comunicano tra loro secondo la ricetta collaudata di sempre. Le melodie dei motivi di base sono chiaramente curate, il gruppo mantiene la compattezza dei brani nonostante riporti nel nuovo album più complessità. I pezzi sono vari sia per motivi che per atmosfere, e l’album ha, come da tipica tradizione Rush, una partenza potentissima con la triade Show Don’t Tell, Chain Lightning e The Pass e un finale quanto mai evocativo con Available Light, che spicca nel disco, ed è per questo che la chiusura di “Presto” è uno dei suoi punti più alti. A metà album, tra gli altri brani, a rubare decisamente l’attenzione è Superconductor, con un contrasto entusiasmante e audace tra l’ispirazione rock del pre-ritornello e la melodicità pop rock del ritornello.

Con “Presto” i Rush tornano a ridefinire il loro suono organico fatto di frasi chitarristiche di impronta rock. Le tastiere, importante mattone del sound della band lungo gli anni Ottanta, arretrano sullo sfondo, lavorano separate e per lo più riempiono soltanto lo sfondo del quadro sonoro. La produzione è ancora più sottile e controllata, con contrasti chiaramente dettagliati tra gli elementi del suono e la voce di Lee piazzata al centro; nonostante le occasionali fughe rock del gruppo, mantiene una retorica pop generale, dal carattere art rock puro di questo album, che conosce solo l’unico genio di questa band. Queste fughe rock, però, diventeranno sempre più frequenti nei prossimi album del gruppo e, in quanto tali, riceveranno sempre più enfasi.

Formazione

Geddy Lee – voce, basso, pedali del basso, sintetizzatori
Alex Lifeson – chitarra
Neil Peart – batteria, percussioni acustiche ed elettroniche

MUSICISTI OSPITI:
Rupert Hine – tastiere, cori
Jason Sniderman – tastiere

Produzione

Rupert Hine & Rush

Tracklist

1. Show Don’t Tell (5:01)
2. Chain Lightning (4:33)
3. The Pass (4:50)
4. War Paint (5:24)
5. Scars (4:07)
6. Presto (5:46)
7. Superconductor (4:47)
8. Anagram (for Mongo) (3:59)
9. Red Tide (4:30)
10. Hand Over Fist (4:10)
11. Available Light (5:04)

Durata dell’album: 52.11

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