Primitive Soul
Artista: Newman
Etichetta: Chrome Dome Music
Uscita: 2007
Steve Newman è un artista britannico di AOR/hard rock melodico. Lavora sodo come una formichina. Soprattutto da “Sign Of Modern Times” (2003) e “Heaven Knows” (2006) in poi, lo distingue una consistenza fuori dal comune, una coerenza artistica di alto livello, una perfezione da studio e, soprattutto, il fatto che il tipo ha una mente musicale scintillante e creativa, capace di sfornare idee per nuovi album che vantano una qualità alta e mai traballante. La spontaneità che si riversa sul nastro, invece, è più difficile da sentire in modo diretto, perché purtroppo le idee sono costruite a tavolino. “Primitive Soul” è la solita offerta di mele e pere, rigorosamente prevedibile, impregnata di un pesticida che previene qualsiasi deviazione musicale e artistica, e non c’è più nessuna leva che suggerisca qualcosa di diverso da un approccio puramente razionale e di routine alla scrittura del materiale per il nuovo disco.
Il tipo è un vero tuttofare e anche per “Primitive Soul” ha suonato di nuovo la maggior parte degli strumenti in studio, mettendoci ovviamente la sua voce, marchio di fabbrica fondamentale dei suoi lavori. Alla batteria, come su “Heaven Knows”, c’è di nuovo Rob McEwan, mentre gli assoli di chitarra su Cold Day In Hell li mette giù un altro stakanovista da studio, Tommy Denander. Anche “Primitive Soul” mantiene la solita postura musicale espressiva di Steve Nevman, tipico rappresentante della scuola britannica dell’hard rock melodico, o meglio ancora dell’AOR britannico. Quindi, se ti accendi con gente come Kick, Heartland, FM, Shadowman, The Ladder, Wildkard e, oltreoceano, Seventh Key, Strangeways o addirittura Night Ranger… con questi nomi avrai già drizzato le orecchie per bene.
“Primitive Soul” porta con sé qualche deviazione (fugace, puntuale, solo momentanea) rispetto a “Heaven Knows”, nel senso che si sente un pizzico in meno di dramma, di buio, di dolore… È un album più “luminoso”. Ma l’inglese è inglese, e la malinconia che avvolge tutto “Primitive Soul” non è affatto difficile da avvertire. Il nuovo disco vanta un suono di chitarre un po’ più moderno. Per catturare la verve dal vivo in studio, Steve Newman non si è trasformato in un polpo dai mille tentacoli per suonare tutti gli strumenti insieme come un one man band (gli anni Settanta sono lontani, lontani,…), ma la sensazione di vitalità che si respira su “Primitive Soul” conferma che in Newman c’è il sapere rifinito di un maestro delle sale di registrazione. Il tipo ha dotato tutti i brani, naturalmente, di una melodicità contagiosa che colpisce nei ritornelli altissimi e orecchiabili, vestiti con gusto di armonie vocali a più voci che mantengono l’atmosfera sempre in alto, e ha alzato la dinamica del materiale con il tocco sensuale di interludi e passaggi di chitarra solista.
La produzione porta, oltre alla rinfrescata data da riffing e assoli di chitarra più vivi (l’unica novità degna di nota rispetto a “Heaven Knows”), il solito equilibrio cristallino tra gli strumenti, con la voce di Steve, leggermente ruvida ma altamente melodica, piazzata al centro. “Primitive Soul” è un disco di Newman perfettamente in ordine. C’è la ballad intensa e potente The Rapture, uno dei punti più alti dell’album, la schegga di riff diretta e accelerata Give It All You Got, la più cupa e atmosferica Mystery To Me, a metà tra lento e veloce, scelta magistrale per chiudere un album che si apre invece con un inizio decisamente più luminoso nella scatenata e avventurosa Heading For Your Heart, il cui alto slancio iniziale viene mantenuto dalla successiva 15 Minute Revolution, critica diretta alla violenza prodotta negli USA, per poi toccare un picco rock intenso e vorace nella title track. Si sarebbe potuto vivere senza la ballad stucchevole da brividi Still Can’t Find The Words, ma un attimo dopo il tipo rimette le cose a posto con il rally rock di Last Flight, il cui beat rock n’ roll volutamente piazzato e in evidenza nel pre-ritornello porta un contrasto frizzante al ritornello tipicamente AOR.
Nonostante mele e pere, “Primitve Soul” chiede qualche giro in più nel lettore CD, diciamo “terribili” tre o quattro. I brani, soprattutto nella seconda metà dell’album, non ti scivolano nell’orecchio al primo colpo come sul predecessore “Heaven Knows”. Eppure “Primitive Soul” è la tipica orgia alla Steve Newman, da capo a piedi, in tutto quello che offre. Il tipo ha evidentemente la soffitta perfettamente in ordine e dal punto di vista tecnico è artisticamente impeccabile. L’unico problema è che la sua musica è rivolta a una cerchia ristretta di ascoltatori di una specie rara e in via d’estinzione, che nella sua selettività ha le orecchie fedelmente e irrevocabilmente puntate sull’eredità dell’AOR anni Ottanta, e che sul piano dell’evoluzione artistica Newman non scopre e non offre nulla di nuovo. “Primitive Soul” è quindi un disco di Newman, scritto su misura per tutti i nostalgici che pretendono un tocco maturo di melodia e perfezione da studio. “Primitive Soul” non è la scoperta di Cristoforo Colombo, ma è comunque un altro disco AOR rock molto, molto bello.
Formazione
Steve Newman – voce, chitarra, tastiere, basso
Rob McEwan – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Tommy Denander – chitarra (assolo nel brano n. 8)
Mark Thompson-Smith – cori
Produzione
Steve Newman
Tracklist
1. Heading For Your Heart
2. 15 Minute Revolution
3. Primitive Soul
4. Still Can’t Find The Words
5. Last Flight
6. Falling Like Stone
7. For The Man I Am
8. Cold Day In Hell
9. I Get Torn
10. The Rapture
11. Give It All You Got
12. Mystery To Me
Durata dell’album: 58.58