Prismojeni profesorji bluesa e una notte di follia per i 23 anni del Bar Gabrijel
luogo: Cerkno / Bar Gabrijel / Slovenia
data: domenica, 23.12.2018
Che c’è di meglio che chiudere l’anno di concerti in uno dei locali più piacevoli in circolazione, in compagnia di una delle band slovene più infuocate del momento? Cerkno, Bar Gabrijel e… i Prismojeni profesorji bluesa, ovviamente. Quest’anno hanno pubblicato il loro secondo album in studio, «Wacky Blues Professors», che conferma che tutta la polvere cosmica sollevata dai ragazzi con la loro irruzione improvvisa, con un esordio da urlo come «Family» e con tutto quello che ne è seguito, non era affatto un caso. La band suona di continuo. Appena può. E si dà senza risparmiarsi. Ha pubblicato anche un doppio album dal vivo. E nel frattempo continua a camminare sana, solida e a testa alta sulla strada dell’autoevoluzione, sorretta dall’onestà artistica incrollabile di tutti i ragazzi di questo straordinario quartetto.
I Prismojeni profesorji bluesa RockLine li ha beccati il 24.03.2018 al grande spettacolo per l’uscita del nuovo album, al Cankarjev dom. L’autore di questo pezzo, invece, li ha ritrovati sul palco per la prima volta quest’anno solo a Cerkno. E cos’altro si può scrivere, senza che tutte le recensioni dei concerti della band sembrino uova fatte con lo stampino? Proviamo quindi a fare un po’ diversamente.
Il famoso Bar Gabrijel, in pieno centro a Cerkno, quest’anno compie 23 anni. Mi sa che gli anniversari del Bar Gabrijel di Cerkno e dell’Orto bar di Lubiana si somigliano in modo sospetto, se non sono proprio identici. Entrambi i locali festeggiano il compleanno ogni anno nella terza decade di dicembre e credo addirittura che abbiano la stessa età, se l’Orto bar non è più vecchio di un anno? Il Gabrijel festeggia sempre esattamente nel giorno «tondo» che segna la data di nascita. Stavolta cadeva di domenica. Alle nove in punto, nel locale sold out, gli indomabili Prismojeni profesorji bluesa hanno iniziato a «scatenare il putiferio», nel loro classico stile da jam.
I «Prismojeni» si gustano con un piacere speciale nei piccoli club. Più il locale è piccolo, più la band si accende. Anche questo concerto ha risvegliato parecchie associazioni e splendidi ricordi del primo incontro dell’autore di questo pezzo con la band, quando i Prismojeni profesorji bluesa suonarono al Prulček di Lubiana, nel «lontano» 20.12.2014. Purtroppo di quella serata non abbiamo un reportage, perché ci sono arrivato del tutto impreparato e senza la minima aspettativa. Insomma, ignaro di tutto. Ma mi sono preso una bella bomba musicale e una porzione che mi ha fatto girare la testa una volta per tutte. E non solo a me, ma a tutto il pubblico sloveno che ci tiene alla vera arte musicale.
Miha Erič (armonica, voce), Julijan Erič (chitarra, voce), Zlatko Đogič (batteria, voce), Miha Ribarič (basso, voce) restano dei ragazzi contagiosi. Sono una famiglia e una squadra nel vero senso della parola. Respirano l’uno per l’altro. E nessuna esibizione riesce a nascondere questi legami chimici di grande cameratismo. Anche al Gabrijel i Prismojeni hanno conquistato il pubblico con la loro verve, la loro scintilla e con quell’affiatamento eccezionale con cui, vivendo ogni nota come se fosse la prima volta, stupiscono e incantano ogni volta chi li ascolta. Le tante ragazze presenti quella sera nel locale erano solo l’ennesima conferma che la band ha un futuro luminoso. Non perché i ragazzi siano, già di per sé, tutti piuttosto belli da vedere, ma semplicemente perché la loro musica è, banalmente, erotica, «va libera» e risveglia nell’ascoltatore un mare di passioni ed emozioni diverse. È ritmicissima, piena di allegria e vibrazioni positive. Accanto alla loro divertente contagiosità, i Prismojeni profesorji bluesa mantengono sul palco una grande intuizione, sensualità e anche concisione. Le cose non devono sfuggire di mano. Nell’interpretare la loro nomenclatura bluesistica, anche stavolta non sono mancati i superlativi.
È un piacere guardare il quartetto mentre si percepisce sul piccolo palco. Come i ragazzi si seguono l’un l’altro, come si suggeriscono le mosse con gli sguardi o con gesti ben rodati, come accompagnano le avventure di improvvisazione solistica… Inutile sottolineare che il repertorio dal vivo della band è sempre composto dal materiale originale che per ora trovi sui dischi «Family» (2016) e “Wacky Blues Professors” (2018), più una marea di jam di varia lunghezza che non smettono di entusiasmare. E in mezzo a tutto questo può infilarsi anche qualche cover, il più delle volte un omaggio di Julijan al suo idolo Jimi Hendrix. Julijan è incredibile. Ha comprato una chitarra per mancini, l’ha girata al contrario (per destrorsi) e poi ha pure rigirato le corde. Anche a questo dettaglio Julijan ha pensato. Mancava solo il rituale sul palco del rogo della bella a sei corde. «Ehi, buongiorno!» Non siamo a Woodstock e non è il 1969, anche se i Prismojeni ti ci spediscono dritto dritto senza fatica. Hanno un cuore così grande! Spero che Hendrix si stia godendo tutto questo da lassù.
Anche stavolta ci hanno incantati. Il concerto è stato diviso in due parti ed è stato un po’ più corto di quello a cui siamo abituati con i PPB, il che però, per i Prismojeni profesorji bluesa, vuol dire comunque un concerto lungo. In tutto due ore e mezza. Sul finale ci siamo goduti anche una Run Hilda Run ristrutturata con furbizia, a cui hanno dato in questa nuova variante dei testi in sloveno e, per via dei cambi di metrica, hanno dovuto adattare in parte anche il ritmo e il fraseggio. Pazzesco, insomma. Fai fatica a capire che si tratta di un adattamento e non di un brano originale del tutto nuovo
Da ogni punto di vista, un incontro di spontaneità e di una dannata carica tecnica che manda avanti questa macchina, questo corpo musicale. Unico sotto ogni aspetto. Nessuno ci si avvicina. E questo conta. Questo formato di unicità cresciuta da sé. Non importa cosa sei, chi sei, cosa suoni. Basta essere quello che sei. Proprio quello che ci manca di più, che abbiamo perso, che abbiamo dimenticato e da cui ci siamo allontanati di più in questo mondo folle e in questi tempi folli. Dalla nostra essenza più profonda. Mantenere l’onestà e vivere con lei. E i Prismojeni profesorji bluesa la loro essenza la custodiscono, la coltivano e con lei maturano, artisticamente e come persone. Non solo la loro bibbia blues cresciuta da sé, ma anche l’essenza caratteriale di questa creatura musicale. È questo che ti conquista e che ti regala non solo un concerto di altissimo livello, ma anche una lezione personale. Per questo sono anche una specie di predicatori. Ragazzi, grazie per il fatto che SIETE! Altrimenti, purtroppo, non so come dirlo.
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Nataša Pišljar & Aleš Podbrežnik














