Prisoner
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Adams, Ryan
Etichetta: Virgin EMI Records
Uscita: year
Durata: 42:52
Voto: 4/5
Ryan Adams è un cantautore americano e, più in generale, anche produttore e pittore. Insomma, un artista a tutto tondo. Ha già quindici album in studio in tasca e quest’anno ne ha messo in fila un altro, »Prisoner«. Tempo fa il tipo aveva sollevato un bel polverone, facendo arrabbiare e spiazzando un sacco di fan, quando aveva reinciso da capo l’album della popstar Taylor Swift, »1989«. Negli ultimi anni, però, la sua vita è stata segnata dal naufragio della relazione con la compagna, cantante e attrice Mandy Moore, che d’altro canto gli ha regalato l’ispirazione per creare »Prisoner«.
Ogni singolo pezzo di questo nuovo album racconta scampoli della vita di Adams, quelli vissuti di recente con Mandy Moore. Il timore che Adams si sia perso del tutto dopo l’avventura di simpatia con la musica di Taylor Swift è infondato, e »Prisoner« lo riporta nei territori confessionali dei suoi ultimi album, dove era approdato ad esempio con »Ryan Adams« (2014) e prima ancora con »Ashes And Fire« (2011). Se faccio un po’ il malizioso: che Mandy l’abbia mollato proprio per via del flirt con Taylor Swift? Chissà, lo sa il diavolo, comunque ormai il retroscena non conta più.
Con »Prisoner« Adams torna in quell’ambiente musicale in cui da sempre si muove con più destrezza e si sente più a suo agio. Certo, anche in questo album il retrogusto country è presente un po’ ovunque, ma il livello dei decibel sale, come annuncia già la frase d’apertura di chitarra dal taglio rock in Do You Still Love Me? La successiva, cioè la title track, per produzione e struttura compositiva si avvicina a qualcosa che potrebbe essere nato anche nell’orto di Bruce Springsteen.
L’album oscilla tra un’emozione e l’altra. Dolore, un intreccio di follia e rabbia, anche tentativi di perdono. Funziona come una storia conclusa, ma parla a chi ascolta attraverso singoli atti collegati tra loro. Ryan è di nuovo in sella e cavalca con totale sicurezza mentre attraversa le sorgenti delle passioni e delle emozioni più disparate, mantiene un senso spiccato per la sensibilità, aggiunge alla sua poetica un tocco di realtà, e anche stavolta il suo cuore non lo tradisce.
Un lavoro cantautorale splendido, compatto, tutto sommato competente, di taglio alternative rock, prodotto con mestiere, con suoni di chitarra »jangle« sempre vividi e marcati. Parla con leggerezza, rilassatezza e grande musicalità, anche se Ryan ci è entrato con il cuore spezzato. L’album ha una grande virtù, la coerenza artistica, di cui è difficile vantarsi per parecchi altri dischi di Adams dopo »Heartbreaker«. Anche le composizioni sono varie sul piano delle idee, e Adams riesce a mantenere un solido livello di qualità anche nella confezione del prodotto. Insomma, i pezzi non ballano in qualità da uno all’altro. In più sono disposti in una sequenza che prende benissimo, perché, come detto, si tratta di singoli atti che convivono in correlazione e sono legati l’uno all’altro nella vita. Adams ha anche arricchito con abilità gli arrangiamenti con armonica, sassofono e pianoforte.
Che si tratti di un lavoro bellissimo e carico di sentimento lo annuncia anche la fragilità delle sfumature degli elementi musicali che costruiscono il quadro sonoro in cui vive con sicurezza la confessione vocale di Adams, perché la sua poesia, con tutta la sua sincerità e il suo realismo terra terra, stavolta è particolarmente »brutale«. Proprio la dolcezza e la morbidezza occasionali con cui Adams si accosta alla poesia, come pure i delicati pastelli dell’accompagnamento strumentale, potenziano questa forza confessionale per contrasto. Insomma. Stavolta un Ryan triste e malinconico, a tratti completamente »perso«, poi di nuovo ritrovato. Che nuota in un vortice da uragano di prove e consapevolezze emotive. Un album che semplicemente ti porta via, e ti porta via ancora. E questo è anche lo scopo di fondo di Ryan: guidarti attraverso il suo mondo musicale unico e pieno di carattere. E »Prisoner« in questo senso è un altro sassolino più che audace nella discografia di questo prolifico cantautore americano.
Ryan Adams – “Prisoner” (album completo):
Formazione
Ryan Adams – voce, basso, chitarra
Jason Boesel – batteria
Daniel Clarke – organo Hammond
Charlie Stavish – basso
Joe Sublett – sassofono
Mike Viola – chitarra
Johnny T. Yerington – batteria, percussioni
Produzione
Ryan Adams
Tracklist
1. Do You Still Love Me?
2. Prisoner
3. Doomsday
4. Haunted House
5. Shiver And Shake
6. To Be With You
7. Anything I Say To You Now
8. Breakdown
9. Outbound Train
10. Broken Anyway
11. Tightrope
12. We Dissapear