Protocol IV
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Phillips, Simon
Etichetta: Phantom Recordings
Uscita: 2017
Durata: 58:54
Voto: 4.5/5
Simon Phillips, uno dei batteristi più leggendari in circolazione, che non ha bisogno di presentazioni (e sappiamo tutti perché), continua a mantenere intatta la sua carica creativa ed espressiva assoluta. Nel gergo musicale tutto suo del progetto interamente strumentale Protocol. Stavolta già al quarto capitolo. Negli ultimi tre anni Phillips è stato impegnato con Hiromi Trio, quindi tra »Protocol III.« e il nuovo »Protocol IV.« sono passati quasi tre anni: un’ottima cosa per accumulare idee fresche e arrivare a quelle dolci sfumature di »bizzarria« artistica che fanno sempre felice la schiera di fan esigenti di Phillips. Dopo due episodi bellissimi e intelligentissimi di fusion jazz-rock di prima categoria, tutta strumentale, che oggi regge senza fatica il confronto con quello che rappresenta, per dire, il celebre album »Spectrum« di Billy Cobham dell’inizio degli anni Settanta, Phillips torna dunque con un nuovo lavoro non meno entusiasmante. Nel processo di creazione ha rimescolato un po’ la formazione del quartetto: al chitarrista Andy Timmons è subentrato il non meno celebre Greg Howe, mentre al tastierista Steve Weingart ha preso il posto Dennis Hamm. Al basso resta sempre Ernst Tibbs.
L’iniziale Nimbus è il pezzo più lungo del disco e fa da ottimo ponte con l’album precedente, perché in un colpo solo, in un’unica composizione, mette sul piatto tutte le caratteristiche tipiche della visione musicale di Phillips e del carattere espressivo del progetto Protocol. Ti svela subito anche perché Phillips ha potuto suonare in una macchina musicale di così alto profilo come i Toto. La successiva Pentangle, un brano condito con astuzia dalla retorica ritmica sincopata di Phillips, ci dice che abbiamo davanti un disco che porta in dote un po’ più di “monelleria” funk, ovvero di giocosità, soprattutto quando, in un contrasto netto, si incontrano Hamm con il suono vecchia scuola del piano elettrico e lo straordinario Ernst Tibbs con una linea di basso iperattiva e melodica. In questo album tutto si sente in modo cristallino, ogni dettaglio. La produzione è perfetta. Organica più che mai. Gli strumenti convivono in una perfezione sonora ed espressiva di equilibrio assoluto.
Il terzo brano, Passage To Agra, si aggrappa alle arabesche. In questo è speciale, anche se in tutto »Protocol IV« si avverte (almeno in tracce leggere) un generale flirt con la world music, che nel caso di Phillips e del suo passato espressivo è una costante più che prevedibile. Howe e Hamm sono musicisti dal taglio e dal profilo decisamente diversi dai loro predecessori in Protocol, e con loro in squadra Phillips si concede di nuovo l’implementazione efficace, cioè la realizzazione, di alcune idee musicali che in carriera non aveva ancora provato, o aveva provato più di rado. In Celtic Run troviamo tutto tranne qualcosa che ricordi la musica folk celtica. Forse il messaggio si riferisce alla squadra di basket di Boston. Dal materiale dell’album, si tratta di una gita sonora più “affilata” nel mondo della fusion jazz-rock d’eccezione, temprata da un nucleo duro e dalla dinamica divertente di una cinetica funk irresistibile, che accompagna la composizione praticamente a ogni passo. Qui la chitarra diventa quindi più in primo piano, Howe stupisce con un approccio solistico jazz straordinario, usando il suo suono personale, leggermente overdrive. Hamm e Howe si uniscono spesso in un dialogo di raddoppi affiatati degli ornamenti melodici all’interno dei singoli passaggi. Veloce a piacere, “contorto” a piacere, sulla scia della dottrina libertaria dell’ispirazione del momento, sotto il dettato musicale di una fusion jazz a briglia sciolta, in cui c’è un sacco di straordinaria chimica reciproca e una misura raffinata di sensibilità, in tutti e quattro i pilastri del nuovo suono Protocol. All Things Considered si apre sofisticata e con una chiave ritmica morbida, che Phillips aveva già sperimentato con i Toto ed è, per impostazione, la più vicina alla Nimbus d’apertura. Offre anche passaggi esplorativi, quasi tripposamente cerebrali, che si alternano di continuo, in modo sensuale, a momenti di “terra ferma”, come detta la concisa coesione ritmica.
Phanotom Voyage regala una mistica sensuale, soprattutto quando il pezzo si placa del tutto e nella lunga coda finale è guidato da Hamm, con il suono di un pianoforte classico il più vicino possibile, in una variazione solistica dall’approccio jazz assoluto. La conclusiva Azorez porta a fine disco, come Celtic Run, una nuova ondata di cinetica jazz-rock penetrante e di panorami funk accattivanti, un brillante, assoluto movimento dei tasselli di questo progetto strumentale così particolare e unico. Anche questo album è accompagnato dall’innegabile fascino di uno sviluppo che segue l’assioma espressivo di base »aspettati l’inaspettato«.
Anche con »Protocol IV« Simon Phillips e la sua squadra di musicisti dal profilo straordinario, che stanno in cima assoluta a quanto di meglio offra il mondo musicale di oggi, restano saldamente in sella a un territorio espressivo che dominano con leggerezza di piuma, e che allo stesso tempo gli apre sempre nuovi terreni di gioco per dare sfogo a una volontà espressiva ardente e sincera e a un’anima votata alla ricerca sperimentale. Ed è proprio questo l’essenziale che spinge avanti, anche nel caso di Protocol, l’artigianato musicale della visione di Phillips, e con cui offre di continuo freschezza espressiva e un altissimo livello di fascino costante, con cui Phillips, ancora una volta, parla in modo efficace alla corrente più esigente di ascoltatori di questa galassia.
Formazione
Simon Phillips – batteria
Greg Howe – chitarra
Dennis Hamm – tastiere
Ernest Tibbs – basso
Produzione
Simon Phillips
Tracklist
- Nimbus
- Pentangle
- Passage To Agra
- Solitaire
- Interlude
- Celtic Run
- All Things Considered
- Phantom Voyage
- Azorez