Punk Rock Holiday 2011 – il primo giorno!
Luogo: Punk Rock Holiday 1.1 / Tolmin, Sotočje / Slovenia
Data del concerto: 11.08.2011
Numero di visitatori: 1500
Prezzo del biglietto: 31,00 € (giornaliero), 78,00 € (quattro giorni)
Per la prima volta il Punk Rock Holiday ha messo insieme gli organizzatori dello Šklabfest di Trbovlje e quelli dei Njoki di Ajdovščina e, come più grande festival punk della regione, in quattro serate ha servito un bel mazzo di act punk, hardcore e ska. Oltre ai nomi di casa, a fare casino sono stati tantissimi gruppi stranieri, con Bad Religion e NoFX in testa come headliner.
Noi in mezzo al pubblico ci siamo goduti il bel posto della confluenza tra Soča e Tolminka, che offriva anche la possibilità di rinfrescarsi in un’acqua davvero gelida. Si stava proprio bene in spiaggia: l’offerta di birra e cibo e l’impianto audio montato lì hanno richiamato, prima e dopo il corposo programma di concerti, tutti quelli che avevano ancora un po’ di energia in corpo.
Palco e luci erano a un livello più che dignitoso, e il suono era già ottimo con i primi gruppi; i nomi più grossi, poi, si sono ovviamente portati dietro i loro fonici, così ci siamo goduti un audio davvero come si deve.
A tagliare il nastro del festival sono stati gli italiani Myspace Invaders con il loro pop-punk melodico, in mezzo al quale hanno infilato anche qualche cover. Una formazione ben rodata, perfetta come gruppo spalla, ma per fare di più gli manca un po’ di inventiva.
I padroni di casa Harry hanno suonato soprattutto per la gioia del loro pubblico: il loro punk clichè e una presenza sul palco poco incisiva hanno ancora bisogno di parecchia limatura prima di essere all’altezza di un palco grande.
Tutta un’altra musica, invece, per i Kreshesh Nepitash di Trbovlje. Fedeli al nome, hanno sfoderato un concerto granitico e affiatatissimo. Il loro crossover punk con efficaci inserti rap, guidato da un cantante dinamicissimo, non è suonato noioso o ripetitivo nemmeno per un attimo. Di sicuro uno di quegli act di casa del PRH che in futuro vale la pena tenere d’occhio.
Il primo dei due „vicini” a salire sul palco sono stati i Reški Pasi . Il gruppo ha alle spalle un bel po’ di chilometri, e il loro mix di hardcore e pop-punk con qualche incursione reggae convince soprattutto grazie a un cantante eccellente.
Dopo di loro, davanti a un pubblico ormai numerosissimo, gli austriaci 3 Feet Smaller hanno preso molto sul serio il loro ruolo di gruppo di apertura dei Bad Religion. Un pop-punk parecchio clichè, con poche idee musicali e un cantato piuttosto forzato, che però hanno rilanciato con uno show coreografato alla perfezione, il pubblico invitato a cantare cori da una o due sillabe e altre trovate che, nell’atmosfera allegra, hanno scaldato tutti per l’arrivo delle star della serata.
I Bad Religion sono partiti belli carichi e hanno suonato tutto il concerto in gran forma, come ha detto il frontman Greg Graffin: „abbiamo provato per tutto il tour per questo concerto”. L’anno scorso hanno festeggiato i trent’anni di carriera, hanno pubblicato un disco dal vivo e un album „Tribute”, oltre al nuovo lavoro „The Dissent of Man”: secondo Greg il singolo “The Devil In Stitches” è arrivato all’ottomilaequarantaseiesimo posto della classifica di iTunes, il che, parole sue, dimostra l’importanza della band sulla scena mondiale e addirittura universale… L’approccio spiritosissimo del professore universitario Graffin è andato avanti per tutto il concerto, che oltre a una manciata di pezzi nuovi ha portato una bella raccolta di hit: già come terza è partita „21st Century Boy”, subito dopo „Punk Rock Song”, che ovviamente hanno mandato il pubblico in aria, mentre gli stagediver hanno dovuto accontentarsi di saltare dalle transenne, perché il palco era troppo lontano.
Canzone dopo canzone i Bad Religion hanno dimostrato il loro status di culto sulla scena: una sezione ritmica implacabile, chitarre affilate e armonie vocali come ne senti di rado da gente con la metà dei loro anni. Circa un’ora e mezza di punk melodico granitico, con un’atmosfera in costante crescita, si è chiusa con il bis: „American Jesus”, „Infected” e la chiusura obbligatoria con „Sorrow”, senza dubbio il vero culmine del concerto.
A chiudere in modo scatenato la serata d’apertura del festival ci hanno pensato i macedoni Superhiks. Con il grido „nema spavanja, Tolmin” e uno ska-punk energico, arricchito da inserti etnici, hanno fatto ballare i punk in vacanza rimasti. Con un’esecuzione davvero affiatata hanno dimostrato di essere musicisti eccezionali, capaci di mescolare con efficacia generi musicali diversi.
Il primo giorno del PRH ha mostrato che gli organizzatori hanno impostato bene il concept del festival: i Bad Religion, uno dei due headliner, hanno suonato ottimamente come da attese, e tra gli altri gruppi vale la pena segnalare Kreshesh Nepitash e Superhiks.
Scaletta
BAD RELIGION: 1. The Resist Stance 2. Social Suicide 3. 21st Century (Digital Boy) 4. Los Angeles Is Burning 5. Wrong Way Kids 6. Punk Rock Song 7. Atomic Garden 8. Before You Die 9. Recipe For Hate 10. The Devil in Stitches 11. Come Join Us 12. New Dark Ages 13. The Defense 14. 1000 More Fools 15. Dearly Beloved 16. Generator (slow version) 17. Cyanide 18. Let Them Eat War 19. No Control 20. Along the Way 21. Fuck Armageddon… This Is Hell —bis— 22. American Jesus 23. Infected 24. Sorrow
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