Quando il Rock Stick tour fa tappa a Postojna (2009)!
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Rock Cafe / Postojna / Slovenia
Data del concerto: 05.12.2009
Numero di spettatori: 70
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero)
Il bello viene quando gli amici uniscono le forze. Soprattutto per una mini tournée in giro per la Slovenia, con la voglia di condividere ancora qualche ultimo momento sul palco in questo 2009. Rock Shock e Mit sono due band relativamente giovani sulla scena. In pratica hanno pubblicato i loro esordi in studio più o meno nello stesso periodo. I Mit si sono presentati con il disco “Stik” (2009, recensione di RockLine QUI), mentre i Rock Shock gli sono andati dietro a ruota, nello stesso anno, con l’esordio “Rock Shock” (recensione di RockLine QUI).
Anche se le due band sono stilisticamente lontanissime per il tipo di musica che coltivano, hanno serrato i ranghi, si sono messe insieme e hanno piazzato a dicembre una manciata di date in cui, a forze unite, portano in giro i due esordi in studio e soprattutto si impegnano a far “attaccare” i nomi di entrambe sulla scena rock slovena. Era il secondo giorno di tour, dopo che il giorno prima il Rock Stik tour aveva perso la verginità in Alta Carniola, nel piccolo paese di Lancovo, vicino a Radovljica. Arrivo al Rock Cafe poco dopo le nove, dove mi accoglie il solito chitarrista sempre di buon umore e positivo, Janko Tomšič dei Rock Shock. I Mit si stanno scaldando al soundcheck, mentre i Rock Shock hanno già fatto il loro prima, visto che saliranno sul palco per secondi, cioè ultimi in scaletta.
A Postojna, si sa, piace molto quel famoso approccio all’italiana nell’organizzare i concerti, in cui non c’è mai fretta e le band di apertura iniziano a suonare verso le 22.00, non prima. Ma i minuti sono volati, soprattutto con una fitta chiacchierata in compagnia dei vecchi amici dei Mit. I Mit, che di recente hanno rinforzato la formazione con il nuovo bassista Matej Žibert, sono saliti sul palco pochi minuti dopo le dieci di sera. La gente era venuta in numero niente male, per gli standard della scena rock slovena da club, e i Mit hanno presentato per oltre un’ora soprattutto il loro album “Stik”. Alla fine ho tirato un sospiro di sollievo anch’io. Per la prima volta posso vedere la band in un vero club, in un posto con condizioni acustiche eccellenti. E così è stato quella sera al Rock Cafe.
Evidentemente Matej è fatto della pasta giusta: sul palco è stato convincentissimo fin dall’inizio, sia nell’esecuzione del repertorio sia nella presenza scenica. Né va ignorata la tutela attenta dell’esperto volpone Bucot, che con un occhio ha vegliato su Matej per tutto il tempo, mentre “strappava” senza pietà la sua B.C. Rich a sei corde e si occupava delle linee più alte dei cori. I Mit sono rodatissimi e crescono di giorno in giorno. L’ossatura e il cuore del sound, Miha Plesničar – Flešo, alla batteria è esperto, sicuro e magistrale: ha tenuto la band al galoppo e sempre sul pezzo. Le chitarre di Matevž e Bucot hanno dato il volume giusto al tipico “drama groove” della band, in cui spicca l’approccio inconfondibile di Uroš. Un tipo che si potrebbe dire quasi un attore hollywoodiano scolpito nella roccia della vecchia generazione, alla Yul Brynner, ha dimostrato di aver ulteriormente migliorato e ravvivato la sua presenza scenica nell’arco di un anno, e soprattutto, con qualche battuta azzeccata tra un pezzo e l’altro, ha fatto capire di essersi fatto un bel po’ di chilometri sul palco in quest’anno e che tenere il pubblico gli riesce sempre più facile.
Nel materiale originale presentato dai Mit, con i brani Pošasti, Črni dež, Neskončen dan in una versione speciale, riarrangiata in chiave acustica, Mit, Stik, Sence, Odisej e, a chiudere, Imolo vesperi e Maršal, la band ha infilato anche delle cover di Depeche Mode, Ramones, U2, che però suona fedele alla propria essenza e natura. Una gran bella variazione, perché i Mit riescono a ricodificare questi sempreverdi nel proprio linguaggio musicale, in modo convincente e sicurissimo. Forse l’unica cosa che ha dato un po’ fastidio è stato il pubblico troppo riservato, ammassato lungo il bancone e indietro verso l’uscita. Sempre a cinque metri buoni dal palco. Si aveva anche la sensazione che Uroš sul palco si sentisse male, cioè che non sentisse bene se stesso mentre cantava, perché in alcuni punti di certi brani è uscito dalla tonalità giusta. Magari in futuro i Mit potrebbero risolvere il problema con gli “ear monitor”. Per il resto l’audio nel club era del tutto soddisfacente, e l’esibizione ha dimostrato che la band ha un bel potenziale per consolidare in futuro il proprio status di mosca bianca del rock sulla scena slovena, e magari anche internazionale. Il buonumore nel gruppo si vede anche dal fatto che già a febbraio 2010 i Mit andranno a registrare un nuovo album.
I Rock Shock, secondi in scaletta, da questo punto di vista erano una scelta logica, perché vengono originariamente dalla Carniola Interna e a Postojna il pubblico li conosce benissimo. Lo dimostrava anche la maggiore densità davanti al palco, anche se la gente teneva comunque una distanza di buoni metri dal palco. Per tutto il tempo. Non è riuscito a portarla sotto nemmeno il cantante Matej, che durante il concerto ha “drogato” i presenti in tutti i modi con biglietti omaggio per il prossimo Božični Rock festival, che si terrà il 25.12.2009 a Postojna e dove suonano entrambe le band, cioè Rock Shock e Mit.
I Rock Shock sono un’altra storia rispetto ai Mit. Soprattutto non possono vantare, a livello stilistico, particolari scostamenti dagli approcci già noti del classico hard rock melodico a cui si sono votati. Da questo punto di vista i Mit suscitano semplicemente più curiosità. Detto questo, i Rock Shock hanno ancora una volta sbalordito i presenti con un affiatamento ottimo e un suono eccellente. Spiccava soprattutto il cantante Matej, con un approccio pieno e melodicamente pulito che si sposa alla perfezione col carattere della musica originale dei Rock Shock. I Rock Shock hanno studiato alla grande le caratteristiche acustiche del Rock Cafe e hanno convinto tutti che qui è semplicemente casa loro. Le scintille si vedevano soprattutto nel quadro sonoro perfettamente bilanciato del dialogo tra tastiere e chitarra. Anche i Rock Shock hanno dovuto cambiare formazione. Ma il cambio è temporaneo. Il bassista Marko, a causa di un danno all’orecchio, è stato sostituito al concerto dall’ex bassista dei Billy, Martin Rozman. Del resto, sul palco la figura di enorme peso, quella che riesce a catalizzare l’attenzione durante il concerto, è il cantante autorevole e sicuro Matej, che ha dovuto solo stare attento che non gli saltasse in braccio un “rocker ubriaco fradicio”, che sotto il palco “faceva ginnastica” durante il concerto e per tutto il tempo teneva il pubblico a debita distanza.
I pezzi della band hanno evidentemente fatto presa sul pubblico, e lo ha confermato soprattutto la richiesta esplicita della parte femminile della platea di rifare ancora una volta il brano Heroj. Per il resto la band ha suonato dal vivo praticamente l’intero album “Rock Shock”. Brani come Zdaj letim, Ti ne veš, Heroj, Glej me v oči, Igra, Ne poznam te,… sul palco suonano molto più convincenti che in versione studio, perché sul palco i Rock Shock premono ancora di più il pedale dell’acceleratore, e questo si traduce in un sound rock molto più travolgente.
Che i Rock Shock siano habitué dei palchi, come già detto, lo dimostra l’ottimo affiatamento di tutta la formazione. I ragazzi lo hanno confermato anche con alcune cover. Soprattutto spacca il sempreverde classico di Joe Cocker, anzi, direi che spicca decisamente quando la band lo affronta. I ragazzi riescono a convincere anche con cover più impegnative di Whitesnake, Van Halen e ovviamente Toto (per l’occasione è salito sul palco il bassista dei Mary Rose, Mitja Kobal). Tutto questo e altro il pubblico lo ha accolto con un grande “Sì” lasciandosi guidare liberamente dalla band, il che ha portato a un’energia eccellente nel club.
Naturalmente i Rock Shock hanno un vantaggio sui Mit nel catturare l’attenzione con le cover che scelgono, perché sono più vicine per genere al loro principio di base, quindi suonano più simili agli originali, il che vuol dire anche più “familiari” e “amichevoli” per le orecchie meno esigenti del pubblico, ed è stato anche il motivo per cui l’esibizione dei Rock Shock è risultata, senza ombra di dubbio, un gradino sopra rispetto al confronto con i predecessori Mit. Verso l’una di notte i festeggiamenti sono finiti, e il pubblico avrebbe trattenuto volentieri i Rock Shock sul palco, un bel complimento senza dubbio, oltre che la prova che i ragazzi sul palco sono incandescenti.
La carovana del Rock Stick tour si chiude a Tržič, il 26.12.2009. Lì i Mit giocheranno più in casa dei Rock Shock, e la situazione può essere davvero interessante. RockLine ovviamente sarà a Tržič con i ragazzi!
foto: Aleš Podbrežnik
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