Quando la scintilla della vanitosa carovana del rock n’ roll accende la fiamma a senso unico del desiderio (2011)

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Luogo: Orto bar / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 17.02.2011
Presenze: 150
Prezzo del biglietto: 18,00€

Ecco, finalmente anche qualcosa di potente sul menù concertistico del giorno in Slovenia. Potente in versione rock, un’abbondanza perversa di corpi profumati e sudati, marchiata a fuoco da un conglomerato corrotto di miscuglio blues rock n’ roll, annaffiato da un chiaro velo di conforto sudista e Jack Daniels. Nashville Pussy. Provocanti oltre ogni limite e senza freni! Non solo sulla carta. Stavolta è realtà.

Anche se gli animi sloveni sono piuttosto restii di fronte a un seno femminile mezzo scoperto in pubblico, soprattutto se si pavoneggia con vettori mammari belli concreti, stavolta il pubblico sloveno ha fatto la sua figura. I Nashville Pussy non suonano per la prima volta in Slovenia e, molto probabilmente, nemmeno stavolta all’Orto Bar sono saliti sul palco per l’ultima volta: le 150 teste in sala li hanno accolti a braccia aperte, dimostrando un sostegno e un affetto enormi. L’Orto Bar era insomma pieno zeppo. Parecchi spettatori sono arrivati addirittura dall’Italia, dall’Austria e, naturalmente, anche dalla Croazia.

La serata l’hanno aperta gli italiani Fuel From Hell. Sporcaccioni del Rock N’ Roll, gatti scafati: magari qualcuno si ricorda di loro come spalla degli Adam Bomb quasi tre anni fa nello stesso locale, ma anche dall’esibizione al Metal Mania Open Air festival a Komen nel 2007, e ci sarebbe pure dell’altro. Insomma, vecchie conoscenze dei nostri palchi. Ammetto che al concerto precedente all’Orto Bar li avevo apprezzati di più. Il motivo sta solo nel cambio di cantante. I ragazzi si sforzano di cantare in inglese, ma si sa che per le band italiane è una fonte di mal di testa terribili. E su questo fronte sono un po’ peggiorati, almeno dal vivo. Per il resto, mano sul cuore, i Fuel From Hell sono tra quegli artisti italiani che ruggiscono con sicurezza e in linea con la tradizione del delirio rock n’ roll sporco, e convincono in pieno, cosa che ai loro colleghi non riesce proprio tutti i giorni. Un riscaldamento più che comodo e riuscito, se lasciamo da parte l’uso un po’ grottesco dell’inglese.

Un’ora e dieci di puro stravizio rock n’ roll con i Nashville Pussy, aperta dalla significativa I’m So High. Un quartetto dall’aspetto duro e tagliente. Per la parte femminile vale in assoluto. La formazione Blaine Cartwright (voce, chitarra), Ruyter Suys (chitarra), Karen Cuda (basso), Jeremy Thompson (batteria) non ti lascia indifferente già a prima vista, e quando poi affonda il colpo con la profonda pentatonica di una retorica rock n’ roll diretta, l’atmosfera all’Orto bar diventa di colpo orgasmicamente scintillante! Un repertorio misto, con cui i due ragazzi e le due ragazze hanno “stupito” il mondo del rock al loro arrivo sulla scena (Go Motherfucker Go,  You’re Goin’ Down, entrambe in un finale estremamente afoso), le roventi, marchiate a fuoco Going Down Swinging, Hate & Whiskey, Come On Come On, Drunk Drvin’ Man, Struttin’ Cock, Higher As Hell, Shoot First And Run Like Hell, One Way Down ), fino ad arrivare al materiale più recente dell’ultimo album “From Hell To Texas” (l’iniziale I’m So High, la title track dell’album, Why, Why, Why, Speed Machine, Ain’t Your Business, Late Great USA).

Questa band ha così tanti chilometri sulle spalle che è davvero difficile farla deragliare durante un concerto. Una Ruyter scatenata, che con la sua criniera setosa e l’acconciatura riccia e voluminosa ricorda una specie di versione femminile dei Twisted Sister dell’era Dee Snider, si dimenava in un distacco da trance quanto era ancora concesso dal piccolo palco dell’Orto Bar senza farlo crollare, affascinando al contempo con ottimi assoli, in cui ricorda volentieri la celebre postura “Angus Young”. Blaine Cartwright ha tenuto l’atmosfera del concerto a un livello altissimo con un’ottima voce, che spaziava da acuti stridenti e sfuriate rabbiose fino a un brontolio nitrito con la mascella inferiore tesa. Per Blaine sarebbe andato tutto a gonfie vele, se il suo occhio vigile non avesse notato il dito medio ben alzato di uno dei fan scatenati, a un metro appena da lui. Che i Nashville Pussy non siano certo gente che lascia correre lo ha confermato il gesto di rabbia di Blaine,  a cui lo ha spinto quel polso così eloquente. All’inizio ha provato a regolare i conti con il tizio proprio fisicamente, dicendogli di levarsi subito dai piedi. Siccome quello non gli ha dato retta (l’unica cosa giusta), Blaine ha cominciato a chiamare in aiuto perfino i buttafuori, il che aveva un che di molto grottesco. Sul palco è salito perfino il tour manager della band, che fissava con precisione, con la sua coppia di occhi, il diavolo che aveva fatto a pezzi l’ego di Blaine. Poi però le cose sono cambiate radicalmente nel corso del concerto e alla fine il “furfante” e Blaine hanno perfino condiviso dei sorsi di Jack Daniels.

La band ha condito l’esibizione anche con una fenomenale cover dell’originale di Tina Turner Nutbush City Limits, e alla fine ha premiato un pubblico davvero di ottimo umore con un classico dei Rose Tattoo, non meno aggressivo e tirato a lucido, Rock N’ Roll Outlaw, con cui nel finale ha crivellato tutta la comunità di fronte a sé. Raro il concerto che passa in un battibaleno. Ma questo è proprio il carattere di un concerto dei Nashville Pussy. Il divertimento è girato in un attimo, e la band ha lasciato i presenti in uno stato di insaziabilità, che non avrebbe detto no a un altro giro di rock n’ roll.

foto: Gerald Stuppnig

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