Quando non va tutto secondo i piani… (2014)

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Luogo: Velden am Wörthersee / Bluesiana Rock Cafe / Austria
Data del concerto: 19.08.2014
Numero di spettatori: 100
Prezzo del biglietto: 37,00€ (prenotazione) / 41,00 € (la sera del concerto) / 31,00€ (studenti) / 21,00€ (under 21)

Andare al Bluesiana, un localino alla fine del paese di Velden, in agosto di solito vuol dire mettere in conto una bella sudata da sauna, tra un dondolio rilassato e un po’ di buona musica. Ma con la nostra estate di quest’anno, drasticamente poco estiva (ammesso che si possa chiamare estate), per la serata di agosto in questo simpatico locale sul Wörthersee austriaco il bikini non serviva proprio. Il fresco, anzi, per una serata al Bluesiana è quasi benvenuto, perché in una tipica giornata d’estate lì dentro si soffoca davvero dal caldo. Stavolta, però, a scaldare l’ambiente ci ha pensato altro: sul palco è tornato, per la prima volta quest’anno, un vecchio amico del Bluesiana, Eric Sardinas con i suoi compagni di viaggio Big Motor.

Che stavolta non sarebbe andato tutto secondo i piani era chiaro già prima del concerto, quando la proprietaria del locale Gudrun Kofler, il giorno prima su Facebook, aveva chiesto aiuto ai possibili spettatori: la compagnia aerea americana United Airlines aveva infatti perso a Eric entrambe le chitarre. Gudrun aveva quindi chiesto se qualcuno tra il pubblico potesse portare al concerto qualche strumento. Naturalmente i buoni samaritani si sono trovati subito, e noi due ci siamo messi in marcia verso nord con un pizzico di curiosità: come se la sarebbe cavata il maestro dei resonator con altre chitarre?

Quando siamo arrivati davanti al Bluesiana, poco prima delle otto e mezza di sera, le porte del locale erano ancora chiuse e fuori si erano ammassati i primi fan, che ci hanno raccontato che dentro era ancora in corso il soundcheck. Strano, visto che di solito il Bluesiana apre al pubblico alle otto. Ma stavolta a Eric evidentemente serviva un po’ più di tempo per prepararsi, oppure le chitarre di ripiego erano arrivate al locale parecchio tardi. Beh, fuori abbiamo aspettato solo qualche minuto, poi lo staff ha fatto entrare i primi spettatori.

Entrare al Bluesiana ci ha avvolti in quel calore che senti quando, dopo una giornata di lavoro stancante, torni a casa tua. Dalle pareti brillavano le foto di Eric Sardinas del concerto del 2013, e dalle casse arrivavano suoni calmi e delicati della musica di una volta. Agli amanti dei ritmi moderni una visita al Bluesiana non la consigliamo proprio.

Questa volta il palco era decorato da Gibson elettriche, al posto dei classici resonator di Sardinas. Il pubblico ha iniziato a riempire il locale, anche se secondo me non ha superato di molto il centinaio di persone. E alle dieci in punto è salito sul palco anche il trio tanto atteso. Stavolta, sorprendentemente, di ottimo umore. E sorprendentemente loquaci. Qualche merito, probabilmente, va anche al vecchio amico Jack Daniels, che i musicisti si sono portati sul palco nei bicchieri. Subito dopo il saluto iniziale Eric ha raccontato al pubblico che le sue chitarre erano sparite al suo arrivo in Europa (il bassista Levell Price ha aggiunto che probabilmente erano finite da qualche parte in Africa) e ha ringraziato tutti quelli che lo avevano aiutato a poter suonare comunque. Intanto, accordando una Gibson elettrica, ha detto di non avere davvero idea di cosa stesse facendo né di come sarebbe venuto il concerto. Dire che non sapesse cosa stava facendo sarebbe un’esagerazione, ma è vero che accordature a metà concerto e vari inserti strumentali improvvisati si sono presi molto più spazio del solito. Eppure questo non ha tolto il buonumore a Eric. Con tutta la sua routine si è fatto strada tra i suoi vecchi successi, tra cui non sono mancati i classici come Road to ruin, Get down to whiskey, I can’t be satisfied, e ha arricchito il concerto anche con qualche cover con cui ha reso omaggio ai suoi modelli musicali, senza dimenticarsi di ricordare in modo speciale il recentemente scomparso Johnny Winter. Dopo circa un’oretta di show Eric ha annunciato una breve pausa per rinfrescarsi, ma dopo aver già posato la chitarra ha ripreso in mano l’amatissimo strumento e ha detto che prima dello stop ne avrebbero suonata ancora una. I suoi compagni, il bassista Levell Price e il batterista Bryan Keeling, hanno insistito per andare in pausa, così Eric ha scambiato la Gibson in prestito con un resonator altrettanto in prestito e ha cantato e suonato da solo nel suo tipico stile acustico – con il microfono puntato al centro della chitarra, mentre lui, con la sua caratteristica voce roca, cantava senza microfono, sottolineando il ritmo del pezzo con il solito battere degli stivali da cowboy sul palco di legno.

È seguita una breve pausa, poi i musicisti, ancora ben forniti di buonumore, sono tornati sul palco. Di nuovo lunghe accordature e tempo per far assestare la chitarra. Guardando Eric suonare, hai la sensazione che la chitarra sia un essere vivente. Sembra che si abitui al suo padrone, così come il padrone si abitua a lei. I resonator di Eric Sardinas sono abituati alle sue prese a volte dolci come quelle di una donna, altre volte brutali come quelle di un animale, mentre in questo concerto a volte sembrava che le chitarre prese in prestito gli opponessero un po’ di resistenza. A tratti ululavano forte mentre suonava, finché verso la fine una delle chitarre si è ribellata definitivamente e la corda più sottile ha ceduto. Eric ha riso e ha annunciato che sarebbe tornato tra qualche minuto. Levell e Bryan hanno sfruttato l’uscita non prevista di Eric dal palco per un assolo di basso. Il pezzo ormai è una presenza fissa degli ultimi concerti e magari Levell potrebbe pensare a qualcosa di nuovo, almeno per chi segue spesso i concerti di Sardinas. Eric è tornato sul palco a metà dell’assolo con una chitarra appena incordata, sempre sorridente. Nonostante tutta la sfortuna con le chitarre in questo tour, non ha mostrato alcuna particolare delicatezza o riguardo per quegli strumenti non abituati alle sue mani – li ha rigirati ancora più energicamente tra le mani, strofinato con impegno sulle corde e strisciato contro l’asta del microfono. A quanto pare la pausa più lunga è stata una lezione anche per la chitarra, che si è arresa al suo destino e stavolta ha collaborato bene alle imprese di Eric.

Per finire, Eric ha annunciato un’altra sorpresa: ha invitato sul palco Fabio Drusin e Anthony Basso, membri della band italiana W.I.N.D., che anni fa avevano già suonato al Bluesiana come gruppo di supporto a Eric Sardinas. Anthony ha preso la Les Paul in un angolo, Fabio si alternava con Eric alla voce e ha arricchito il pezzo suonando anche l’armonica a bocca. Eric ha presentato con entusiasmo i due nuovi arrivati sul palco, facendosi da parte e dirigendo l’attenzione su di loro. All’improvviso gli è mancato il terreno sotto i piedi ed è caduto malamente giù dal palco. I musicisti sul palco hanno continuato a suonare con la solita routine, mentre la folla sotto il palco ha circondato Eric, immobile a terra, e lo ha aiutato a rimettersi in piedi. Eric è tornato zoppicando e sorridendo sul palco, ha salutato il pubblico, ha detto che la caduta era stata molto dolorosa, che con ogni probabilità si era rotto qualcosa a una gamba, ma che avrebbe comunque suonato ancora un pezzo per tutti insieme ai W.I.N.D., e poi purtroppo avrebbe dovuto salutare e con ogni probabilità andare in ospedale. Si è sentito un fragoroso applauso di incoraggiamento, poi è partita una nuova cover. Eric ha stretto i denti con coraggio e ha provato perfino a saltellare un po’ sul palco con la chitarra, ma ha capito presto che era meglio stare fermo al microfono e cantare la sua parte. Dopo la fine del pezzo è esploso un altro applauso fragoroso, e i cinque sul palco hanno salutato chiudendo il concerto, stavolta per un concorso di circostanze senza bis.

Una serata piena di sorprese. Alcune più piacevoli, altre meno. Ma è stato bello vedere che nessuna di queste sorprese ha rovinato il buonumore del trio, che stavolta forse non era così affiatato in toni e ritmi, ma con cuore, grinta e dedizione alla musica ha mostrato cosa significa essere grandi su un palco. A Eric auguriamo quindi una pronta guarigione e speriamo di rivederlo presto su un palco – ovviamente al Bluesiana. Stavolta di nuovo con i suoi resonator.

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