Queensryche: Digital Noise Alliance

0 276

Etichetta: Century Media Records
Data di uscita: 7/10/2022
Produzione: Chris “Zeuss” Harris
Durata dell’album: 60.28 min
Genere: Heavy Metal / Progressive Metal
Voto: 9.0/10


Che ci crediate o no, i Queensryche tornano con un nuovo album. »Digital Noise Alliance« è in tutto il quarto disco in studio della band dopo il periodo burrascoso che si è calmato solo con l’arrivo del cantante Todd La Torre. Il predecessore »The Verdict« (2019) segnava una deviazione rispetto ai primi due album dei Queensrÿche targati La Torre, che avevano riportato nell’arte musicale della band parecchio di ciò che l’aveva messa per sempre tra i nomi più in vista e più importanti della mappa mondiale dell’heavy metal. »The Verdict«, che è impossibile definire un brutto disco, lasciava però qualche lacuna aperta. Si ha la sensazione che una bella manciata di pezzi si portasse dietro un potenziale inespresso, e che a livello artistico avrebbe potuto crescere in qualcosa di più. Così, nel risultato complessivo, il disco è decisamente più avaro, sul piano artistico, di quanto ci si aspetti dai soliti standard dei Queensryche.

»Digital Noise Alliance« corregge in pieno la sensazione che i Queensryche con »The Verdict« si fossero accontentati troppo in fretta, o peggio. Che avessero intenzione di proseguire in una ‘direzione musicale meno interessante’, con un’intenzionale ‘imprecisione’ di suono in produzione. Il nuovo album porta una compattezza di altissima qualità, accompagnata da una rifinitura dei pezzi tanto abile quanto efficace e aggressiva, piena di melodie bombastiche contagiose: o catturate nelle tipiche armonie di chitarra a tre voci, che suonano subito riconoscibilmente Queensrycheiane (ti sparano dritto negli anni Ottanta), oppure nell’incastro tra un La Torre ultramusicale – puntato verso vette vocali estreme – e pittoreschi controcanti, anche questi dal sapore nostalgico. Sopra a tutto questo va sottolineato che stavolta i Queensryche sono riusciti a tessere alcuni riff di chitarra davvero incisivi, che fanno da fondamenta a un arrangiamento del nuovo materiale astutamente audace e portato a termine con successo.

Ci sono momenti che suonano particolarmente interessanti. Uno dei pezzi più cupi del disco, per esempio, è la rovinosa Behind The Walls, che però conquista subito il fan della band con un ritornello fenomenale, di quelli che sforna solo la vecchia scuola Queensryche. In questo brano la band mette in risalto per la prima volta nel disco anche alcuni di quegli elementi che da sempre uniscono l’essenza dei Queensryche classici e il loro ammiccare al metal progressivo. Questo carattere viene approfondito ancora di più dalla conclusiva e cupissima Tormentum, che col suo lungo e articolato passaggio strumentale regala una sorta di apice artistico del disco. Nemmeno Nocturnal Light, a metà album, si tira indietro davanti a sfide artistiche di questo tipo.

La produzione è di nuovo più ‘luminosa’ e più ‘chiara’ rispetto al suono ‘gracchiante’, quasi da ‘demo’, del predecessore »The Verdict«, dagli arrangiamenti più semplici: acqua al mulino, ancora una volta, di tutti voi che non riuscite a dimenticare l’età dell’oro tra il 1982 e il 1994.

Qui non c’è solo l’iniziale In Extremis: subito dopo, una dietro l’altra, arrivano altre tre intense marce heavy metal che sviluppano un connubio efficacissimo di voltaggio di riff e retorica musicale rapace. Più convincenti di così è quasi impossibile. I passaggi ‘mid-eight’ approfondiscono di nuovo con grande abilità il dramma teatrale tramite i cambi di dinamica, e lì scintilla alla grande il contributo del nuovo membro. Si tratta del batterista dei Kamelot Casey Grillo, che i Queensryche hanno messo alla prova a fondo sui palchi negli ultimi anni. Col suo lavoro variegato ha riportato ancora una volta il nuovo materiale al livello che ci si aspetta dai Queensryche. Anche ora che nella squadra non c’è più Scott Rockenfield. Grillo si è inserito alla grande nella band.

Quello che i Queensryche fanno questa volta, con un’eleganza artistica particolarmente abile e raffinata, è mescolare il vecchio col nuovo. Per tutto il disco si ha la sensazione che gli Ottanta siano qui con noi, perché i pezzi tracciano uno dopo l’altro parallelismi con il materiale nato soprattutto tra il 1982 e il 1988; allo stesso tempo, per l’ispirazione c’è da fare i complimenti ai membri del quintetto, perché le nuove idee suonano dinamiche e insieme freschissime. Di conseguenza, la band trabocca di una rifinitura fatta con una dedizione enorme.

Alcuni seguaci dei vecchi Queensryche non saranno mai del tutto soddisfatti. Tireranno sempre fuori che la magia con Geoff Tate è unica e irripetibile. Ed è vero. Ma va trattata come parte del passato della band. Quello che i Queensryche offrono col loro quarto album senza Geoff in formazione è, in realtà, molto più di un’approssimazione fenomenale di quella magia, che non tornerà mai più. Perché? Perché nel frattempo è nata una magia nuova. Con Todd, appunto. E funziona dannatamente bene. Se dopo il più debole »The Verdict« erano nati dei dubbi, ora si può addirittura affermare che »Digital Noise Alliance« è un salto di livello sia rispetto a »Condition Human« (2015) sia rispetto a »Queensrÿche« (2013).

Con la sensazione che stavolta la voglia di creare un album davvero di primo livello fosse più grande ‘del mondo intero’, che la squadra attuale (anche con l’arrivo del chitarrista Mike Stone – che in passato aveva già collaborato con i Queensrÿche) abbia trovato la giusta chimica creativa e che si intenda alla perfezione, e infine con una sensazione di straordinaria scioltezza, di calore e cuore onnipresenti e di una sicurezza di sé a prova di bomba, »Digital Noise Alliance« si prende senza dubbio il trono artistico rispetto ai tre album precedenti dei Queensrÿche. Lo riflette infatti il materiale più recente, a partire dalla più tranquilla e acusticamente elevata Forest, che non è affatto Silent Lucidity, ma brucia al 100% Queensrycheiana. Dall’inizio alla fine. In un unico blocco. Davvero? In coda al disco la band ha infilato la cover dell’intramontabile hit Rebell Yell, che nell’originale appartiene a Billy Idol. Ed eccoci di nuovo lì. Meno male che il pezzo sta in coda. Non c’entra niente col resto. Non perché si tratti di una cover arrangiata dai Queensrÿche, ma per via di una netta deviazione stilistica che non cancella nemmeno il confezionamento heavy metal alla Queensrÿche. Ma questo è sempre stato vero per i Queensrÿche. Anche ai tempi d’oro, quando registravano cover di altri artisti, quindi per la scelta della band di includere questa cover in »Digital Noise Alliance« non vale la pena fare troppo dramma.

Davanti a noi c’è dunque un album dei Queensryche su cui tutti i nostalgici dei vecchi bei tempi della band sapranno convenire che riassume nel modo più impressionante ed efficace l’essenza di quei tempi e la traduce nei nuovi. Di sicuro i Queensrÿche, dopo il naufragio del 2012, hanno tirato fuori un risultato che aspettavamo tutti. Soprattutto tutti i fan coi piedi per terra, che alla band non hanno mai voltato le spalle e che proprio per questo sanno e riescono a considerare l’arte della band nell’era con Geoff Tate (come un pezzo a parte della storia dei Queensryche) alla pari con le altre ere del ‘tortuoso’ percorso evolutivo del quintetto.

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. In Extremis
2. Chapters
3. Lost in Sorrow
4. Sicdeth
5. Behind the Walls
6. Nocturnal Light
7. Out of the Black
8. Forest
9. Realms
10. Hold On
11. Tormentum
12. Rebel Yell (bonus track)

Formazione:
Todd La Torre – voce, cori
Michael Wilton – chitarra
Mike Stone – chitarra
Eddie Jackson – basso
Casey Grillo – batteria


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie