Porcupine Tree: Signify

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Etichetta: Delerium
Data di uscita: 30 settembre 1996
Produzione: Steven Wilson
Durata dell’album:  61.53 min
Genere: Progressive Rock
Voto: 9/10


«Signify» è stato il quarto album in studio dei leggendari prog-rocker inglesi Porcupine Tree e, allo stesso tempo, il primo in cui l’intera band ha suonato dall’inizio alla fine, a differenza del predecessore «The Sky Moves Sideways» (1995) in cui il boss Steven Wilson aveva creato da solo tutte le composizioni, tranne «Moonloop». «Signify» è stato inoltre il secondo disco in cui i Porcupine Tree hanno funzionato come una vera band, nel senso pieno del termine, e non solo come il progetto solista di Wilson con qualche musicista di supporto qua e là. Dai tempi di «Signify» in poi, il tastierista Richard Barbieri, il bassista Colin Edwin e il batterista Chris Maitland sono diventati membri fissi del gruppo e non più semplici accompagnatori. Bastava già un’occhiata alla copertina un po’ cupa, con quella donna impigliata in una rete, per capire che nella musica dei Porcupine Tree di «Signify» aveva iniziato a prevalere un’atmosfera più oscura di prima, mentre alcuni testi si facevano portavoce di messaggi di critica sociale molto più espliciti.

Sul piano stilistico, «Signify» era il ponte di transizione tra il primo stile, psichedelico e space rock, e i dischi successivi, più ‘accessibili’, con un prog rock dalla struttura solida e dagli arrangiamenti più chiari, condito di tanto in tanto da momenti prog metal e da aperture amiche della radio. Per via di certe influenze krautrock, soprattutto dei Neu!, che hanno avuto un ruolo decisivo nella nascita della title track (in origine doveva essere una cover dello standard dei Neu! «Hallogallo»), questo album conserva ancora un carattere molto sperimentale e qualche momento psichedelico. Proprio la title track, strumentale, contiene il seme dei futuri esperimenti prog metal: mette in primo piano un riff di chitarra crudo e passaggi di batteria senza compromessi, mentre le improvvisazioni di tastiera restano saldamente ancorate al mondo dello space rock e del rock psichedelico.

«Sleep of No Dreaming», con i suoi numerosi cambi di tempo e l’alternanza tra sezioni calme e drammatiche, è una specie di prototipo delle composizioni cupe e malinconiche che avrebbero poi dominato la musica dei Porcupine Tree. «Waiting Phase One» è una creatura psichedelico-nostalgica che si apre come una ballata dal taglio acustico, finché non arriva il passaggio a una sezione strumentale con un assolo di chitarra malinconico e ondate di mellotron. Le armonie vocali nostalgiche sono il suo fascino principale, mentre il punto forte del seguito strumentale, «Waiting Phase Two», è un assolo di chitarra dai toni psichedelici. «Sever», nera come la pece, cupa e distopica, ha un ritornello nostalgico con armonie vocali magiche che spezzano in modo splendido il buio fatalista. Ancora oggi resta uno dei migliori ritornelli nella storia di questi leggendari prog-rocker.

«Idiot Prayer» sarebbe ‘solo’ uno dei tanti strumentali space rock almeno discreti che i Porcupine Tree hanno sfornato negli anni Novanta, se non avesse un finale piuttosto innovativo per l’epoca. Il visionario «Every Home Is Wired» era un commento di Steven parecchio cupo e pessimista, ma anche profetico, sull’alba dell’era di internet e su una digitalizzazione sempre più rovinosa per l’umanità. Con la sua combinazione di arrangiamenti psichedelici e armonie vocali sognanti, è tra i momenti migliori di «Signify», e nemmeno il minuto finale, parecchio sperimentale, cupo e oscuro, riesce a rovinarlo.

Nello strumentale «Intermediate Jesus» brilla soprattutto il talento di Maitland alla batteria, oggi spesso trascurato a causa del suo successore tecnicamente superiore, Gavin Harrison. Una menzione speciale se la meritano anche le complesse linee di basso di Edwin. Lo strumentale etereo-ambient «Light Mass Prayers», con la sua atmosfera misteriosa e oscura, potrebbe tranquillamente fare da colonna sonora a un film horror. Il capolavoro finale, «Dark Matter», è il vertice dell’intero album, soprattutto grazie a uno dei migliori assoli di chitarra della carriera di Steven. Nel testo c’è il suo sguardo sui lati negativi del tour, esperienza che aveva vissuto per la prima volta poco prima di registrare «Signify». Il suo primo tour dev’essere stato di sicuro un’esperienza faticosa per un musicista che fino ad allora aveva passato tutto il tempo in studio.

«Signify» è stato per i Porcupine Tree uno spartiacque importante e un ponte tra due periodi creativi diversi, proprio mentre il signor Wilson decideva finalmente che starsene chiuso in studio in eterno non aveva alcun senso se voleva entusiasmare con la sua musica più gente di una manciata di amici e sostenitori. Proprio per questo suo status ‘di passaggio’, o ‘ibrido’, a cavallo tra due fasi stilistiche diverse, oggi resta un po’ trascurato anche tra la maggior parte dei fan dei Porcupine Tree, anche se allo status di culto non gli manca poi molto. A livello ambient aveva già tracciato l’approccio sonoro cupo e malinconico che da lì in avanti avrebbe iniziato a dominare la musica di questi ambiziosi prog-rocker, all’epoca ancora piuttosto oscuri.

Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik

Tracklist:
1. Bornlivedie (1:41)
2. Signify (3:26)
3. The Sleep of No Dreaming (5:24)
4. Pagan (1:34)
5. Waiting Phase One (4:24)
6. Waiting Phase Two (6:15)
7. Sever (5:30)
8. Idiot Prayer (7:37)
9. Every Home Is Wired (5:08)
10. Intermediate Jesus (7:29)
11. Light Mass Prayers (4:28)
12. Dark Matter (8:57)

Formazione:
Steven Wilson – voce, chitarre elettriche & acustiche, sampler, nastri, organo, mellotron, pianoforte, programmazione della batteria, carillon, campane
Richard Barbieri – pianoforte, organo Hammond, sintetizzatori (Prophet-V, Roland System 700), nastri, sequencer
Colin Edwin – basso, contrabbasso
Chris Maitland – batteria, piatti, percussioni, loop di batteria, tastiere nel brano n. 11, voce nei brani n. 5, 7 e 11

Musicista ospite:
Terumi – voce nel brano n. 1


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