Queensryche : Rage For Order
Etichetta: EMI Records
Data di uscita: 27.06.1986
Produzione: Neil Kernon
Durata dell’album: 45.59 min
Genere: Heavy Metal / Art Metal
“Rage for Order”, successore di “The Warning” (1984), ha chiuso senza tanti complimenti con l’approccio classico su cui i Queensryche erano cresciuti. Era iniziata la seconda metà degli anni Ottanta, avanzava l’hair glam metal rock,… Curioso, tra l’altro, che per il loro tour da headliner abbiano invitato la band proprio loro, i sicurissimi di sé e imbellettati hair rocker Ratt. Negli USA i Queensryche aprivano allora i concerti degli AC/DC e continuavano a mettersi in mostra con successo davanti al grande pubblico. Ma andiamo con ordine.
Nella seconda metà degli anni Ottanta i metallari si sono messi a sbavare per l’integrazione delle tastiere, e andava particolarmente forte suonarle tramite i “sinthesyzer” per chitarra. Visto che i metallari della nuova ondata non avevano mai dedicato chissà quale attenzione alle tastiere, le opzioni erano solo due. Ingaggiare un tastierista all’altezza, come poteva permettersi per esempio Ozzy Osbourne, oppure mettersi a provare da soli. Su quest’ultimo fronte, gli esperimenti di Judas Priest (“Turbo”, 1986) e Saxon (“Destiny”, 1986) sono andati completamente a fuoco, mentre gli Iron Maiden, dall’altra parte, sono riusciti a battere la sfida e a sfornare l’album della carriera (“Somewhere In Time”, 1986), un album con un QI da Iron Maiden decisamente sopra la media. I Queensryche non hanno saputo resistere a queste tentazioni. Tanto per cominciare si sono messi addosso un look glamour: capelli cotonati, pelle rosso scarlatto tutta addobbata, stivali, trucco e cipria dati per scontati, ma più vicini all’era “Wild Boys” dei Duran Duran che ai W.A.S.P. E non solo.
Nella nuova produzione le tastiere sono spesso quasi alla pari con le chitarre. “Rage For Order” è un album lucidato a specchio dal punto di vista della produzione. Ha un suono chiaro e pulito! Gli strumenti sono nettamente separati l’uno dall’altro, il suono delle chitarre è più sottile, più preciso, ma allo stesso tempo tagliente e tirato, affilato quanto basta per tenere tutto saldamente in pugno. Certo, dall’altra parte della stessa medaglia è saltato fuori un sacco di spazio vuoto, che però viene riempito dall’approccio da cannonata alla produzione delle batterie, che nel nuovo suono si sono prese un volume enorme. Il suono delle batterie è cresciuto di colpo, quel martellare a tratti ricorda una banda di hooligan scatenati dopo una partita di calcio persa (Walk In The Shadows). Con questo rimbombare, per contrasto, riempiono la profondità del suono, che guadagna in vitalità e, ovviamente, in dinamica. Anzi, questa produzione delle batterie a tratti suona proprio sfacciatamente metallica, tanto che non mi stupirei se nel suo suono trovassero un osso da rosicchiare perfino gli amanti dell'”industrial” (?).
Su “Rage For Order” al centro dell’attenzione ci sono i ritornelli, tutti subordinati alle melodie, in cui i Queensryche dimostrano ancora una volta di essere autori e compositori nati di pezzi brevi e compatti che ti si stampano subito in testa. Se avessero sofisticato ancora di più il suono, si sarebbero potuti avvicinare pericolosamente a gruppi come Styx, Kansas o Journey. Okay, sono solo allusioni, “se”!
Alla figura rigorosamente metal di base i Queensryche hanno ora aggiunto con il nuovo album una ricca dose di sperimentazione. Il risultato è, detto alla buona, un album art rock. Ma i Queensryche hanno mantenuto la loro statura e la loro voce inconfondibili, e per giunta le hanno allungate di brutto! Non dimentichiamolo. Questo coraggioso passo evolutivo ha posto le basi per la creazione dell’insuperabile “Operation: Mindcrime” (1988). Su “Rage For Order” l’enorme potenziale della voce di Tate è sfruttato in misura molto maggiore, per quanto riguarda l’inserimento della melodia, proprio grazie al maggior controllo sul suono delle chitarre, che è assottigliato e avvicinato all’accordatura del suono delle tastiere. Di melodie di Tate ce ne sono ora ancora di più, mentre si è perso in buona parte il senso di atmosfera cupa tipico delle chitarre metal “nude” di “The Warning” e dell’EP “Queensryche”!
Una produzione più precisa, levigata e nuova non la si loderebbe mai così tanto, se dietro non ci fosse di nuovo un materiale che può vantare solo superlativi. Ti dico che, oltre ai cambiamenti nell’approccio al trattamento del suono, i ragazzi hanno un po’ “semplificato” il lavoro. Il duo Wilton/DeGarmo non è più così sfrenato da adolescenti, con la smania di dimostrare qualcosa. Gli assoli di entrambi sono più controllati. Evidentemente sono maturati velocissimo in questo senso e hanno iniziato a mettere nella musica la melodia di note scelte con più cura. I Queensryche sono sempre stati considerati una band “di grande intelletto”. La sofisticazione del suono in direzione art ha dato il via libera ad acustica, tastiere e a un campionamento programmato pieno di spirito (Neue Regel da qui in poi spicca di parecchio sull’album). In particolare il peso dei brani da medio-veloci a più lenti è maggiore del solito, il che d’altra parte accentua ancora di più il senso di malinconia e dramma portato dal modo di cantare di Tate in registro dominante. Il dramma è eccelso nei brani London, I Dream In Infrared, This Killing Words e soprattutto nell’intensa chiusura I Will Remember, che dimostra la forza della band nello scrivere ballad di una sensualità struggente!
La diretta Walk In The Shadows scrolla via con efficacia un ritornello che ti si infila velenosamente sotto la pelle. È un brano di calibro pesante, che per qualità spicca se guardiamo l’intera carriera della band. Le “multi-armonie” da AOR nel ritornello amplificano magistralmente quel pizzico di malinconia!
La varietà di colori del disco è condita dal ritmo rock di The Whisper, che sembra rubato a Baby Jane di Rod Stewart, evergreen pop rock da hit parade! Certo, i Queensryche sono caricati a dovere. Gonna Get Close To You, in origine di Lisa Dalbello, che nelle mani dei Queensryche scoppia di atmosfere a non finire, nel loro caso porta con sé uno splendido esempio di art rock. Una creazione senza paragoni. Atmosfera un po’ malvagia, strisciante, da brividi, Tate quasi nei panni volutamente “stonati” di David Bowie, pattern di batteria programmati, una vera giostra di ritmi e sottoritmi. In questo campo dell'”incomparabile” i Queensryche ci mettono dentro il naso da maestri parecchie volte.
Il brano The Killing Words, ormai la solita ballad d’impatto che su ogni album dei Queenryche possiamo evidentemente cominciare ad annunciare in anticipo, e Screaming In Digital sono i momenti del disco che per struttura hanno più parentele con “The Warning”.
Surgical Strike e Neue Regel, invece, segnalano chiaramente qualcosa che accadrà solo fra due anni. I pezzetti che compongono il mosaico di entrambi i brani, visti nell’insieme, tra cambi di ritmo, passaggi, ornamenti di chitarra e inserimento di campioni, indicano nel modo più diretto quale passo la band farà con decisione nel suo sviluppo successivo. Che poi la band abbia mantenuto la formula dentata della dentatura della belva, che resta ancora pericolosamente affilata, lo dimostra Chemical Youth (We Are Rebellion), con la sua fuga metallica, anche se la parte strumentale finale la calma del tutto in chiave sperimentale, con i ritmi che si spezzano di nuovo a strappi sotto l’ululare drammatico di una chitarra appesa al tremolo.
“Rage For Order” è un album speciale, un album che cresce piano, ma quando lo fai tuo ti ripaga alla grande. E un album come solo i Queensryche riescono a tirare fuori. Insomma, integrando tutti gli esperimenti, i Queensryche sono cresciuti a un livello qualitativo superiore e, proprio con “Rage for Order”, cioè con un netto distacco dai cliché classici dell’heavy metal, sono riusciti per la prima volta in carriera a esprimere in modo chiaramente riconoscibile tutti i loro marchi di fabbrica. “Rage For Order” è un album che ha cucinato qualcosa di completamente nuovo in senso musicale e un album che premia l’ascoltatore per molto, molto tempo. I Queensryche allora avrebbero potuto tranquillamente fare un album tipo “The Warning” e ancorarsi ancora di più all’heavy metal popolare in quel periodo, ma non dimentichiamolo. Questa è una band con il cervello, per cui provare e scoprire il nuovo è indispensabile per lo sviluppo e per la stessa esistenza. “Rage For Order” è un album pesantemente importante. È infatti il predecessore di “Operation: Mindcrime”. Stilisticamente è già più vicino al suo successore e i Queensryche ci hanno usato per la prima volta sul serio gli estensori e i flessori della loro muscolatura progressiva, tirando fuori un album art (metal) rock di gran classe con cui i ragazzi hanno superato il loro esame di maturità con un dieci pieno!
autore: Aleš Podbrežnik
voto: 9.5 / 10
Tracklist:
1. Walk In The Shadows
2. I Dream In Infrared
3. Whisper
4. Gonna Get Close To You
5. Killing Words
6. Surgical Strike
7. Neue Regal
8. Chemical Youth (We Are Rebellion)
9. London
10. Screaming In Digital
11. I Will Remember
BONUS TRACK DELLA RISTAMPA (2003):
12. Gonna Get Close To You
13. Killing Words (live)
14. I Dream In Infrared
15. Walk In The Shadows (live)
Formazione:
Geoff Tate – voce
Chris DeGarmo – chitarra
Michael Wilton – chitarra
Eddie Jackson – basso
Scott Rockenfield – batteria
MUSICISTA OSPITE
Neil Kernon – tastiere