Queensryche : Warning

0 125

Etichetta: EMI Records
Produzione: James Guthrie
Data di uscita: 07.09.1984
Durata dell’album: 48.36 min
Genere: Heavy Metal


Attenzione! Avvertimento! Allarme! Arriva da un’altra galassia, da un altro mondo, è in marcia una nuova razza, una nuova specie dominante, un nuovo inizio, un nuovo mondo, benvenuti nell’armageddon! Con una copertina che sa tanto di regalo a tutti gli “hitmaker” veri e presunti di questo pianeta ormai completamente impazzito da un pezzo, i Queensrÿche sono arrivati al loro primo vero album in studio, “The Warning”, e hanno dato davvero il via alla creazione di un mondo nuovo!

“The Warning” in gran parte mantiene la rotta dell’EP “Queensrÿche”, uscito l’anno prima. Dal punto di vista della popolarità della band, l’EP “Queensrÿche” se l’era cavata alla grande, tanto che i ragazzi non ebbero bisogno di infilare nel primo album in studio nemmeno uno dei quattro grandi pezzi di quell’EP: la richiesta restava comunque buona. “The Warning” è una nuova dimostrazione di approccio classico di altissima qualità all’heavy metal. È un’evoluzione diretta del lavoro da pionieri di Judas Priest, Iron Maiden e della new wave britannica, e come tale avverte che a portata di mano ci sono orizzonti musicali ancora inesplorati, verso cui l’heavy metal può svilupparsi e trasformarsi in nuove forme e nuove missioni.

I ragazzi, anche mentre predicano, restano avvolti nel mistero e nella ricchezza esuberante degli occultismi della fervida fantasia umana. Nell’album troviamo alcuni brani più strettamente legati a ciò che ci offre l’EP “Queensrÿche”. C’è la ballad anthemica e d’impatto No Sanctuary, che per struttura è forse addirittura la più vicina a The Lady Wore Black dell’EP “Queensrÿche”, con arrangiamenti orchestrali che aggiungono eccitazione al pezzo e ne alzano ancora il pathos; poi c’è l’esplosiva title track, che in un attimo dà fuoco alle polveri e apre il disco come si deve, e c’è l’oscurissima En Force. N M 156 è senza dubbio uno dei vertici dell’album per perfezione e per il senso innato della band nel fondere melodia e aggressività. Rispetto agli altri coetanei dell’ondata heavy metal americana dei primi anni Ottanta, i Queensrÿche erano i più vicini alle orecchie europee e giapponesi: tra tutte le band della loro generazione offrivano sempre la dose maggiore di melodia, la produzione più limpida e avevano in formazione, ovviamente, il mago della voce Geoff Tate. La pomposità e il lato inno che si sentono ad esempio in Take Hold Of The Flame sono un esempio diretto di come si possano fondere alla perfezione un riff velenoso e brillante, completamente al servizio della grande melodia che impreziosisce il brano, il quale infatti è diventato un grosso successo in Giappone.

Già solo dando un’occhiata al materiale dell’EP “Queensrÿche” si capiva che Geoff Tate non è un cantante “normale”! Che non è un cantante qualunque. Ebbene, “The Warning” conferma che abbiamo a che fare con una delle voci più eccelse, più riconoscibili e più impressionanti che l’heavy metal, in tutte le sue molteplici varianti, abbia mai avuto. L’articolazione del suo timbro e il modo in cui dà vita agli stati d’animo, con un approccio vissuto e sentito, quel suo ondeggiare ancora oggi difficile da battere tra la sottigliezza e l’alta tensione di una piena esplosività nei registri più acuti, toglie semplicemente il fiato. Con l’approccio “da operetta” sugli album dei Queensryche degli anni Ottanta, Tate si è guadagnato lo status di uno dei più grandi e apprezzati cantanti heavy metal di tutti i tempi, per non dire del rock in generale. I successivi esperimenti musicali della band hanno poi mostrato che la sua voce può essere un’ottima soluzione anche per generi come l’AOR o il pop rock. Prova diretta di cosa sappia evocare la voce di Tate è Roads To Madness, mini poema epico di 9 minuti. È il brano di chiusura, e per qualità spicca su tutto il disco.

L’anima dell’album è il contributo dei cinque membri in una collaborazione creativa perfettamente sintonizzata, grazie a una chimica di lavoro ideale. La novità coraggiosa che ravviva ulteriormente il disco è l’inserimento di arrangiamenti orchestrali che riempiono lo sfondo, spingono su intensità e dramma e alzano l’atmosfera, portando su “The Warning” un effetto di vera teatralità.

Nel comporre, e soprattutto nel costruire la maggior parte dei passaggi tra i motivi base di ritornelli e pre-ritornelli, dentro parti strumentali centrali dalla struttura distintiva che non tolgono nulla alla fluidità del disco ma anzi ne potenziano la dinamica e l’atmosfera alta (che furbizia!), e con certe successioni di motivi che si richiamano a vicenda, i Queensrÿche hanno fatto capire di poter crescere in modo più ampio, fuori dai confini tracciati dall’heavy metal classico. La scelta dei passaggi e l’alto sviluppo melodico dei singoli brani sono così intrisi di specificità, e anche su “The Warning” i Queensrÿche hanno portato in pieno la loro riconoscibilità e unicità, che risplende ancora più evidente rispetto ai germi sentiti nell’EP “Queensrÿche”. Alcuni elementi del tutto innocenti, per cui le successive invenzioni del metal progressivo li “incolpano”, baluginano fugaci in pezzi come Before The Storm (soprattutto nella parte strumentale centrale), Child Of Fire e la già citata Roads To Madness, che fra tutti offre i maggiori spunti per l’evoluzione successiva della band. Non va trascurato che l’aggiunta precoce di questi elementi va in parallelo con lo sviluppo, nello stesso periodo, dei Fates Warning e del loro esordio “Nights On Brocken”, con la differenza che questi ultimi sono scappati molto in fretta verso le acque della frammentazione complessa, a scapito della melodia, mentre la melodia è qualcosa a cui i Queensrÿche non hanno mai rinunciato, e l’apostolato del “segui la melodia” è uno dei principi fondamentali a cui i Queensrÿche sono rimasti fedeli negli anni Ottanta. Per questo si tratta di una delle band più “europee” fuori dall’Europa. Entrambe le band, sia i Fates Warning che i Queensrÿche, hanno avuto un’enorme influenza sullo sviluppo di quello che i critici avrebbero poi battezzato “metal progressivo”, etichetta che, nel caso dei Queensryche in particolare, è del tutto fuori luogo dal punto di vista del genere, visto che tutti gli album in studio sono piuttosto distanti l’uno dall’altro per stratificazione sonora e stilistica.

“The Warning” segna la fine dell’evoluzione dei Queensrÿche nel classico heavy metal. Già il disco successivo, “Rage For Order”, ha portato l’espressione musicale della band un grande passo avanti, in modo intelligente, con tante nuove immagini e sfide musicali, senza che i Queensrÿche intaccassero minimamente la loro unicità né la loro perfezione riconoscibile nel modo di porgere la melodia, tutta loro!

autore: Aleš Podbrežnik
voto: 9.0 / 10


Tracklist:
1. Warning
2. En Force 
3. Deliverance 
4. No Sanctuary 
5. N M 156 
6. Take Hold Of The Flame 
7. Before The Storm 
8. Child Of Fire 
9. Roads To Madness

BONUS TRACK DELLA RISTAMPA (2003): 
10. Prophecy 
11. The Lady Wore Black (live) 
12. Take Hold Of The Flame (live) 

Formazione:
Geoff Tate – voce
Chris DeGarmo – chitarra 
Michael Wilton – chitarra 
Eddie Jackson – basso 
Scott Rockenfield – batteria 

Ospite: 
Michael Kamen – arrangiamenti orchestrali

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie