Rage per i 20 anni di `Black in Mind` (2015)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Vienna / Viper Room / Austria
Data del concerto: 11.12.2015
Presenze: 250
Prezzo del biglietto: 19,00€ (in prevendita) / 22,00€ (il giorno del concerto)
I Rage sono leggendari heavy metaller di Amburgo, sulla scena dal 1984. In una vita così lunga ne hanno passate di reincarnazioni, ma in ogni formazione l’unica costante resta il nome del boss Peter »Peavy« Wagner. Uno degli scossoni più grossi della carriera la band l’ha vissuto proprio quest’anno, quando come un fulmine a ciel sereno è arrivata la notizia che le strade dell’eccezionale genio musicale bielorusso, polistrumentista e virtuoso, e di Peavy si separavano. Peavy ha così sciolto i Rage, che nel trio comprendevano anche il batterista Andre Hilgers. Ma solo per un po’. Prima ha rimesso in piedi due vecchi compagni d’avventura dei Rage, Manni Schmidt alla chitarra e Chris Efthimiadis alla batteria, nei Refuge, nati per risuonare il classico materiale »eighties« dei Rage, poi, sempre quest’anno, Peavy ha deciso di riattivare anche i Rage. In una formazione completamente nuova.
Questa non raggiungerà mai, di sicuro, il periodo più fertile della band, quello che è andato più o meno dal 2000 all’inizio di quest’anno. Peavy ha riempito i buchi con il chitarrista spagnolo Marcos Rodriguez e con un batterista di origini greche di nome Vassilios Maniatopoulos, per tutti Lucky. Quest’ultimo per anni ha lavorato come tecnico della batteria dell’ex batterista dei Rage Chris Efthimiadis. I Rage rinnovati suonano quindi, in tempi nuovi, materiale scritto per lo più negli anni Novanta. Su misura. Quest’anno sono passati 20 anni dall’uscita dell’eccezionale album »Black In Mind« (1995) e Peavy ha deciso di dedicare il nuovo tour al ventennale del disco. Il repertorio del tour è quindi, com’è logico, incentrato sulla maggior parte dei pezzi di questo album cult dei Rage. E così è andata anche a Vienna.
Che i tempi per il power metal tedesco »alla Rage« non siano rosei come una volta, una decina d’anni fa (e più), l’aveva già fatto capire la miseria delle band di supporto, che, diciamolo, non mettevano insieme nemmeno un pugno di originalità. In Chaos, giovani tedeschi conciati con stracci ridicoli (addirittura bianchi), si sono presentati come la barca di pirati strabriachi che affonda. Al posto loro avrebbero dovuto suonare i greci Emerald Sun. Senza se e senza ma. Atmosfera costruita su riff massicci, con voci ridicole di cui non capivi se volessero growlare o ruggire come orsi. Non è andata meglio quando sul palco sono saliti i viennesi Veil Of Deception, metaller »moderni« con voce melodica e pulita. Generici e anonimi. Anche gli hard rocker svizzeri Maxxwell non avevano un briciolo di personalità, ma si sentiva comunque che i ragazzi hanno parecchi chilometri ed esperienza sulle spalle, perché con la loro prova compatta e professionale hanno scaldato per bene le prime file.
Un bel po’ di gente riempiva la location, per il resto piacevolissima, della »tana delle vipere« viennese, in attesa dei Rage. Una simile febbre non te la saresti proprio aspettata. Gli austriaci, proverbialmente freddi, hanno infatti riservato ai nuovi Rage un’accoglienza ottima e sentitissima. Un bel mucchio di gente nelle prime file ha cantato alla grande con Peavy e compagnia. Nella prima (buona) metà del concerto la band ha suonato solo brani di »Black In Mind«. Il sogno del vero fan dei Rage, insomma, realizzato. I pezzi di »Black In Mind« li ha suonati in quattro, esattamente come erano i Rage all’epoca dell’album. Il nome del membro di supporto, che poi è sparito dal palco, non sono riuscito a pescarlo. All’inizio Peavy ha avuto qualche problema con le note alte, soprattutto nel pezzo d’apertura Black In Mind, dove nei registri più alti gli »mancava« la voce in modo evidente, ma poi si è scaldato e ha portato a casa una prova vocale più che dignitosa. Gli occhi erano puntati sul nuovo chitarrista Marcos Rodriguez. Solido, del tutto solido e corretto. Però uno avrebbe voluto vedere al suo posto un chitarrista esperto, coetaneo di Peavy, come ad esempio Manni Schmidt. Anche se negli assoli Marcos ha dimostrato di essere un chitarrista di grande qualità, per tutto il concerto dava fastidio quel continuo fare il pagliaccio, con facce piene di smorfie e boccacce, per non dire proprio posa e trucco da divo. Peavy, da professionista, non ne è sembrato minimamente toccato. Vedremo però quanto a lungo sopporterà questa pagliacciata. I Rage non ne hanno davvero bisogno.
Nonostante un’esibizione più che corretta e una scaletta da sogno, che nella seconda parte ha messo insieme anche brani degli album »Ghosts« (1999), »13« (1998), Welcome to the Other Side (2001), »End of All Days« (1996), l’immancabile Down da »Unity« (2002) e l’inserto Suite Lingua Mortis V intitolato No Regrets da »Speak of the Dead« (2006), non riuscivi a scrollarti di dosso la sensazione che la band avesse perso lo slancio di una volta, che fosse una specie di svilimento del nome e ovviamente un passo indietro, se non proprio verso il basso.
Entrambi i compagni di Peavy, devoti legionari, a Peavy costano pochissimo. La band ha anche fatto crollare i prezzi del merch ufficiale. Le magliette a maniche corte con doppia stampa a colori costavano la ridicola cifra di 15,00€. Nel 2015 i dischi non si vendono, ma con le magliette si guadagna bene. E la band lo sa benissimo.
Vedremo dove i nuovi tempi porteranno la band in futuro. Annuncia un nuovo EP, quindi del materiale nuovo è in cantiere. Fino alla sua uscita, i giudizi anticipati sono ingiustificati . Diamo tempo al tempo. Il concerto è stato bello, soprattutto grazie all’ottima scaletta. Che sia questo a contare. Per ora.
Scaletta
1. Black in Mind
2. The Crawling Chaos
3. Alive but Dead
4. Sent by the Devil
5. Shadow Out of Time
6. In a Nameless Time
7. Until I Die
8. The Price of War
9. All This Time
10. Over and Over
11. Back in Time
12. End of All Days
13. Suite Lingua Mortis V – No Regrets
14. Love and Fear Unite
15. Down
—bis—
16. Higher Than the Sky
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