Ram It Down

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Judas Priest
Etichetta: Columbia Records
Uscita: 1988
Durata: 58:12
Voto: 3.5/5

Con un urlo supersonico e un bombardamento a tappeto con tutta l’artiglieria a disposizione della band, “Ram It Down” annuncia già dopo i primi istanti il ritorno alle radici. Eh eh, dov’è finito il melodiare patinato sui sintetizzatori? Non c’è più (quasi!). I Priest su “Ram It Down” sono micidiali. Il suono dell’intera band è alzato di un bel po’ di potenze e i Judas Priest scatenano il finimondo, maltrattano i motori e, cosa più importante, da vecchi volponi esperti tornano a fare davvero paura. Insomma, un ritorno alle radici e allo stesso tempo un nuovo salto di livello.

Che miscela solista fantastica ci servono K.K. e Glenn nella title track! Ancora oggi è uno dei duelli di chitarra più rifiniti mai messi insieme. Ci sono ornamenti eccezionali, licks di chitarra taglienti come rasoi, spiritosi giochetti col tremolo, e gli assoli sono una vera tortura per le dita. Una canzone che ti divori con gusto. La crescita costante di entrambi i chitarristi nell’Heavy Metal ne è solo la conferma. L’intro di Glenn dimostra ancora una volta che i Judas Priest su “Ram It Down” non scherzano più: sono tornati a offrire a tutti i fanatici del metal un vero pugno di dinamite. Se guardiamo indietro al vecchio repertorio dei Judas Priest, “Ram It Down” rappresentava fino a quel momento una vera esplosione sonora. Come And Get It è già bella pericolosa, ma l’ottima bomba Hard As Iron risucchia anche l’ultimo briciolo di ragione “sana” e i Priest ci portano dritti dritti in un sogno heavy metal perfetto.

Il sesto pezzo è l’ottimo dramma ambientale Blood Red Skies. Qui i Priest usano i synth per chitarra con molto gusto: non rovinano il quadro sonoro, anzi, i “sintetizzatori” adesso lo riempiono in modo fantastico e creano un’atmosfera straordinaria. Un brano pieno di epica pomposa, in cui il cantante Rob Halford sta al centro della scena col suo artistico sesto senso. La canzone è un’avventura commovente, un vero mix di emozioni: rabbia, amarezza, nostalgia e, nel cuore, il fuoco ardente della passione amorosa. Attenzione, nel suono di Blood Red Skies si sente un ritmo “campionato”. Lo noti anche nell’ottima cover di Johnny B. Goode di C. Berry e in quella carogna metallica rotolante di Monsters Of Rock. Dave suona la batteria normalmente, ma il suono è sostenuto da una base sintetica. Senza dubbio alla band quel suono è piaciuto, perché, mano sul cuore, tutti i nuovi trucchetti sperimentali si integrano in modo fenomenale con il metallizzare generale e lo potenziano.

I pezzi bonus di questo remaster sono le versioni live di Night Comes Down e Bloodstone. Dal vivo i Judas Priest sono, come già detto innumerevoli volte, senza una sbavatura e come sempre acciaio della più nobile specie. Frustrante è solo il fatto che le versioni live dei brani di “Ram It Down” non si trovino in nessuna uscita ufficiale della band. Vabbè, speriamo che in futuro recuperino anche questo.

Detto ciò, “Ram It Down” nel complesso non raggiunge il livello di “Screaming For Vengeance”, “Defenders Of The Faith” o “British Steel”, almeno in fatto di coerenza. Love Zone e Love You To Death sono i punti più deboli e fanno fatica a reggere il confronto con il resto del materiale sonico e con il dramma atmosferico di Blood Red Skies. D’altra parte ci sono pezzi come Hard As Iron, I’m A Rocker, Heavy Metal e, naturalmente, la title track, che sono dei veri demolitori e, per suono, stile e pura magia, hanno anticipato dove sarebbero andati i Judas Priest con l’album successivo.

Formazione

Rob Halford – voce
K.K. Downing – chitarra
Glenn Tipton – chitarra
Ian Hill – basso
Dave Holland – batteria

Produzione

Tom Allom

Tracklist

1. Ram It Down
2. Heavy Metal
3. Love Zone
4. Come And Get It
5. Hard As Iron
6. Blood Red Skies
7. I’m A Rocker
8. Johnny B. Goode
9. Love You To Death
10. Monsters Of Rock

BONUS TRACK NELL’EDIZIONE REMASTERIZZATA DEL 2002:
11. Night Comes Down (Live)
12. Bloodstone (Live)

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