Screaming For Vengeance
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Judas Priest
Etichetta: Columbia Records
Uscita: year
Durata: 38:42
Voto: 4/5
“Screaming For Vengeance” (1982) ha segnato una svolta al 100% rispetto al predecessore “Point Of Entry” (1981). Con questo disco i Judas Priest degli “eighties” sono entrati nel periodo più fertile della loro carriera. “Screaming For Vengeance” ha fuso alla perfezione la maturità della band, irradiata da “Point Of Entry”, con la forza indomabile di “British Steel” (1981). Anzi, di più: i Judas Priest hanno iniziato a suonare più rumorosi e devastanti. K.K. Downing e Glenn Tipton, per la prima volta in modo più marcato, portano nello stile musicale la suddivisione degli assoli in più parti. E per tutti gli anni Ottanta i due chitarristi non hanno fatto altro che rifinire e arricchire questa formula nel ritratto dei Judas Priest. Di solito si sparavano due assoli, uno a testa, uno dopo l’altro, ma adesso questo duo geniale ha cominciato a incanalare tutta la sua inventiva nella costruzione di parti strumentali fatte di assoli spezzettati, tanto che si potevano susseguire anche cinque o perfino sette lead break di fila. Nei passaggi infilavano di nuovo inserti unici, brevi, esplosivi e rifiniti, incastonati dentro il riffing tagliente del disco. Le due componenti si fanno da amplificatore a vicenda, e il risultato è un disco che i fan dei Judas Priest, fra tutti i dischi dei Judas Priest, ancora oggi mettono volentieri al primo posto.
Già la salva d’apertura, Hellion, è una calamita che stordisce subito l’ascoltatore e lo avverte che dietro l’angolo c’è un sacco di piaceri peccaminosi. Le pelli sono massicce, il basso scava in profondità, a regnare è soprattutto la linea ritmica nei pezzi a medio tempo come Bloodstone, dove i contrasti tra prima e ultima linea e Rob Halford sono più espressivi che mai. Qui hanno visto la luce i classici di culto dei Priest Hellion/Elestric Eye, Riding On The Wind, Screaming For Vengeance e You’ve Got Another Thing Comin’. Sorprende la maestria della band nel tirare fuori una bomba implacabile come Electric Eye, che con la sua postura aggressiva offre un’atmosfera unica, soprattutto grazie all’ottima produzione. La voce di Rob nelle linee è volutamente deformata e robotizzata da un effetto che fa prendere vita a un grande occhio, che osserva vigile e si assicura che lo Stato sia sempre “pulito”. Siamo schiavi del controllo totale, frutto della nostra paura, e per questa “sicurezza immaginaria” abbiamo svenduto tutta la nostra libertà.
(Take These) Chains è un pezzo scritto per i Judas Priest da Bob Halligan Jr., membro dei Ceili Rain, che peraltro propongono una fusione di elementi folk irlandesi e scozzesi con ingredienti rock. Quest’uomo è diventato un compositore molto ricercato, soprattutto dopo aver scritto per i Judas Priest anche Some Heads Are Gonna Roll, uscita nel disco successivo “Defenders Of The Faith” (1984). In seguito Halligan ha scritto per nomi come Blue Oyster Cult, Kiss, Joan Jett, Ted Nugent, Michael Bolton e Cher. (Take These) Chains è un brano cucito addosso alla voce emotiva di Rob Halford. Ultramelodico e fluido, con un assolo semplice, costruito apposta per essere un singolo da hit. La carica emotiva vale anche per l’atmosferica Pain And Pleasure.
Dietro il titolo altisonante del disco c’è saldamente soprattutto la title track. Un martello incandescente fino al midollo, carico e con il pelo ritto, dove Halford urla, urla apposta quanto più può, tanto da far correre i brividi lungo tutto il corpo, che è una meraviglia. E questa bomba si riversa in modo dinamico nella passionale You’ve Got Another Thing Comin’, dal riff incisivo e abbassato e dal tempo massiccio, medio veloce, con il canto di Rob pieno di slancio. Verso la fine, con Fever, i ragazzi regalano il picco atmosferico del disco. Il drive ritmico aperto suona profondo e si avvicina al sound che di lì a poco avrebbero cominciato a prendere i gruppi glam metal. Riff abbassati, terzetti di chitarre nel ritornello e una voce emotiva e passionale. L’energia e l’atmosfera catturata che il pezzo irradia ci portano dritti al disco successivo, “Defenders Of The Faith”, che ha offerto un ulteriore salto di qualità nell’atmosfera e nella dinamica rispetto a “Screaming For Vengeance”.
La bomba conclusiva Devil’s Child è il momento in cui Rob, con tutta la sua superiorità, brilla in tutto il suo splendore. È decisamente una canzone sua dalla testa alla coda. Lasciatevi andare alla nascita di un mago! Il battito della magia da palcoscenico del tour “World Vengeance” ce lo regalano i Judas Priest con il live bonus track Devil’s Child, dove il cantante spinge volutamente le sue linee, già di per sé siderali, ancora più in alto, a dimostrazione che Halford, per espressività e potenza vocale, è cresciuto di continuo da un disco all’altro. La potenza l’ha incorporata con raffinatezza nel suo innato senso della sottigliezza. L’altro bonus track è la fantastica semi-ballad Prisoner Of Your Eyes, che per suono e per stile si inserisce alla perfezione nel disco. Qui i Priest hanno aggiunto i sintetizzatori per chitarra. L’atmosfera è carica di emozioni, e il lavoro delle due chitarre e di Rob Halford si ritrova letteralmente in piena trance. Strano che la band non l’abbia piazzata su uno dei dischi in studio.
Con “Screaming For Vengeance” i Judas Priest hanno fatto un altro passo avanti in tutto. Un disco in cui l’aggressività si sposa con una splendida dose di melodia dal feeling eccezionale, che ha aiutato i Judas Priest a conquistare finalmente il mondo intero. Negli USA “Screaming For Vengeance” è diventato doppio disco di platino. Erano tempi grandiosi, giusti per gli architetti dell’heavy metal, i Judas Priest.
Formazione
Rob Halford – voce
K.K. Downing – chitarra
Glenn Tipton – chitarra
Ian Hill – basso
Dave Holland – batteria
Produzione
Tom Allom
Tracklist
1. The Hellion
2. Electric Eye
3. Riding The Wind
4. Bloodstone
5. (Take These) Chains
6. Pain & Pleasure
7. Screaming For Vengeance
8. You’ve Got Another Thing Comin’
9. Fever
10. Devil’s Child
BONUS TRACK NELL’EDIZIONE REMASTERIZZATA DEL 2001:
11. Prisoner Of Your Eyes
12. Devil’s Child (live)
Durata dell’album: 51:04