Rapid Eye Movement
Autore: Rok Klemše
Artista: Riverside
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2007
I campioni polacchi del progressive rock e metal tornano dopo quattro anni con un nuovo album, Rapid Eye Movement, che chiude la trilogia Reality Dream iniziata con il loro disco d’esordio, Out of Myself (2003). Quel disco gli ha regalato visibilità e una pioggia di titoli come miglior esordio e miglior band debuttante. Ma non si è fermato ai titoli: i Riverside hanno pubblicato il secondo disco già per una label gigantesca, la più grande del prog metal e rock, la Inside Out Music.
I Riverside sono uno dei nomi più decantati della scena progressive di oggi, e a ragione, perché sono una band che non puoi proprio ignorare. Il loro volto musicale cupo, sensuale e atmosferico viene paragonato a gente come Pink Floyd e Porcupine Tree, mentre il lato più duro, metal, lo mettiamo senza vergogna nella stessa fila dei giganti del prog Dream Theater e Opeth. Ma i ragazzi mescolano gli elementi del progressive rock dei ’70 e ’80 con il suono moderno del prog metal così bene da risultare del tutto unici e autentici.
L’album Rapid Eye Movement è diviso in due parti, Fearless e Fearland, che insieme offrono quasi un’ora di musica eterea che ti porta in altri mondi. Dal punto di vista musicale il disco non si discosta granché dai precedenti: stavolta forse c’è più enfasi sulle parti atmosferiche e tranquille che sulla melodia, ma si nota comunque una crescita nella scrittura e un progresso generale. Qui va menzionata soprattutto la voce di Mariusz Duda, dal timbro incredibilmente naturale e caldo, che a me personalmente a tratti ricorda Steven Wilson (Porcupine Tree) e le voci pulite di Mikael Akerfeldt (Opeth); i due si assomigliano anche per la fantastica interpretazione emotiva dei testi. Stavolta Duda si concede un’intera gamma di stili di canto diversi, dalle voci delicate agli scoppi furiosi fino a un canto quasi corale. Il risultato di tutto questo non fa che aggiungere all’atmosfera cupa dell’album, che ti fa venire la pelle d’oca. Non serve sottolinearlo: i Riverside sono dei geni strumentali, ma fermiamoci un attimo su questo. Oltre alla voce, Duda si occupa anche del basso, e lo fa in modo magistrale. Le linee di basso sono semplicemente brillanti, e la produzione del basso è così buona che si fonde con la musica in un tutt’uno. La chitarra si intreccia follemente bene con la sezione ritmica, tanto che ogni tanto il tutto sembra quasi una jam session, mentre un tocco in più lo aggiungono le tastiere di Lapaj, un ottimo sostegno alla voce, che creano un’atmosfera incredibile, dal cupo al meraviglioso e mistico.
L’album parte subito con una composizione magistrale, Beyond the Eyelids, aperta da un’inquietante atmosfera elettronica e dai “chant” incredibili di Duda, a cui presto si unisce un groove di basso pazzesco e poi la chitarra, che ti catapulta in una vera delizia prog con un riff tagliente che ricorda un po’ i Dream Theater. Sul brano più breve dell’album, Rainbow Box, ha pesato molto l’influenza dei Porcupine Tree, ed è costruito attorno a un riff heavy portante, sostenuto alla grande da un basso e una batteria eccellenti. 02 Panic Room è uno dei brani più sperimentali del disco, perché si appoggia parecchio sull’atmosfera delle tastiere e su una marea di sample, che per fortuna non disturbano. Duda costruisce un’atmosfera da brividi con sussurri e voce malinconica, e l’ultima parte del pezzo la chiude con un tono freddo di chitarra e pianoforte, sopra cui aleggia una voce cadaverica da far gelare il sangue. Schizophrenic Prayer ci immerge ancora più a fondo nella disperazione: voce triste e chitarra acustica con motivi orientaleggianti creano un’ambient incredibile. Uno dei momenti migliori dell’album è Parasomnia, otto minuti che contengono il vero suono “trademark” dei Riverside, una linea di basso centrale possente e armonie fantastiche, introdotte da un inizio con la sola voce mistica di Duda, che al momento è senza dubbio uno dei migliori interpreti di testi nel prog. Through the Other Side ed Embryonic proseguono sulla scia di Schizophrenic Prayer, costruite soprattutto su pattern di chitarra acustica che a tratti ricordano il capolavoro degli Opeth, Damnation (Through the Other Side ricorda moltissimo Windowpane), e crescono entrambe in modo estremamente lento, ma efficace e maestoso. Cybernatic Pillow è costruita alla grande su riff staccato e ancora una volta su un basso eccezionale, che ti fa saltare il cervello. L’album si chiude con l’epico capolavoro di tredici minuti Ultimate Trip, dominato da una jam iniziale con parti “lead” geniali del chitarrista Piotr Grudzinski e del tastierista Michal Lapaj, seguita stavolta da una prova vocale più aggressiva.
La produzione dell’album è indescrivibile, probabilmente la migliore finora. Con Rapid Eye Movement i Riverside hanno solo consolidato il loro status, e con questo disco hanno anche chiuso la trilogia: sarà interessante vedere cosa ci aspetta in futuro. Da quello che abbiamo sentito, il futuro è luminoso.
Formazione
Mariusz Duda – basso, voce
Piotr Grudziñski – chitarra
Piotr “Mittloff“ Kozieradzki – batteria
Michal Lapaj – tastiere
Produzione
Riverside
Tracklist
1. Beyond The Eyelids 07:56
2. Rainbow Box 03:37
3. 02 Panic Room 05:29
4. Schizophrenic Prayer 04:21
5. Parasomnia 08:10
6. Through The Other Side 04:06
7. Embryonic 04:10
8. Cybernetic Pillow 04:46
9. Ultimate Trip 13:13