Razirklinga
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Kvinton
Etichetta: Subkulturni azil
Uscita: 2008
Durata: 42:01
Voto: 4.5/5
Il blues sloveno l’ho snobbato di proposito per un sacco di tempo: dopo un paio di assaggi di rimatori nostrani ero già stufo, deluso e imbottito di ricette prese in prestito da oltreoceano, dove questi approcci suonano incomparabilmente più convincenti. Eppure, a quanto pare, il tempo presenta il conto anche al mio gusto, un tempo geopoliticamente esclusivo: rispetto agli anni giovanili, sul lettore di casa girano parecchio spesso anche roba slovena, che però deve essere maledettamente buona perché le conceda più di un ascolto. E di questa soldataglia fanno parte anche i poeti della Podravska del blues da bettola, del rock affumicato di folk; il primo contatto con questi calibri fuori dal comune, che rispondono al nome di Kvinton, è arrivato alla festa annuale degli chansons diretta da Vita Mavrič. La Vie En Rose è stata la scintilla per cui il dischetto dal design minimalista Razirklinga è stato accolto con tanto più calore, e per cui oggi posso darvi io lo spunto per tuffarvi nei pozzi ruvidi e pieni di sostanza della parola di casa nostra.
Al passaggio del millennio i non conformisti di Ptuj si erano messi a caccia di fortuna con Lovci sreče; Razirklinga, nonostante otto anni di maturazione e rifiniture, rappresenta soltanto il risultato della seconda gita in studio, dove hanno lasciato uscire tutte le loro tensioni e dipinto sulla tela dell’ascoltatore una nuova tavolozza di storie su bizzarri invisibili che negli angoli fumosi delle bettole si perdono di vista con una facilità disarmante. Accanto alle ballate sociali a tinte civili c’è tutto lo spazio anche per un blues da osteria di qualità e per una poesia sloveneggiante di parola cantata, nel suo senso più pieno e bello. I Kvinton sono, nonostante l’associazione nominale con i pacchiani Kingstone, una band di cui, lo ammetto, mi sono innamorato al primo ascolto, e il motivo era semplice: musica buona e sincera. Il disco Razirklinga parte con uno standard blues intitolato Mornarjev blues. L’amore e il racconto di una carnalità perduta, un po’ sbiadita e logorata, che ha lasciato da parte l’abitudine e la brama del rimpianto, sono i temi con cui un rimatore stagionato intreccia il suo classico bozzetto, non certo pensato per le vostre orecchie e i vostri occhi. I Kvinton affrontano il lavoro con sobrietà e senso estetico: sotto il cappello della voce ruvida del cantante Marjan Bone si nascondono chitarre inserite con gusto, che nelle mani di Marjan Bračko e Boštjan Koren cantano con la giusta malinconia, senza scivolare nello sdolcinato strappacuore e in un riempitivo inutile. Ci si aggiungono il contrabbasso di Goran Podgorelec e le percussioni di Robert Belšak, più che sufficientemente solide, e l’insieme già in partenza respira a polmoni propri, trattenendo il fiato, senza bisogno di un grammo di abbellimento in più. Di alternative e punk non si sente traccia, e nemmeno degli altri modelli primordiali di ribellione, eppure nel complesso di palle di qualità ce ne sono parecchie.
Razirklinga Štef è il racconto di un personaggio bizzarro in cui possono riconoscersi tutti quelli con la spina dorsale che sono nati nel momento sbagliato e nel quadrante sbagliato dell’universo, ma che la schiena dritta l’hanno tenuta e hanno pisciato controvento con coerenza. Lo standard blues sexy prosegue dunque ai massimi livelli, e i Kvinton intrecciano la storia insieme a una musica di qualità, in cui non mancano assoli di chitarra blues, battiti ritmici di piede e ormai l’immancabile patina vocale ruvida. La parola scorre liscia come l’olio, le rime non sono forzate né artefatte e non alimentano il pregiudizio secondo cui i testi in sloveno suonino per forza miseri e stiracchiati. Il livello di qualità va mantenuto, e con il brano Led non cala di certo! L’ambiente nebbioso della Drava autunnale, ormai incatenata dall’inverno, è la cornice in cui il racconto di errori fatali, amore e tristezza da sbornia prosegue in modo riconoscibile e necessario. L’espressività è sinonimo del suono e della ricchezza di parole della band, mentre l’espressione centrale e piacevole di una finta resa alle convenzioni è solo uno strumento per adattarsi con sottigliezza al gusto comune, che i Kvinton infettano senza accorgersene e trasformano in senso positivo. Il tocco alla Orlek del brano Vedno k tebi grem è tale solo grazie all’aggiunta della fisarmonica, che non è affatto stucchevole alla Oberkrainer, anzi mette il punto sulla i a un lirismo tutto sensazioni. La combinazione è così naturale a modo suo che, al ritmo di un quadro sonoro movimentato, a lasciarsi cullare nel ballo è facilmente anche il dubbioso più ostinato, nemico giurato di tutte le fesserie delle radio di casa nostra.
https://www.youtube.com/watch?v=Ekv3yGlrx2U
Pravljica segna metà percorso, e con la chitarra tango e la fisarmonica si intravede una dimensione in più della band. Di impurità ce n’è abbastanza perché i ragazzi evitino facilmente giudizi ingiusti e catalogazioni, e sotto l’erotismo del suono e le immagini malinconiche dell’amore perduto si infilano sul palco un sacco di gocce di gioia, di spensieratezza, di evasione e di fughe dalla malinconia; di patetismo, in questo mix di cuore, non ne troverete. I Kvinton sono infatti uomini temprati dall’esperienza, e solo dopo vengono, in primo piano, i Kvinton come musicisti. Ti si mi è, in modo così maschio, lo sfogo morbido della vulnerabilità di un tizio solo. La notte ha il suo potere, e i Kvinton sono i suoi cantori che la immortalano con sensibilità. Nella melodia si trova un po’ di anima irlandese, e confrontandola con tutto ciò che è nostrano nel complesso non sento molti legami con le opere slovene. E questo mi basta per abbandonarmi senza fatica a ogni battuta e a ogni verso e dimenticare le origini della musica. Conta solo il cuore, e nello sfogo sincero del disco Razirklinga non ne manca. Nemmeno nel tempo più vivace del pezzo d’impatto Taxi. Il fattore di rinvigorimento, inserito al momento giusto, è davvero svegliante e di un’efficacia notevole: dopo le urla delle chitarre, il martellare dei tamburi e l’eco delle fisarmoniche è più facile dare ragione al filo conduttore della vignetta musicale Samo enkrat se ljubi. L’immagine di una bettola degli anni Venti o Trenta, pesanti nuvole di fumo e macchie di vino sui tavoli, dove a ondate tornano le immagini del vero amore. I Kvinton sono maestri dello chansonnier dei giorni nostri, e stavolta il sapore d’antan e l’espressione un po’ vecchiotta della musica non vanno certo ficcati nella rubrica dei difetti. Dopo Guslova podoknica alle signore più riservate scappa una lacrima, e ai maschi non resta che dire: »Se solo io avessi una simile ricchezza di parole, parlerei d’amore più spesso anch’io …«. E alla fine il giorno si fa sentire. Come finale i Kvinton si piazzano il brano Slab dan, ma stavolta la giornata può essere tutto tranne che brutta, visto che tra le due orecchie è andata in scena un’intera sinfonia di buona musica che sfugge a qualsiasi etichetta. I Kvinton hanno dedicato la chiusura ai risvegli da gatto sornione nel giorno dopo che siamo fuggiti dalla tristezza e da una quotidianità sovraccarica di gravità. Le preoccupazioni ci appesantiscono tutti e ci tirano a terra, ma i blueser di Ptuj, alla maniera di New Orleans, riescono a trasformare il momento no in un’altra storia in più, dopo la quale non possono che riempirsi i bicchieri, con tutto il diritto, e brindare a un’altra tappa portata a casa con successo.
Kvinton non sono certo i rappresentanti più belli e fotogenici della nostra soldataglia da palco, ma hanno carattere, patina e succosità, che dai musicisti di casa nostra mi mancano da morire. Era questo il motivo per cui scappavo così ostinatamente dalle opere nostrane, ma d’ora in poi basta, lo prometto! Razirklinga è senza dubbio una seconda tappa piena, riuscita e ricca di contenuti, per la quale i Kvinton si meritano la medaglia d’oro. Nonostante le associazioni con i vecchi gatti del passato, che ormai possono solo sorridere da dietro le cornici sbiadite delle fotografie in bianco e nero, il dischetto merita ascolti ripetuti e di abbandonarsi al sussurro di un cuore sentito forse per la prima volta. Se finora avete saltato di proposito l’aspro fandango dei vostri pensieri e avete soffocato il dolore nel frastuono della fretta postindustriale, stavolta i Kvinton vi offrono una scelta, e questa via d’uscita d’emergenza vale ogni minuto del vostro tempo. In chiusura prendo in prestito le parole di un collega di categoria, con cui sono d’accordo: Razirklinga può essere di tutto – ardente, solleticante, allegrotta ma non da sagra, e nonostante la malinconia i Kvinton sono a mille miglia dal patetico. E questo, miei cari, è un ottimo punto di partenza per il futuro, a cui io, almeno in senso discografico, presterò volentieri orecchio!
Formazione
Goran Podgorelec – contrabbasso
Robert Belšak – batteria
Igor Mešič – chitarra
Marjan Bone – fisarmonica, voce
Dejan Bračko – chitarra acustica, violino
Boštjan Koren – chitarra, tamburica
Musicisti ospiti:
Tina Muraus – violino nei brani #9, #8 e #6
Jernej Senegačnik – tromba nel brano #10
Produzione
Sebastijan Duh
Tracklist
- Mornarjev blues
- Razirklinga Štef
- Led
- Vedno k tebi grem
- Pravljica
- Ti si mi
- Taxi
- Samo enkrat se ljubi
- Guslova podoknica
- Slab dan