Recidiv
Autore: Urban Bolta
Artista: Drinkers, The
Etichetta: Gong Records
Uscita: 2014
Durata: 34:06
Voto: 4/5
Ci sono voluti ben sette lunghi anni prima che i campioni del drink’n’roll The Drinkers sfornassero un nuovo album. Dall’uscita dell’ultimo disco »Hajdi« nel campo della band è cambiata un sacco di roba, ed è proprio lì che vanno cercati i motivi di una (troppo) lunga assenza dallo studio. I Drinkers hanno ringraziato per la collaborazione il cantante Maki e il chitarrista Koza, accogliendo invece il ritorno di Koli alla voce e di Primož alle tastiere, più un volto nuovo dietro la batteria: Klemen Markelj, musicista di tutto rispetto. I vecchi compagni di merende si sono presi il loro tempo e, tra i tanti concerti suonati, si sono ritrovati l’uno con l’altro; nel frattempo ha iniziato a prendere forma del materiale nuovo, che è maturato e arrivato a pieno compimento nella prima metà di quest’anno, quando hanno varato il loro settimo album in studio, »Recidiv«.
Sono stati proprio i ritorni a portare aria fresca nella band! Su »Hajdi«, complice anche la formazione di allora, i Drinkers si erano buttati su acque punk rock, pubblicando il disco più distorto della loro carriera; con »Recidiv«, invece, più poveri di una chitarra ma rinforzati dal suono delle tastiere, tornano sulle vecchie strade del rock’n’roll che, insieme a testi beffardi e alcolicamente dissoluti, li aveva incoronati tra l’élite del rock sloveno. Élite nell’accezione buona del termine, cioè nel senso di un approccio genuino che li ha portati lontano, e non in quella oggi fin troppo abusata, che abbraccia ogni sorta di parassita da mangiatoia, quelli di cui i Drinkers amano tanto prendersi gioco! Il momento grosso per la band è arrivato tre anni fa, quando è tornato in mezzo a loro Sandi Kolenc – Koli, la prima voce sempreverde del gruppo. Per motivi di salute da un pezzo non si versa più nulla di forte in gola, ma resta sempre lo stesso tizio che brandisce la motosega e, con un carisma grande quanto il Triglav, spinge avanti gli ingranaggi della band. Il buon vecchio Koli è dunque di nuovo al suo posto e con lui i Drinkers si sono riguadagnati un pizzico della credibilità un po’ incrinata del passato: diciamocelo, solo dalla sua bocca le parole »Le Trboule spaccano, sul ponte c’è un cartello: vietato l’ingresso agli idioti!« suonano così vere e di casa.
»Recidiv« è molto più compatto del predecessore: gli undici brani offrono un viaggio di ritorno al sound classico della band, quello che ha regnato sui loro album fino a »Prohibicija« (2003), senza paura di eccessive scappatelle punk o addirittura metal. Questo ovviamente non vuol dire che questi due ingredienti siano spariti del tutto! Il pezzo Nenormalna non nasconde il flirt punk di Likar, mentre l’aggressiva F.A.S., con la linea di basso ispessita di Mutvar, richiama alla memoria quei sempre graditi sfasciatutti dei Motörhead; eppure anche i momenti più fuori dal seminato dell’album seguono comunque quel tocco giocoso e inconfondibile dei bevitori tra Trbovlje e Lubiana.
I Drinkers non sarebbero i Drinkers se nei testi non raccontassero storie comiche di un piccolo uomo indifeso. Hanno rimesso mano alla storia di vita di Mafalda, e nemmeno Huda baba se l’è cavata meglio; di birbonate innocue a sfondo sociale è pieno anche Pilatus, con la »comparsata« in mezzo del reverendissimo cardinale Rode. L’album (sorprendentemente) non contiene nemmeno un inno alcolico da stadio, il che nella storia discografica della band è una novità. Chiaro, la sobrietà di Koli, più che al vecchio amore, si è dedicata a temi sociali e critici in generale; con Trboule non mancano né una sana dose di patriottismo né un omaggio al bacino minerario locale, e il parallelo con Orleki ci sta più che bene.
Ascoltando »Recidiv« non è difficile cogliere l’eccezionale chimica che pervade la band quando può contare sul classico binomio strumentale chitarra / tastiere. Primož cambia ricetta da un pezzo all’altro: a tratti il suo approccio è un boogie rock’n’roll saltellante, altre volte, come in Debeli avioni, le tastiere sono stese come una coperta sulla frase di chitarra di base. Il principale autore dei brani, il chitarrista Robert Likar, in Avioni si è concesso anche un assolo come si deve, elemento che coi Drinkers, per via del loro seguire istintivamente la cultura rock’n’roll più primordiale, si sente di rado. Uno dei pezzi compositivamente più interessanti è la title track Recidiv, con un intreccio inscindibile di strofe e ritornelli e un’orecchiabilità che non ne vuole sapere di uscirti dalle orecchie! Trboule, monumento alla retorica più verace della band, con il »drive« chitarristico di Desetih jagrov racchiude tutta la semplicità filosofica del principio »più è meno« – un’altra prova che non c’è da temere: col tempo a »Recidiv« si attaccherà l’etichetta di disco classico dei Drinkers. Per la prima volta in vent’anni di storia della band l’album è fatto esclusivamente di materiale originale, che i musicisti, ormai temprati, hanno saputo impacchettare ancora una volta in un insieme chiaro e ben definito da ascoltare, per cui diventerà senza dubbio un pezzo d’arredamento obbligatorio per ogni fan della band.
Formazione
Sandi Kolenc (Koli) – voce
Robert Likar – chitarra
Miro Mutvar – basso
Primož Trebec – tastiere
Klemen Markelj – batteria
Produzione
Robert Likar
Tracklist
1. Huda baba
2. Pridi
3. Nenormalna
4. Trboule
5. Debeli avioni
6. Jutro na Fužinah
7. Pilatus
8. Recidiv
9. F.A.S.
10. …
11. Mafalda Vol. 2