Regeneration

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Artista: Tide
Etichetta: CPZ Records
Uscita: 2009
Durata: 44: 22
Voto: 4/5

Già dal titolo, il terzo album in studio dei Tide, “Regeration”, lascia intendere che durante la lavorazione la band sia entrata in una fase di trasformazione. I “sopravvissuti” di questa storia ne sono usciti più ricchi di esperienze e consapevolezze, più maturi, verrebbe da dire. L’alternative rock sviluppato dai Tide ha sempre avuto un piede in una direzione che poteva aprire alla band le porte di un potenziale successo commerciale più ampio. In Slovenia il gruppo gode da sempre di un’ottima promozione e trovi davvero pochi che non lo conoscano. Parliamo ovviamente del pubblico di riferimento, cioè la fascia d’età tra i 14 e i 25 anni.

La prima cosa che offre “Regeneration” non è niente di nuovo. La band continua a sfornare brani alter rock di impostazione semplice. Con la giusta dose di immediatezza verso chi ascolta, in termini di melodie principali banalotte, più una spavalderia rock tagliente che arriva a quel tocco necessario di ribellione intransigente. Insomma, si morde sempre nella stessa direzione. “Regeneration” porta con sé un elemento importante che alza tutto a un livello qualitativo alto. Ed è una produzione fenomenale. Il rock alternativo semplice che coltivano i Tide ha bisogno di un solido sostegno in una produzione convincente.

Questa mette in risalto un’impalcatura di linee di basso incredibilmente corposa e dall’intonazione più grave, sopra cui, in contrasto, navigano collage di colori costruiti con trucchetti banali di frasi di chitarra, minimi tocchi di spezie varie dalle tastiere e loop di programmazione campionati. Centro pieno! La produzione bilancia in modo eccellente i mattoncini della musica, li mette in contrasto e crea nei brani la profondità necessaria di un’immagine sonora tridimensionale, riuscitissima.   

E la musica? “Regeneration”, come terzo album, è una creatura molto matura, nata in modo controllato, con una visione chiara e un focus rigoroso. Stavolta si sente più che mai. A capo della band resta il cantante e chitarrista Kevin Koradin che, a prescindere da quello che è successo dietro le quinte durante la lavorazione, forse non aveva mai realizzato le sue idee con tanta facilità come in passato. Perché questa conclusione? Perché l’energia di tutti i brani è incredibilmente simile. Niente deviazioni compositive particolari, né atmosferiche. L’album è compatto e non c’è un momento che possa far “deragliare” l’ascoltatore poco esigente (leggi: il pubblico target dei Tide) e causare così eventuali “danni” alla sua corteccia cerebrale.

Stavolta i Tide introducono, non solo in singoli brani ma lungo tutto il disco, un pizzico di nostalgia, un principio di taglio retrò. Nella musica di “Regeneration” aggiungono spunti di dark o di post-punk della seconda metà degli anni Ottanta. Dire che si tratta di tocchi di new wave dei primi anni Ottanta sarebbe esagerato, ma alcuni contenuti musicali di gruppi come Sisters Of Mercy o i vecchi U2, a cui “Regeneration” si appoggia, non sono nemmeno del tutto fuori luogo.

Il primo brano, che apre l’album e porta il suo stesso titolo, ha un ritmo ballabile. Di moda! Assolutamente. E questo elemento pop si tiene per tutta la durata del nuovo disco. Se possono farlo i Mando Diao, perché non i Tide? Presto il pezzo si veste degli attributi del terzo paragrafo di questa recensione. Semplice e d’impatto. Un elemento importantissimo è la voce di Kevin, che regala ai brani quella sensazione cupa. Con Waste No Time si passa alla marcia superiore e l’album va avanti con gli stessi impulsi. Base di ritmo pop con approccio alternativo oscuro e un bel contrasto tra strofa e ritornello melodico e incisivo, che non cala nemmeno con Best Friend. Il brano Adieu, quarto in scaletta, è quello meglio costruito in questo schema, per linee pulite e fluidità libera nel contrasto “strofa-ritornello”. Lo definirei il pezzo più accessibile alle frequenze radiofoniche. È un brano su cui la band dovrebbe riflettere seriamente per farne un singolo, mettendoci dietro un supporto di marketing concreto che aiuterebbe il gruppo, soprattutto con questo pezzo, a portare “Regenetation” alla notorietà sul pianeta.

Nuovi Tide, per tempi nuovi! Un album ottimizzato alla perfezione, nel presentare i contenuti in modo chiaro e diretto. Ha una rifinitura impeccabile. È più orientato al commerciale di qualsiasi altro album dei Tide, ma al tempo stesso ricorda che dietro ci sono musicisti di qualità e co-creatori di idee, che offrono anche vera musica, che non lascia di certo l’ascoltatore a bocca asciutta. Idee e melodie semplici, con un impianto produttivo dosato con intelligenza, alta compatibilità dei motivi, sembrano mature, rilassanti, essenziali. L’incontro tra il giusto tocco di dinamite rock e la cosmesi di programmazione usata nell’album funziona in sintonia nel messaggio, come una coppia perfetta.

Nonostante sia un album che conquista subito, per niente impegnativo per chi ascolta, forse 12 brani non erano nemmeno strettamente necessari. Come detto, si rispetta sempre un modello chiaro da cui non ci si discosta molto. Eppure, nonostante questo schema, la band riesce a capitalizzare le leve tipiche dei Tide in una figura sempre interessante (tipica per loro), che non lascia mai il sapore sgradevole della ripetitività. In questo caso il brano tranquillo Let Me Sleep è un diversivo molto gradito a metà album, con cui i Tide mantengono con successo il poker d’assi sudato della prima metà del disco, mentre la cattiveria sull’album riprende quota più avanti, soprattutto con la riuscita fusione di principi moderni e immediatezza rock n’ roll in un brano come Love Train. Anche All The Things raggiunge i migliori standard di potenziale hit. La pigra So Lonely è un esempio da cui potrebbero prendere spunto gli “ziheraši” sloveni Dan D, se iniziassero a guardare all’estero. Questo brano si discosta un po’ dal resto del materiale, perché ha un tocco bluesy, persino soul, nelle linee vocali di Kevin, ed è accompagnato dalla ricetta ormai collaudata del trucco del “clapping beat”, che mantiene la sfumatura pop dell’album. Entusiasmante persino la chiusura con la confessionale Don’t Lose Your Mind.

“Regeneration” è un album di crescita e maturazione per la band, che può portarle il salto di qualità e una notorietà più ampia oltre i confini sloveni. È un album indie rock maturo e con “Regeneration” i Tide possono proclamarsi la prima vera band indie rock che arriva dalla Slovenia. Per gli standard sloveni i Tide offrono con “Regeneration” qualcosa di eccezionale. È anche un album che dà un metro sano di come dovrebbe essere il mainstream pop rock sloveno e, allo stesso tempo, dà alla band tutte le leve solide per raggiungere l’obiettivo sperato. Cioè la notorietà mondiale. Posso dire che è un ottimo album indie rock, con la giusta dose equilibrata di dolcezza pop unita a una vena rock che i Tide, finora, non avevano mai messo in mostra in modo così efficace in tutta la loro carriera.

Ancora due note. Sull’album è comparso il classico refuso di stampa: sul retro del CD hanno stampato come anno di uscita ”2005″ al posto di “2009”. Segnalo anche che la formazione dei Tide nel booklet non è citata da nessuna parte, anche se dalle foto si capisce che si tratta di un quartetto. Perché questa scelta, chiedetelo ai Tide, ma immagino che il motivo sia semplicemente che il vero motore della band è Kevin Koradin, che ha messo da solo probabilmente il 100% delle energie, anche nella nascita dei nuovi brani e del nuovo album.

Formazione

Kevin Koradin – voce, chitarra, tastiere, campionamenti

MUSICISTI OSPITI
Clifford Goilo – programmazione della batteria
Renee Kuhlmann – batteria
Matthijs Lievaart – violino nel brano n. 12

Produzione

Kevin Koradin & Clifford Goilo

Tracklist

1. Regeneration
2. Waste No Time
3. Best Friend
4. Adieu
5. Reptiles
6. You
7. Let Me Sleep
8. To Be Your Lover
9. All The Things
10. Love Train
11. So Lonely
12. Don’t Lose Your Mind

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