Released
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Jade Warrior
Etichetta: Repertoire Records
Uscita: 1971
Durata: 46:13
Voto: 4.5/5
“Released” è il secondo album dei mitici prog-rocker britannici Jade Warrior, che per la maggior parte della loro carriera si sono guadagnati l’attenzione dei palati più fini come grandi appassionati di world music e musica ambient. Tra ritmi etnici di ogni tipo e scenari sonori eterei, portavano chi ascoltava con la mente in terre esotiche, il più delle volte verso l’Estremo Oriente, da cui arriva anche il loro nome, che richiama un samurai votato alle arti. Si dimenticano spesso i loro inizi, quando erano più vicini a certe forme più dure di prog rock che ai sensibili costruttori di vaste distese strumentali ambient.
“Released” è un esempio eccellente del loro periodo giovanile, quando non si vergognavano ancora di dare ogni tanto una bella scaldata hard rock con qualche riff marcato nelle mani di Duhig e della sua chitarra elettrica. L’album si potrebbe definire un vero e proprio studio sui contrasti stilistici, perché dentro trovi un assortimento variegato di ogni struttura compositiva possibile: dai pezzi hard rock tutti d’impatto alle ballad eteree, fino agli strumentali jazz rock fusion con vari motivi etnici. Per questi ultimi, come sempre, il merito va soprattutto al flautista e percussionista Jon Field, che più avanti avrebbe preso in mano la direzione stilistica della band. Fondamentale per il suono nettamente più duro di questo disco rispetto alla maggior parte dei loro lavori è stato l’arrivo di un vero batterista, Allan Price: il debutto omonimo non aveva proprio una batteria classica, ma solo percussioni di vario genere.
L’hard rock d’apertura “Three Horned Dragon King”, con i suoi riff incisivi, gli assoli melodici e i ritmi latini pieni di temperamento, ti porta senza ombra di dubbio dalle parti dei primi Santana, anche se le variazioni ritmiche, con quei giocosi arrangiamenti di sax, sono più complesse di quanto faccia di solito il gruppo appena citato. “Eyes on You”, salata di folk rock, è qualcosa che un giorno avrebbero potuto inventarsi i Jethro Tull: ha un riff infuocato, condotto attraverso arrangiamenti di flauto pieni di spirito e un ritmo saltellante. Perfino la voce del bassista Glyn Havard qui ricorda vagamente Ian Anderson, e più per caso che per abitudine. Il loro talento per le ballad pastorali delicate lo dimostrano nella romantica “Bride of Summer”, con una melodia bellissima al flauto di Field e l’interpretazione vocale sensibile di Havard. Tra l’altro, è curioso che nel loro vocabolario sonoro originale i Jade Warrior non abbiano mai usato le tastiere. Gli arrangiamenti sinfonici li tessevano di solito con il flauto e con vari aggeggi chitarristici.
“Water Curtain Cave” è un ottimo strumentale jazz rock fusion, con un assolo pittoresco al sax dell’ospite speciale Dave Conners. Qui, per la prima volta, infilano anche una breve pausa ambient con una melodia eterea di flauto e un uso colorito delle percussioni più varie. “Minnamoto’s Dream” è un’interessante miscela di hard rock e qualche sfumatura di musica etnica. In primo piano ci sono le linee di basso nitrenti e un lungo assolo di chitarra, mentre per il sapore orientale ci pensa l’uso occasionale delle conga. Per la cronaca: nella storia giapponese più antica Minamoto era un titolo onorifico per tutti i discendenti della famiglia imperiale che non erano in lizza per la successione al trono.
“(We Have) Reason To Believe” è un altro esempio di energia hard rock cruda, con un motivo centrale interessante costruito sull’intreccio tra sax e chitarra. Le armonie vocali qui suonano proto punk e a me personalmente ricordano parecchio quelle che di solito praticavano gente come gli Hawkwind. Un pizzico di fascino jazz lo mette un ottimo assolo di sax. La jam jazz rock fusion di quasi 15 minuti “Barazinbar” è senza dubbio il pezzo centrale del disco e un’occasione splendida per celebrare le doti tecniche di questi musicisti di prim’ordine. Questo strumentale magnifico scorre benissimo da un motivo all’altro, mantenendo però sempre la melodia centrale, così chi ascolta non si annoia nemmeno per un attimo. Tanti ritmi africani vengono nobilitati da imponenti passaggi di sax, mentre andando avanti non mancano nemmeno scorribande di chitarra scatenate. Il titolo del brano conferma che anche i Jade Warrior erano lettori appassionati del Signore degli Anelli: è il nome in lingua nanica della crudele montagna Caradhras, che con una valanga di neve ha quasi sepolto la cosiddetta Compagnia dell’Anello. L’album si chiude con la ballad pastorale e nostalgica “Yellow Eyes”, che suona come un canto malinconico di una sera di fine estate. Havard non è mai stato tra l’élite dei cantanti, eppure il suo canto, accompagnato da fragili melodie di flauto e chitarra acustica, sul piano emotivo è più che convincente per un finale romantico di questo splendido disco.
Con “Released” i Jade Warrior hanno fatto un progresso decisivo rispetto al debutto omonimo e hanno creato uno dei loro album migliori, che ancora oggi entusiasma per la varietà stilistica e per l’armonia tra gli elementi rock tradizionali e le diverse innovazioni prese dal mondo della world music. Per quantità di sfuriate hard rock piene di temperamento lo si potrebbe definire il loro lavoro più duro, il che lo mette in netto contrasto con le loro successive onde ambient, di natura esclusivamente strumentale e senza più alcun legame con il rock classico. Eppure dentro ci sono ancora abbastanza momenti calmi e meditativi e abbastanza deviazioni jazz fusion piene di spirito perché, grazie a questo equilibrio stilistico, piaccia a una cerchia larghissima di amanti del buon rock progressivo.
Formazione
Jon Field – flauto, percussioni, conga
Tony Duhig – chitarra
Glyn Havard – basso, voce
Allan Price – batteria
MUSICISTA OSPITE:
David Conners – sax tenore e contralto
Produzione
Jade Warrior
Tracklist
1. Three-Horned Dragon King
2. Eyes On You
3. Bride Of Summer
4. Water Curtain Cave
5. Minnamoto’s Dream
6. We Have Reason To Believe
7. Barazinbar
8. Yellow Eyes