Renaissance
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Renaissance
Etichetta: Island Records
Uscita: 1969
Durata: 39:24
Voto: 4/5
I leggendari pionieri britannici del rock progressivo Renaissance oggi vengono spesso snobbati quando si elencano le band prog più importanti e influenti di tutti i tempi, e questo, fino a un certo punto, è sicuramente ingiusto. Nei libri di storia della musica ci sono finiti soprattutto come la band prog di maggior successo (e per tanti intenditori anche la migliore) con una voce solista femminile. I continui cambi di formazione, che li hanno accompagnati per tutta la carriera, hanno ridimensionato parecchio la loro portata commerciale, anche se con evergreen come »Carpet To The Sun«, »Ashes Are Burning«, »Mother Russia« e il loro più grande successo »Northern Lights« si sono guadagnati per sempre un posto tra i rappresentanti più emozionanti e di qualità del rock progressivo sinfonico degli anni Settanta.
Il loro omonimo esordio è opera di una formazione che è rimasta insieme meno di due anni, per poi subire un rimpasto totale. I Renaissance originali erano una creatura del chitarrista/cantante Keith Relf e del batterista Jim McCarty, due ex membri dei leggendari blues/psychedelic rocker The Yardbirds. Relf e McCarty immaginavano la loro nuova band come un collettivo capace di mettere insieme elementi di classica, folk e rock, cioè un mix di stili che è rimasto in qualche modo il cuore del vocabolario sonoro dei Renaissance per tutta la carriera. Per realizzare l’idea si sono uniti a loro il bassista Louis Cennamo, il pianista/clavicembalista John Hawken e la sorella di Relf, Jane, nel ruolo di seconda voce. Prima dell’arrivo della leggendaria cantante Annie Haslam nel 1971, che ha aiutato i Renaissance a imporre il loro sound riconoscibile, la voce femminile, nonostante l’indubbia qualità, faceva un po’ da ‘seconda fila’.
Ciò che già nell’omonimo esordio del 1969, meglio degli album d’debutto di tanti big del prog più noti e amati, ha spinto i Renaissance tra gli innovatori chiave del prog rock sinfonico è stata la riuscita fusione di arrangiamenti classicheggianti, spesso dal sapore barocco, al pianoforte di Hawken e di variazioni chitarristiche di colore folk rock firmate Relf. Probabilmente non serve sottolineare che gli The Yardbirds erano famosi per aver ospitato tra le loro file i chitarristi più dotati della loro epoca. Relf, in quella leggendaria band, era ‘solo’ il cantante principale, l’armonicista e ogni tanto il chitarrista acustico.
Nella sua breve carriera musicale, finita tragicamente nel 1976, a soli 33 anni, a causa di una morte sopraggiunta mentre suonava una chitarra elettrica con l’impianto elettrico non a posto, non ha avuto la vera occasione di crescere ulteriormente come chitarrista e magari raggiungere il livello tecnico dei celebri ex compagni di sventura negli The Yardbirds, con in testa Eric Clapton, Jeff Beck e Jimmy Page. La storia del rock lo ricorderà quindi soprattutto come un cantante eccellente. Alla profondità artistica del sound originale dei Renaissance hanno contribuito in modo decisivo le splendide armonie vocali e il piacevole contrasto tra le voci di fratello e sorella Relf. Lei, con il suo contralto su »Renaissance«, si è rivelata addirittura un filo più convincente del fratello, ed è un peccato che come cantante di valore, nel prosieguo della carriera, non abbia ottenuto maggiore visibilità.
L’apertura, un’epopea di prog rock sinfonico di oltre 11 minuti intitolata »Kings And Queens««, presenta fin dal primo istante i Renaissance come un collettivo ambiziosissimo, pieno di slancio giovanile e voglia di farsi valere. Arrangiamenti di pianoforte drammatici e complessi e battiti di batteria sparpagliati aprono la strada alla voce melodica di Keith, che sboccia nel ritornello epico. Possenti armonie vocali di accompagnamento approfondiscono di continuo l’atmosfera eterea e misteriosa, in perfetta sintonia con il testo da trovatore su re e regine un po’ mitologici e un po’ reali. I cambi di tempo complessi e le tante variazioni strumentali sono una bella prova del fatto che i Renaissance puntavano allo stesso tempo su melodie orecchiabili e su un’imprevedibilità sperimentale intrisa di improvvisazione.
»Innocence«, attraversata da elementi di psichedelia, si apre con un’improvvisazione insolita, dal colore jazz, dopodiché i membri della band, tra pianoforte e chitarra, costruiscono del tutto a sorpresa una melodia centrale arrangiata in modo splendido. Il classicismo barocco al pianoforte di Hawken, insieme alle frasi chitarristiche dal sapore pastorale di Relf, è fondamentale per creare una vera atmosfera britannica d’altri tempi, su cui aleggia in ogni momento un’aura di mistero, mentre il duo ritmico McCarty-Cennamo si rifaceva più che evidentemente alla scuola jazz.
Nella splendida ballata »Island«, uscita anche come singolo in versione accorciata, si può ammirare l’eccezionale talento vocale di Jane Relf, impreziosito da meravigliosi arrangiamenti orchestrali e da epiche armonie vocali di accompagnamento. Nonostante i Renaissance, nella loro ricca carriera, abbiano sfornato un bel mucchio di ottime ballate dal colore pastorale, »Island« resta uno dei loro risultati migliori in assoluto. L’assolo barocco di pianoforte di Hawken regala un’interessante variazione al parte strumentale centrale, ritmicamente quanto mai mossa. Jane mantiene lo scettro vocale anche sulla melodrammatica »Wanderer«, che contiene numerose variazioni ritmiche imprevedibili e arrangiamenti da trovatore quasi danzanti, di cui non si sarebbero vergognati nemmeno alla corte di Enrico VIII d’Inghilterra. Il suo canto stavolta è ancora migliore ed è la fonte principale dell’epica romantica di cui i Renaissance, del resto, non sono affatto avari per tutto l’album.
La complessissima »Bullet« è la seconda delle due lunghe epopee di prog rock sinfonico dell’album e un’ulteriore prova che i Renaissance originali erano una band tecnicamente di alto profilo, visto che brulica di improvvisazioni jazz. La voce teatrale di Keith è sostenuta da arguti vocalizzi di accompagnamento, mentre le percussioni dal colore esotico fanno buona compagnia agli arrangiamenti di pianoforte sparpagliati. Le variazioni di Keith all’armonica, dentro un complesso collage sonoro, portano anche un soffio di blues. La seconda parte di questa composizione sperimentale, grazie alle improvvisazioni psichedelico-jazz, risulta perfino un po’ inquietante e caotica, una rarità piuttosto notevole per i Renaissance, quasi sempre di umore ottimista e ‘luminosi’. In alcune versioni in CD di »Renaissance« si trovano come bonus track la versione singolo accorciata dell’evergreen »Island« e la ballata romantica e classicheggiante »The Sea«, dove alla voce solista, con il supporto di possenti armonie vocali, brilla di nuovo Jane Relf.
Con l’omonimo esordio, un documento sorprendentemente valido capace di fondere sensibilità epica, innovazione artistica e solida preparazione tecnica, i Renaissance hanno dimostrato di potersela giocare ad armi pari, già nei loro primi passi, con le migliori band prog rock della loro epoca. Un po’ di ingenuità da principianti non è mancata, soprattutto nei testi piuttosto monocordi, ma per un collettivo così giovane e idealista era del tutto normale. Come ultima curiosità, va detto che »Renaissance« è stato fino al 1978 il loro unico album capace di entrare nelle classifiche britanniche già subito dopo l’uscita, a dimostrazione di quanto fossero amati dalla critica di casa per gran parte della carriera.
Formazione
Keith Relf – voce, chitarra, armonica
Jim McCarty – batteria, percussioni, cori
John Hawken – pianoforte, clavicembalo
Louis Cennamo – basso
Jane Relf – voce, percussioni
Produzione
Paul Samwell-Smith
Tracklist
1. Kings and Queens (10:56)
2. Innocence (7:07)
3. Island (5:58)
4. Wanderer (4:02)
5. Bullet (11:21)
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