Reptilicus Maximus

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Lizards, The
Etichetta: Hyperspace Records
Uscita: 2015
Durata: 55:01
Voto: 4/5

Nove anni di pausa tra l’ultimo album in studio e quello nuovo sono un bel pezzo di tempo per i rocker americani di vecchio stampo The Lizards, se togliamo l’album di cover »Archeology« uscito nel 2009. La formazione, dopo tutto questo tempo, è rimasta identica. Una combinazione di musicisti eccellenti e rodatissimi, piantati saldamente nell’eredità del rock’n’roll della vecchia scuola e cresciuti, tra le altre, nelle fila di Black Sabbath, Blue Öyster Cult, Rainbow, Cactus, Riot e Masterplan, si fa strada anche sul nuovo disco a colpi di pesanti frasi di chitarra che rotolano come macigni. Le composizioni oscillano tra un rock’n’roll crudo e diretto e la sincerità del blues rock, fino a momenti più complessi che sconfinano anche in territori da rock progressivo.

Questo album, come i precedenti, verrà adottato in fretta dagli amanti della vecchia scuola rock, che lo faranno subito proprio. Lo stile, ma anche il suono estremamente crudo, energico e vivo che incarna anche il nuovo disco, strizza l’occhio più di una volta a band come Led Zeppelin, i Whitesnake dei primi tempi, ma anche Cactus e Vanilla Fudge.

L’atmosfera dell’album è cupa e gli elementi psichedelici si fanno sentire eccome, proprio grazie alla combinazione di riff di chitarra tuonanti e di un suono Gibson grasso, che si intreccia alla grande con gli arrangiamenti di tastiere, tra inserti di piano, linee di Hammond cioccolatose e sonorità scure di sintetizzatore.

La band ha affrontato gli arrangiamenti in modo olistico. Ha mantenuto tutta l’energia elementare di un suono dal vivo e organico e l’ha travasata con efficacia sui »nastri di registrazione«, cioè sul CD. La schiera di ospiti speciali nasce dall’amicizia che lega i The Lizards a questi musicisti, coltivata nei tour fatti insieme. Si tratta di Vinnie Moore (UFO), che mette i suoi assoli nel brano Crush (diciamocelo, niente di speciale), poi Frank Marino (Mahagony Rush), David Lanik (Sharks) e l’illustrissimo Glenn Hughes in persona, che con Mike DiMeo ha cantato i duetti vocali nel pezzo probabilmente migliore del disco, proprio in chiusura, intitolato Miracle Man. Quest’ultimo l’ha scritto lo stesso Glenn Hughes per questo album.

Il risultato è un album davvero bello, che non porta nessuna rivoluzione musicale né sorprese devianti da avventurismo musicale, ma che va preso come una specie di omaggio alle band dei tempi pionieristici, quando il rock era ancora giovane e nel giro della musica entravano solo talenti veri e sinceri, pieni di grandi idee e di visione musicale. 

Formazione

Mike DiMeo – voce, tastiere
Patrick Klein – chitarra
Randy Pratt – basso
Bobby Rondinelli – batteria 

OSPITI SPECIALI:
Glenn Hughes – voce
Frank Marino
Vinnie Moore – chitarra 

 

Produzione

Patrick Klein

Tracklist

1. Ton On The One (3:25)
2. Evil Eyes (5:20)
3. Incurable (3:07)
4. Crash (5:55)
5. Crawlin’ King Snake (4:20)
6. In The Pleasure Dome (7:18)
7. Wild West (3:56)
8. Pray For Peace (3:17)
9. The Rat’s ‘N Us (6:21)
10. Turnin’ Me Under (6:31)
11. Miracle Man (5:26)

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