Resonate

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Hughes, Glenn
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2016
Durata: 56:17
Voto: 3.5/5

Il cantante e bassista di culto Glenn Hughes, noto anche con il soprannome ‘The Voice of Rock’, che i più apprezzano soprattutto per quello che ha fatto con Trapeze, Deep Purple e Black Sabbath, è tornato come solista dopo una lunga assenza con il suo quattordicesimo album in studio, »Resonate«. Dopo il precedente lavoro solista »First Underground Nuclear Kitchen (FUNK)« (2008), Glenn si era infatti buttato completamente su progetti ‘da superstar’ come Black Country Communion, California Breed e Kings of Chaos, e in un certo senso la cosa era sorprendente, visto che aveva scelto di creare in ‘collettivo’ proprio quando la sua carriera solista stava sbocciando anche sul piano commerciale e iniziava a farsi tanti nuovi fan che prima non avevano mai sentito parlare di lui. Dopo la fine poco gloriosa del progetto California Breed, al maestro della voce non restava altro che rimettere in moto la carriera solista.

La parte iniziale dell’album, capitanata dall’opener rovente »Heavy« e dal non meno energico »My Town«, picchia duro e contiene quella miscela vincente di hard rock e funk con un pizzico di soul che Glenn ha portato alla perfezione nel corso della sua lunga e ricca carriera. Il chitarrista Soren Andersen non risparmia riff affilatissimi, mentre Pontus Enborg alza man mano il livello delle sue acrobazie dietro le pelli. Il collaboratore di lunga data Chad Smith (Red Hot Chili Peppers) stavolta compare solo in due brani, cosa che deluderà sicuramente qualcuno, così come il fatto che accanto a Glenn, questa volta, non ci siano nomi altisonanti. Evidentemente con i due pezzi d’apertura il signor Hughes voleva dimostrare di essere ancora capace di ‘spingere a tutta’ e di rendere felici soprattutto chi apprezza di più la sua eredità Deep Purple. Anche la voce di Glenn è ancora incredibilmente integra, quindi salire verso le note alte non gli crea il minimo problema. E al tipo, quando canta, non manca di certo la passione e lo slancio da ragazzino, ed è in fondo proprio questo ciò che ha sempre distinto di più i suoi lavori.

»Flow« ha un suono di chitarra un po’ più sporco e un tempo più lento, mentre un po’ più di spazio per passaggi taglienti di organo hammond va anche al tastierista Lachy Doley, oggi probabilmente il più apprezzato suonatore australiano di organo hammond. Il po’ nostalgico »Let It Shine«, con il suo ritornello appassionato di impronta soul, è uno dei momenti migliori di »Resonate«. Un’atmosfera simile ce l’ha anche »Steady«, dove i ricchi arrangiamenti di tastiere vengono fuori per la prima volta nell’album, mentre le armonie vocali sullo sfondo arricchiscono ancora di più le appassionate acrobazie vocali di Glenn. Nei testi, il signor Hughes non è mai stato famoso per chissà quale profondità intellettuale. Sul più incisivo »God of Money«, dove non mancano sfoghi vocali rabbiosi e rullate furiose, si concede infatti un aspro commento sociale sulla società moderna, pesantemente divisa in classi. Una mossa un po’ poco convincente da parte di uno a cui nella vita non mancano certo i beni materiali, anche se dopo anni di dipendenza si proclama uomo ‘rinato’, cioè illuminato.

La seconda metà di »Resonate« è nel complesso un po’ meno ispirata della prima, perché alcuni brani si somigliano un filo troppo. »How Long« è un rocker pesante nella media che sul piano dell’atmosfera non va da nessuna parte, mentre il suo ritornello ‘rompiscatole’ diventa piuttosto in fretta un po’ stancante. Meno male che c’è almeno un assolo d’organo di Doley abbastanza spiritoso. »When I Fall« è una ballad molto decente con ‘nobili’ trame di organo hammond e il vellutato approccio vocale di Glenn. »Landmines« è un funk rocker quasi perfetto, con un discreto assolo di chitarra e un leggero retrogusto pop grazie al ritornello a più voci. I due brani di chiusura, il clichettoso heavy rocker »Stumble & Go« e il po’ più sperimentale »Long Time Gone«, sono purtroppo creazioni piuttosto mediocri, come se verso la fine di »Resonate« al signor Hughes stesse piano piano venendo a mancare la vera ispirazione da compositore. La versione speciale di »Resonate« include anche una bonus track, »Nothing’s The Same«, che però è una ballad acustica piuttosto sonnolenta, di cui Glenn davvero non dovrebbe andare troppo fiero.

»Resonate« non è esattamente la nuova »Stormbringer«, ma a dirla tutta da ‘The Voice of Rock’ non se l’aspettavano nemmeno i suoi fan più devoti. Nonostante contenga pochi momenti che restano in testa a lungo, il che significa che difficilmente farà concorrenza ai classici solisti che Glenn ha messo in fila negli anni, »Resonate« resta comunque un lavoro solidissimo che, con la sua miscela appassionata di hard rock, funk e soul, accontenterà tutti i fan di lunga data della carriera solista di Glenn.

Tanto, metà del lavoro su »Resonate« lo fa come sempre la voce ancora fantastica di Glenn, il che vuol dire che già solo per questo non può venirne fuori nessun risultato musicale disastroso, anche se l’album, soprattutto nella seconda metà, soffre un po’ della mancanza di ispirazione in fase di scrittura. Stavolta probabilmente non riuscirà a conquistare nuovi fan tra le generazioni più giovani, come gli era riuscito con »Soul Mover« e con il picco commerciale della sua carriera solista, »Music For the Divine« (2006), soprattutto dopo la sfortunatissima cancellazione del tour già annunciato, ma se non altro ha garantito una solida continuità al suo impressionante percorso musicale e ha dimostrato che, a differenza di tanti suoi contemporanei, non è ancora da rottamare.

Formazione

Glenn Hughes – voce e basso
Soren Andersen – chitarra
Lachy Doley – tastiere
Pontus Enborg – batteria e percussioni

MUSICISTA OSPITE:
Chad Smith – batteria e percussioni su “Heavy” e “Long Time Gone” 

Produzione

Glenn Hughes e Soren Andersen

Tracklist

1. Heavy
2. My Town
3. Flow
4. Let It Shine
5. Steady
6. God of Money
7. How Long
8. When I Fall
9. Landmines
10. Stumble & Gon
11. Long Time Gone
 

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