Restless Heart
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Whitesnake
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1997
Durata: 55:51
Voto: 4/5
Nel 1994, dopo il breve ma divertente esperimento chiamato Coverdale and Page, i leggendari campioni dell’hard rock Whitesnake, grazie al ‘signore del loro destino’, l’altrettanto leggendario cantante David Coverdale, sono risorti dalle ceneri e, con l’ennesima line-up completamente stravolta, sono partiti per un breve tour europeo in cui hanno promosso la compilation »Whitesnake’s Greatest Hits« (1994). Oltre al vecchio compare di David, il virtuoso olandese della chitarra Adrian Vandenberg, la formazione di allora includeva anche un ritorno, il bassista Rudy Sarzo (ex-Quiet Riot, Ozzy Osbourne), il chitarrista Warren DeMartini (ex-Ratt), il batterista Denny Carmassi (ex-Montrose, Heart) e il tastierista di passaggio Paul Mirkovich. Finito il tour, David ha di nuovo salutato il mondo della musica e si è preso una pausa di tre anni in Bolivia. Nel frattempo la line-up dei Whitesnake è cambiata ancora una volta in modo radicale.
Già nel 1995 David aveva deciso di rilanciare la carriera solista. Così nel 1997 aveva in mente di pubblicare »Restless Heart« come suo terzo album solista. Sotto la pressione della EMI, però, »Restless Heart« è uscito alla fine a nome ‘David Coverdale & Whitesnake’, diventando così il primo nuovo album in studio dei Whitesnake dopo »Slip of the Tongue« (1989). Su »Restless Heart«, che segnava un bello stacco stilistico rispetto a quello che il signor Coverdale aveva fatto per ultimo con i Whitesnake a fine anni Ottanta, ad accompagnarlo c’erano, oltre a Vandenberg e Carmassi, anche il tastierista Brett Tuggle e il bassista Guy Pratt, ottimo session man noto soprattutto per le collaborazioni con i Pink Floyd e David Gilmour.
Grazie a una produzione moderna curata da David in persona, »Restless Heart« portava finalmente il tanto atteso ritorno alle radici r’n’b dei Whitesnake. Nei vari pezzi dominava un hard rock sofisticato dal gusto bluesy, con qualche ‘deviazione’ interessante e abbastanza inattesa dagli schemi compositivi prevedibili, a dimostrazione del fatto che il leggendario cantante voleva lasciarsi alle spalle certi trucchetti commerciali del passato. Quanto poco gli importasse, a quel punto, di replicare i successi commerciali di un tempo lo dice bene il fatto che »Restless Heart« all’origine non è nemmeno uscito negli USA e che l’unico hit (britannico) è stato la toccante ballata blues »Too Many Tears«. I testi sono rimasti ‘standard’, pieni di struggimenti amorosi, mentre il lato sessuale selvaggio di David stavolta è stato messo da parte: anche l’atmosfera di »Restless Heart« è quindi molto più malinconica rispetto alla maggior parte dei vecchi lavori dei Whitesnake, che grondavano malizia erotica.
L’opener »Don’t Fade Away« è una splendida ballata contemplativa con raffinati arrangiamenti sinfonici sullo sfondo e un ritornello che prende il volo, in cui David trova un forte sostegno emotivo nelle armonie vocali femminili dei cori. Vandenberg è come al solito eccellente con i suoi raffinati passaggi bluesy alla chitarra, che accentuano ancora di più l’umore malinconico di questa apertura insolita ma riuscitissima. Anche dal testo si sente che perfino il ‘Benny Hill dell’hard rock’ con gli anni ha un po’ calmato la sua smania erotomane ed è andato a ‘riflettere a fondo su sé stesso’. Il miglior indicatore dello stato emotivo di David all’epoca è lo sguardo sul suo volto provato, deluso e smunto che ‘adorna’ la copertina di »Restless Heart«, del tutto priva di idee. In fondo alle spalle aveva già due divorzi, visto che nemmeno il matrimonio con la chiacchierata modella americana Tawny Kitaen, protagonista di gran parte dei video dei Whitesnake di fine anni Ottanta, è durato a lungo, com’era prevedibile.
»All In the Name of Love«, con un altro picco nel ritornello a voci armonizzate, ha una dose invidiabile di quelle ammalianti tendenze ritmiche blues rock che i fan dei Whitesnake, soprattutto gli amanti del loro periodo classico blues rock, rimpiangevano dalla metà degli anni Ottanta. Il signor Coverdale, ben spalleggiato dalle due coriste, stavolta incanta di nuovo con una straordinaria varietà vocale ed emotiva, mentre Vandenberg, con l’organo alle spalle, riesce a oscillare di continuo tra potenza elettrica e raffinatezza. La title track, energica, con un riff di chitarra incisivo tra i furiosi passaggi di batteria, è una versione modernizzata in produzione dell’hard rock che vuole stare al passo coi tempi, con l’apice in un ritornello epico. Questo catalizzatore di energia era una bella prova del fatto che i ‘serpentoni bianchi’ sapevano mordere forte ogni tanto anche in età avanzata.
Il già citato hit »Too Many Tears« è una delle migliori ballate di tutta la storia dei Whitesnake, con un’atmosfera sottile come poche. Sofisticati arrangiamenti d’organo e malinconici passaggi di chitarra fanno da splendido sostegno al canto emotivamente ricchissimo di David, che trionfa in un ritornello toccante. »Crying« è un blues rocker tutto d’un pezzo, con un fraseggio di chitarra senza compromessi e una bella dose di dolore del cuore nella voce spiegata di David, di nuovo ben spalleggiata dalle due coriste e dal vecchio collaboratore Tommy Funderburk. Con le sue variazioni chitarristiche sontuose Vandenberg conferma ancora il suo status originario di eroe della chitarra anni Ottanta. Di cosa parli il testo, stavolta, è davvero meglio non sprecare parole.
La cover »Stay With Me«, in origine della cantante soul americana Lorraine Ellison, è un’altra ballata blues pacata ed emotivamente ricca, a tempo lento, dove in primo piano c’è soprattutto la performance straziante di David, accompagnata da sottili ornamenti di chitarra e potenti stacchi di batteria. »Can’t Go On« è una ballata a trazione acustica che mostra quanto fosse fruttuosa la collaborazione tra il leggendario cantante e Vandenberg, perché i toccanti passaggi di chitarra danno di nuovo un sostegno poderoso allo sfogo vocale malinconico e appassionato di Coverdale. La civettuola »You’re So Fine«, soprattutto grazie ai passaggi di chitarra sporchi e ai massicci giri di batteria, segna un ritorno riuscito ad acque blues rock un po’ più incisive, ed è uno dei rari momenti di »Restless Heart« in cui l’approccio vocale di David, su una struttura ritmica saltellante, ricorda di nuovo l’edonista scatenato di un tempo.
»Your Precious Love« prosegue con successo la serie di toccanti ballate blues di »Restless Heart«, quelle in cui la voce di Coverdale, grazie all’invidiabile estensione emotiva, ha sempre brillato di più, mentre l’aiuto delle due cantanti porta anche un soffio di soul. »Take Me Back Again« è invece una ballata da bar quasi (stereo)tipica, alcolica, con inserti hard rock, dove regna l’approccio volutamente brillo di David, che passa con efficacia dal ringhio inconsolabile a un’intimità delicata, mentre Vandenberg non molla un attimo e continua a forgiare passaggi di chitarra furiosi e ottimi assoli bluesy. Il pezzo di chiusura, »Woman Trouble Blues«, è un altro ibrido interessante tra ballata blues condita di chitarra acustica e potente hard rocker con un fraseggio di chitarra in evidenza, in cui, tra il rombo dell’armonica e le chitarre affilate, si sente anche un po’ di sapore ‘da cowboy’.
»Restless Heart« è un disco unico, che ha segnato un ritorno più che riuscito dei ‘serpenti bianchi’ alle loro radici r’n’b, ed è un vero peccato che oggi venga snobbato persino dallo stesso Coverdale. Che i Whitesnake non ne suonino nulla dal vivo non sorprende, visto che David, data la natura estremamente personale del disco, a dispetto della mossa smaccatamente commerciale della sua etichetta ingorda, l’ha sempre vissuto come un album solista. Il nuovo ritorno dei Whitesnake dal vivo era comunque già finito nel 1998, quando Coverdale, dopo il live acustico »Starkers in Tokyo« (uscito in Europa nel 1998), in cui la sua collaborazione ormai decennale con Vandenberg ha toccato il suo apice, ha deciso che (almeno per qualche anno) non aveva più senso continuare nel ruolo di capo dei ‘serpenti bianchi’.
Formazione
David Coverdale – voce
Adrian Vandenberg – chitarra
Brett Tuggle – tastiere e cori
Guy Pratt – basso
Denny Carmassi – batteria e percussioni
MUSICISTI OSPITI:
Tommy Funderburk – cori
Beth Anderson – cori
Maxine Waters – cori
Elk Thunder – armonica
Produzione
David Coverdale
Tracklist
1. Don’t Fade Away
2. All In the Name of Love
3. Restless Heart
4. Too Many Tears
5. Crying
6. Stay with Me
7. Can’t Go On
8. You’re So Fine
9. Your Precious Love
10. Take Me Back Again
11. Woman Trouble Blues