Riblja čorba al palasport di Brežice (2016)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Brežice
Data del concerto: 19.03.2016
Numero di spettatori: 500
Prezzo del biglietto: 18 € / 20 €

Cosa ti aspetti da una band che da 38 anni, perlopiù nei paesi dell’ex Jugoslavia, scrive la storia del buon vecchio e divertente rock´n´roll? La risposta l’abbiamo trovata sabato 19 marzo al palasport di Brežice.

Già la location lasciava intuire che tra il pubblico ci sarebbero stati parecchi croati. Il palasport di Brežice mi sembra un posto simpatico per i concerti. Sono rimasto però sorpreso dall’affluenza: mi aspettavo più gente, almeno visto il prezzo dei biglietti tutto sommato ragionevole. Invece la sala era piena appena un po’ oltre la metà. Tra il pubblico dominava la generazione dei 35+.

Già entrando in sala sono rimasto parecchio deluso: l’impianto audio, visibilmente modesto, non prometteva miracoli. E non mi sbagliavo. Le opzioni erano solo due: o acustica bassa, o acustica scadente a volume alto. Purtroppo è toccata la seconda, quindi l’audio di questo concerto non posso proprio promuoverlo. Anche nel punto dove di solito sta il mixer, più o meno a metà del secondo terzo della sala, il suono era poco comprensibile. A deludere sono state soprattutto le voci. Solo dopo essermi tappato un po’ le orecchie sono riuscito a capire bene cosa uscisse dalla bocca del cantante della band di apertura e del cantante dei Riblja čorba.

Con un leggero ritardo, alle 20:45, è salito sul palco spoglio con la sua band Dražen Markotić, che si esibisce con il nome Dražen Vega. Una formazione interessante, che non suonava affatto male. Gli hanno concesso poco più di mezz’ora, giusto un buon riscaldamento per il pubblico impaziente.

Poi è toccato alla band per cui siamo arrivati fino a Brežice. Lo ammetto, ero un po’ scettico: dopo tutti questi anni, il carismatico Bora Đorđević e compagnia riescono ancora a sorprendermi con un bel concerto? L’ultima volta li ho visti dal vivo una decina d’anni fa. Devo dire che non è cambiato granché. Riblja čorba, che ha pubblicato il suo ultimo disco, intitolato Uzbuna, nel 2012, è ancora una band di altissimo livello, dove i riflettori sono chiaramente tutti per il »leader« Bora, 64 anni, e per il chitarrista Vidoja Božinović – Đinđer, 61. Ai due i chilometri si fanno sentire eccome. Ma per fortuna solo nell’aspetto, perché di buon vecchio carisma, insieme ai testi tipicamente eccezionali, non è mancato niente. Nella formazione ci sono ancora Miroslav Aleksić – Miša al basso, Nikola Zorić – Nidža alle tastiere e Miroslav Milatović – Vicko alla batteria. Ai cori, stavolta, un ragazzo, giovane rispetto agli altri, di cui purtroppo non sono riuscito a cogliere il nome. Bora gli ha regalato durante il concerto perfino qualche minuto di gloria, che lui ha sfruttato con un’ottima ballata alla chitarra acustica. Bora ha evidentemente smorzato un po’ le uscite provocatorie, spesso anche nazionaliste, con cui la band si è procurata parecchi guai negli anni. Stavolta si è perfino avvolto al collo una sciarpa con la bandiera croata, che uno spettatore gli aveva lanciato sul palco. Prevedibile, probabilmente, visto che il concerto si è tenuto vicino, in una città a un passo dal confine con la Croazia. Senza qualche uscita provocatoria più soft, comunque, non si è andati avanti nemmeno stavolta. Bora, come già tante volte, ha detto chiaro il suo punto di vista sull’omosessualità, ma quella pungente cattiveria di qualche anno fa stavolta non c’era. L’intero show si potrebbe tranquillamente chiamare anche »Best of«, perché Riblja Čorba ha suonato la maggior parte dei suoi grandi successi, come: Draga ne budi peder, Poslednja pjesma o tebi, Avionu slomit ču ti krila, Amsterdam, Nemoj da ideš mojom ulicom, Dva dinara druže, Zelena trava doma mog ( nel mezzo del pezzo, una perla originale di Bora: Trava može biti štetna ako nije kvalitetna), Kako je lepo biti glup, Svirao je Dejvid Bowie,…  

Il concerto si è chiuso dopo un buon paio d’ore, lasciando un’ottima impressione al pubblico. Bora e compagnia sanno ancora far scatenare i loro fan e, a quanto pare, gli anni che inevitabilmente avanzano non li fermeranno.

Una curiosità che noto spesso ai concerti delle band rock dell’ex Jugo. Non c’è mai nemmeno un minuscolo banchetto dove comprare una maglietta, un CD o un vinile. Io, per la cronaca, mi ero portato ottimisticamente un budget per fare scorta di vinili e completare la collezione. Invece sono tornato a casa a mani vuote. Spero che prima o poi le cose cambino.

testo e foto: Klemen Udovč

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