Zlatko Kaučič presenta Kombo B a Cerkno (2016)
Autore: Aleš Podbrežnik
Luogo: Cerkno / Bar Gabrijel / Slovenia
Data del concerto: 19.03.2016
Numero di spettatori: 60
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero)
Zlatko Kaučič è un nome grosso sulla mappa musicale slovena e pure su quella internazionale. Un vero cittadino del mondo, un vero visionario della musica. Nel trasmettere l’arte musicale ha provato praticamente tutto, eppure con la sua sete creativa indomabile continua a scoprire e a tracciare nuovi orizzonti sonori ancora inesplorati, arricchendo noi tutti.
Ed ecco che è arrivato il nuovo ciclo di Keltika, e con lui un nuovo atterraggio di Zlatko Kaučič nel delizioso bar Gabrijel di Cerkno. Stavolta in compagnia dei suoi allievi riuniti sotto la sigla »Kombo B«. Perché B? Perché è la seconda generazione di Kombo, che rispetto al Kombo A, da cui sono usciti musicisti oggi affermati (Samo Šalamon, Vid Drašler, Jošt Drašler, Marko Lasič, Vitja Balzalorsky, Gal Furlan), è un po’ ringiovanita, ma non per questo meno talentuosa. Kombo B, che di recente ha pubblicato il CD »Hramo« (Gremo), a Cerkno è salito sul palco con cinque batteristi e percussionisti, cioè Tina Jenko, Tomi Novak, Nejc Franca, Žiga Ipavec e Urban Kušar, affiancati da due chitarristi, Peter Kastrin e Jan Jarni, dal sassofonista contralto Jure Boršič e dal bassista Matjaž Bajc.
Dopo l’introduzione di Dario Cortese, che negli anni è diventato ormai parte dell’arredamento del bar Gabrijel, noto per le pubblicazioni dedicate al ritorno dell’uomo a madre natura ma anche per l’attività musicale (Crazed Farmers), i Kombo B si sono lanciati nel brano Urbanova očala. Stavolta per la parte vocale hanno dovuto arrangiarsi del tutto da soli. Sotto la bacchetta vigile del loro mentore Zlatko, la squadra di nove musicisti si è sparpagliata in un attimo per la sala e ha messo in piedi una base solida ma morbida e ondeggiante, rinforzata da un bel po’ di »funk«, su cui appoggiare il proprio sapere e le proprie abilità di improvvisazione jazz. Vi chiederete dove abbiano infilato cinque batterie sul palchetto del bar? Ovviamente non era possibile. Perciò hanno montato due set di batteria piccoli piccoli. In ogni brano suonato due musicisti stavano alle pelli, mentre i tre »liberi« nel frattempo »giocavano« con le percussioni, rafforzando l’ossatura ritmica dei pezzi. Il quintetto di batteristi si è alternato per tutto il concerto tra batteria e percussioni. Col passare del tempo ho riconosciuto dei volti noti sul palco. Li avevamo visti infatti a gennaio a uno dei giovedì nostrani nella Gala hala di Lubiana. Sono i Koromač, che rappresentano i Kombo B in ben cinque sesti della formazione madre. Mancava quindi solo uno dei due chitarristi. Non stupisce, allora, che prima di annunciare il brano Vrtejba Zlatko abbia fatto notare che i migliori musicisti vengono proprio da quell’angolo di Slovenia, cioè da Vrtojba, da dove vengono anche i Koromač.
In un’ora e venti Zlatko ha diviso il palco in una metà sinistra e una destra. Ciascuna metà dialogava con l’altra, cercando un ordine interno dentro il «giuramento» dell’improvvisazione, che ondeggiava sui motivi guida, e allo stesso tempo doveva tenere d’occhio cosa combinava l’altra metà del palco, per evitare il caos o una «battaglia auditiva» tra i due «sottocampi» dei Kombo B. Il caos stesso cercava di tirarlo fuori, in modo provocatorio, proprio il loro mentore Zlatko, che in stile Frank Zappa smuoveva l’aria della sala agitando le braccia verso la sua orchestra e distribuendo compiti. Per questo tutti e 18 gli occhi erano incollati a Zlatko, perché nessuno dei musicisti sapeva quando sarebbe toccato a lui entrare al centro della scena. Chiunque venisse chiamato in causa da Zlatko doveva sparare una raffica di improvvisazione spontanea, impronta della propria percezione musicale. Insomma, cercare la disciplina nella indisciplina. O che cos’è poi, davvero? Ordine e caos? Non c’è né l’uno né l’altro, ma entrambi ci sono, e nella sostanza della materia musicale, così come la codifica e la traduce il medium umano, si intrecciano per forza. Siccome qui i limiti non sono ammessi, non c’è un solo motivo che venga ripetuto. Così è anche il disco »Hremo«, suonato e registrato dal vivo in un solo take. E così è stata anche l’interpretazione di altri tre brani dell’album, cioè Dedek Mraz, Vrtejba e Srečko Lesica (dedicato alla memoria di Boštjan Cvek) a seguire. I Kombo B ci hanno aggiunto anche un pezzo di pura improvvisazione libera intitolato Cjerkno, poi c’è stato il brano Somrak e il divertente ricordo di Zlatko Kaučič delle serate con i colleghi musicisti scandinavi e il loro guardaroba sudatissimo dalle esalazioni sospette (Norveške kancjete). Inutile aggiungere che Zlatko ha reso la serata ancora più briosa con le sue storielle umoristiche e le sue battute, raccontando i retroscena dei brani suonati.
Quella sera la band ha regalato un concerto speciale, con vibrazioni ed energia irripetibili. Non può essere altrimenti, con Zlatko al timone. Nel calderone della fusione senza confini trovi nei Kombo B ogni possibile spezia di genere (world music, etno, funk, rock), che si aggrappa a una provocazione musicale libertaria, spesso con orizzonti persino d’avanguardia, nell’incarnazione jazz. Il tutto servito in modo personalissimo, cioè unico.
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