Riot V: Mean Streets
Uscita: 10/5/2024 per Atomic Fire Records
Produzione: Riot V, Bruno Ravel
Durata: 51 min 33 sec
Genere: Power Metal / Hard Rock
«Vivere e respirare Heavy Metal»
Aaaaaahhh, da dove comincio? I Riot (ora Riot V) sono la band hard rock / heavy metal più sottovalutata di tutti i tempi nell’intero universo conosciuto. Per non dilungarmi troppo nel mio piagnisteo, ti consiglio di guardarti il documentario in tre parti Fight or Fall (prima parte qui) e il seguito in quattro parti Immortal Soul (prima parte qui) e di farti un’idea da solo. È affascinante come la band sia riuscita a essere allo stesso tempo avanti e indietro rispetto ai suoi tempi, e come nemmeno una singola scelta, di business, commerciale o artistica, sia stata quella giusta o sia caduta su terreno fertile. A condire il destino con una bella dose di piccante ci hanno pensato le morti dei membri, le formazioni ballerine e un’inspiegabile instabilità finanziaria, che hanno causato più di uno scioglimento e altrettante riunioni. Davvero incredibile: guardando i documentari che ti ho consigliato qui sopra ti viene da chiederti se un gruppo di persone possa davvero prendere così tante decisioni sbagliate, una dopo l’altra.
D’altra parte, l’ultima versione dei Riot V occupa il primo posto nella mia classifica dei concerti nei club (Zagabria, Hard Place, 10/8/2023) e con ogni probabilità anche il secondo posto nella mia classifica, sempre personale, di TUTTI i concerti a cui abbia mai assistito, subito dietro i Sex Pistols alla Hala Tivoli nel lontano 1996.
Mean Streets è il terzo album dopo la morte di Mark Reale, fondatore e, fino al 2011 (album Immortal Soul), unico membro fisso della band. Oltre che chitarrista leggendario, ovviamente. E, per la prima volta nella storia, anche il terzo album di fila con la stessa formazione.
Con il primo album sotto il nome Riot V (Unleash the Fire, del 2014), i ragazzi guidati dal bassista Don Van Stavern e dal chitarrista Mike Flyntz sono partiti da un mix (sia nei testi sia nella musica) delle influenze dei primi tre album con il cantante Guy Speranza e del leggendario periodo di Thundersteel. Qua e là saltano fuori echi delle epoche con i cantanti Rhett Forrester e Mike Di Meo, ma non sono così marcati.
Nel disco precedente (Armor of Light, del 2018) queste influenze non erano così evidenti, mentre su Mean Streets tornano a tutta forza. Se sia un bene o un male giudicalo tu: a me personalmente sembra che sia già un po’ troppo, e soprattutto che duri da troppo tempo. Piano piano bisognerebbe trovare un proprio linguaggio musicale, anche se d’altro canto credo che con l’ampio spettro di generi che la band ha coperto dall’uscita dell’esordio Rock City nel 1977 sia davvero difficilissimo.
Giusto per togliermi dal sistema questi rimandi di cui sopra, che ormai mi stanno un filo sulle scatole, cito solo l’intro di Hail to the Warriors, sospettosamente simile a quella di Buried Alive dal già citato Thundersteel, per poi sconfinare nel territorio di Warrior. Poi c’è High Noon, dove ritroviamo il fuorilegge (Outlaw da Fire Down Under), e infine la title track Mean Streets, che rappresenta (sia con la modifica del riff iniziale sia con i rimandi nel testo) la terza parte (Johnny’s Back, Still Your Man) della storia d’amore omoerotica tra Johnny e il suo amico. «Mean Streets, take me back again, to the place where I became a man» Pronto? E ce ne sarebbero ancora.
Come sempre con i Riot, i riflettori se li prendono i due chitarristi e il cantante. I chitarristi con i loro assoli vertiginosi, riff selvaggi e una melodia insuperabile. Mike Flyntz è entrato nella band durante il tour di Thundersteel ed è stato il pupillo e allievo di Mark, proprio come ora Nick Lee lo è di lui. Entrambi possono stare certi che Mark, da lassù, annuisce con approvazione e alza il bicchiere alla loro.
Il cantante, un tipo con corde vocali d’acciaio e un’intonazione infallibile, signore e signori, è Todd Michael Hall. Si è fatto le ossa in band americane di heavy/power metal tradizionale di medio successo come Jack Starr’s Burning Star e Reverence, e al momento porta avanti anche una carriera solista parallela, su cui preferisco non dilungarmi troppo. La sua voce e il suo modo di cantare sono un mix perfetto di Guy Speranza e Tony Moore dell’era Thundersteel. Anche dal vivo è insuperabile ed è la base su cui la band, dopo l’addio di Tony, ha potuto davvero dare il via alla fase Riot V.
L’album Mean Strets urla METAL a pieni polmoni. Sono convinto che i membri della band siano in modalità METAL anche quando vanno a prendere i figli a scuola o accompagnano le mogli a fare shopping. Davvero. Dall’iniziale Hail to the Warriors alla conclusiva No More sfrecciamo attraverso fitte foreste di basso tonante, raffiche di doppia cassa, assoli urlanti e la voce stratosferica di Todd. Con una piccola pausa e deviazione sotto forma dell’inspiegabilmente commerciale Before This Time.
Menzione speciale per due pezzi: Lost Dreams in qualche modo continua la storia iniziata con il brano Insanity dall’album Immortal Soul. Il riff d’apertura contagioso si sviluppa in un bombastico power metal di prima classe, con assoli a tre voci e un ritornello assassino in testa. E poi la cupa Love Beyond the Grave, che si discosta un po’ dalla tavolozza sonora e testuale onnipresente.
Personalmente questo album è il migliore dei tre dischi dei Riot V, il suo problema sta nel fatto che è la terza volta che viene riproposta, quasi fin nei minimi dettagli, la stessa formula. Stesso suono (che per gli standard dei Riot è fantastico, ma tipicamente sterile alla moderna), stesso stile, stessa voce perfetta e stesso abuso di doppia cassa (Frankie-boy potrebbe darsi una calmata durante le sessioni di registrazione, sul serio). Don e Mike dopo questo tour dovranno discutere seriamente della faccenda, altrimenti la carriera rischia di prendere una piega indesiderata.
Nonostante tutte le osservazioni, resta un prodotto di alta qualità, pieno di capolavori melodici, che si merita un voto molto positivo. Ancora per questa volta.
Le chicche: Mortal Eyes, Lost Dreams, Love Beyond the Grave, Lean Into It
8,5/10
Autore: Igorac
Tracklist:
1. Hail To The Warriors
2. Feel The Fire
3. Love Beyond The Grave
4. High Noon
5. Before This Time
6. Higher
7. Mean Streets
8. Open Road
9. Mortal Eyes
10. Lost Dreams
11. Lean Into It
12. No More
Musicisti:
Todd Michael Hall – Voce
Mike Flyntz – Chitarra
Nick Lee – Chitarra
Don Van Stavern – Basso
Frank Gilchriest – Batteria
Team tecnico:
Bruno Ravel – Registrazione, mixaggio
Bart Gabriel – Mastering
Gyula Havancsák – Copertina, grafica
Anthony Lopardo – Editing (batteria, mix), Fotografia
Ray Marte – Editing (batteria, mix)
Doug Julian – Fotografia
Randy Caballero – Fotografia
