Riot V, un fulmine a ciel sereno a Zagabria (2023)
Riot V (opening act: Diamond Dust)
Zagabria / Hard Place / Croazia
giovedì 10.8.2023
L’esibizione dei Riot V a metà agosto, in versione club all’Hard Place di Zagabria, rientrava senza dubbio nella categoria dei concerti esclusivi. Una vera leccornia. Soprattutto per chi apprezza i tempi in cui l’heavy metal era ancora un ‘puledro’ giovane. Già in pieni anni Settanta, infatti, a New York era spuntata una band che in molti sensi ha tracciato la strada al futuro sviluppo del fraseggio veloce, sempre accompagnato da uno straordinario fiuto per la resa musicale e da un’esplosività vocale capace, nella line-up di questa band, di superare anche l’altezza della quinta ottava. Questi erano i Riot.
Tutta questa eredità vive, dopo la morte del capo della band, fondatore e chitarrista Mark Reale nel 2012, in una formazione che ha allungato il nome da Riot a Riot V, garantendo ai fan che anche negli ultimi dieci anni possiamo goderci senza sosta concerti in cui si suona il materiale classico dei Riot. Senza dimenticare che nel frattempo i Riot V hanno pubblicato due nuovi album in studio con brani del tutto inediti, che si ricollegano in modo sensato, a livello stilistico, ai giorni classici del lascito dei Riot.
Questa trasferta a Zagabria non è stata speciale solo perché stavolta non ci sono stati i soliti problemi a trovare parcheggio, cosa a cui davanti all’Hard Place si pensa alla grande (per fortuna il club è anche fuori dal centro), ma anche perché, se ti eri messo in macchina dalla Slovenia per il concerto, non avevi proprio la sensazione di aver lasciato il paese. Nel locale era un pullulare di facce note, habitué della scena heavy metal slovena dei club. Tutti i principali sostenitori della scena heavy metal slovena si sono ritrovati quella sera davanti all’Hard Place.
Ad aprire la serata ci hanno pensato i Diamond Dust di Rijeka. Una band con parecchia strada alle spalle, che lo scorso giugno è finalmente riuscita a pubblicare il suo debutto in studio «Ten Years In Dust». Una bella comunione metallica da quaranta minuti ha presentato il quintetto in una luce curata e sicura, che trasudava esperienza ma anche mestiere. La band non ha tentennato, anzi: ha sfruttato fino in fondo l’occasione per presentare il materiale del debutto e scaldare il pubblico che, in quel momento, preferiva ancora restare a qualche metro dal palco, anche se per la grinta, la compattezza, l’affiatamento e la presenza scenica mostrati la band si meritava molto più sostegno fragoroso dalla platea. I Diamond Dust sono una band che con questa esibizione ha convinto in pieno. Una band da tenere d’occhio anche in futuro, che l’occasione l’ha sfruttata alla grande.
Poi è arrivata una pausa insolitamente lunga. Di norma il headliner dovrebbe salire sul palco dopo 15-20 minuti, al massimo mezz’ora. E invece noi lì ad aspettare. I Riot V avevano suonato il giorno prima al festival nella spagnola Villena, e tre giorni dopo avevano confermato una data all’Alcatraz nella belga Kortrijk. Così si è presentata l’occasione di infilare un concerto nel mezzo. E stavolta guarda caso vicino alla Slovenia. Ma a quanto pare non è andato tutto secondo i piani. Pare che l’attrezzatura fosse in ritardo. Quindi la band sarebbe già atterrata in aereo a Vienna, si sarebbe spostata fino a Zagabria, ma stava aspettando le sue chitarre e il resto dell’equipaggiamento di base, che evidentemente tardava. Così è scoccata la mezzanotte e mezza, quando l’ultimo a provare la sua attrezzatura all’Hard Place è stato proprio il batterista Frank Gilchriest. A quel punto le porte che separano il bancone dalla sala concerti si sono finalmente aperte, e dentro si è riversata un’orda di teste ben surriscaldate, assetate di tornado heavy metal.
La band è quindi partita col concerto direttamente dal soundcheck, usando il drumming di Gilchriest come intro a un live durato una buona ora e mezza. La squadra dei Riot V funziona a pieno regime anche dal 2013 in poi. L’affiatamento è incredibile. Quasi filigranato. In sella all’eccezionale cantante Todd Michael Hall, che a 54 anni ne dimostra almeno 15 di meno, per non parlare della sua straordinaria estensione vocale e della sua autorevole esplosività (che del resto richiede il carattere stesso dei brani dello scrigno dei classici Riot). Accanto a lui tre musicisti di grandissima esperienza: Mike Flyntz (chitarra), Don Van Stavern (basso) e Frank Gilchriest (batteria), che qualcuno di voi, anni fa, con un po’ di fortuna sarà magari riuscito a beccare a qualche concerto europeo dei cult Virgin Steele. Stavolta, nella posizione di chitarrista sulla destra (guardando il palco), non c’era Nick Lee, ma il chitarrista della band melodic death metal newyorkese Necropia, Jonathan Reinhammer, arrivato in soccorso al quintetto. Si è inserito alla grande e sul palco sembrava un membro a tutti gli effetti. I Riot V sono i re dei piccoli club. Anzi, ci si divertono proprio. Suonare e condividere tutta questa energia con i fan incandescenti. Difficile che qualcuno gli tolga il primato di band capace di regalare, in posti così, un’esperienza come se nel locale fosse passato un tifone.
Quando vai a un concerto dei Riot, anzi dei Riot V, restare delusi è praticamente impossibile. Anche dopo la morte di Mark Reale non abbiamo mai smesso di seguire la band. Li abbiamo beccati in vari posti d’Europa. Nell’ultimo decennio. Ma di solito nell’ambito di festival o come ospiti speciali in tour, agganciati a un headliner, come nel 2018 prima dei Primal Fear a Lubiana. La band ha sempre lasciato a bocca aperta con la perfezione con cui porta sul palco il suo repertorio. E stavolta non è stato diverso. Solo che il concerto è stato decisamente più lungo e, per via dello spazio più piccolo, molto più intenso. Anche stavolta la band ha fatto una piacevolissima sorpresa inserendo alcuni pezzi che non suonava dal vivo da un pezzo, come la prelibatezza Overdrive, dal debutto in studio «Rock City» (1977), o Magic Maker dall’album «Nightbreaker» (1993), e anche il classico omonimo dell’album «Restless Breed» (1982). E di sorprese di questo tipo ne preparano a ogni tour. E anche a Zagabria è andata così. Dal primo all’ultimo pezzo hanno distribuito schiaffo dopo schiaffo, a salve di energia, senza che il concerto mollasse un attimo. Anzi, il contrario. Il punto di ebollizione è stato superato subito e più il concerto si avvicinava alla sua inevitabile fine, più il club ribolliva. Quando tutte le gole si fondono in una e tutte le mani si alzano al cielo! Sensazioni folli.
Quando il tradizionale brindisi di Don con la bottiglia di tequila ha davvero evocato sul palco l’esecuzione di Swords And Tequila, era chiaro che il concerto stava per entrare nella parte finale. La band ha spremuto dal pubblico altri quanti di energia, per poi, con la velenosa Warrior e con Thundersteel, richiesta a gran voce per tutto il concerto, scaldarlo fino in fondo e tirarlo su, per salutarlo nel bis obbligato con Road Racin’, un pezzo dal sapore rock’n’roll preso dal secondo album della band “Narita” (1979).
Anche a concerto finito, come al solito, i membri della band sono scesi tra i fan e si sono fermati a chiacchierare con loro fino a notte fonda. Ecco, questo è il punto. Questi sono i concerti che trasudano autenticità e sincerità. I Riot V restano una band che ti riempie di energia, di sicuro. Ti solleva. Ti incanta. Ti porta via. In questo restano dei maestri, e l’atmosfera da club e le vibrazioni di questo nuovo (e unico) incontro con la band hanno fatto riaffiorare, con nostalgia, i ricordi della visita dei Riot a fine gennaio del 2000 al club K4 di Lubiana. Impagabile.
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta dei Riot V:
1. Fight or Fall
2. On Your Knees
3. Victory
4. Fire Down Under
5. Flight of the Warrior
6. Bring the Hammer Down
7. Johnny’s Back
8. Bloodstreets
9. Take Me Back
10. Angel’s Thunder, Devil’s Reign
11. Overdrive
12. Restless Breed
13. Black Leather and Glittering Steel
14. Magic Maker
15. Swords and Tequila
16. Warrior
17. Thundersteel
—bis—
18. Road Racin’





























