Rising
Artista: Great White
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2009
Durata: 59.12
Voto: 3.5/5
Great White, uno di quei ritorni “grossi” sulla scena hard rock di oggi (per quel che ne resta, di scena), nel 2007 hanno sfornato un fantastico album del ritorno, “Back To The Rhythm”, sicuramente uno dei dischi hard rock più belli di quell’anno.
Considerando una pausa di otto anni, fa quasi impressione rendersi conto che “appena” due anni dopo la band è già pronta con un nuovo album in studio. Stavolta l’hanno intitolato “Rising”. Se mettiamo a confronto i titoli dei due dischi, in fondo dicono la stessa cosa. I Great White hanno ripreso saldamente le redini in mano e hanno dato di sprone al loro squaletto. “Rising” è il seguito logico della storia di “Back To The Rhythm”.
Eppure i due album sono parecchio distanti tra loro. “Rising” è molto più “luminoso” e ottimista del suo predecessore. I Great White ci hanno rimesso dentro un po’ di battutismo, di sfrenatezza e di spensierata giocosità. Se Back To The Rhythm era un album profondamente sentito, una confessione personale, con un’atmosfera più cupa carica di malinconia e struggimento, “Rising” è molto più leggero, più rilassato, meno appesantito e più diretto. Basta buttare l’occhio sulla più quieta, semi-acustica Only You Can Do, un po’ come esporsi pigramente ai primi raggi di sole dopo una notte agitata: non lascia neanche lontanamente un segno così profondo di confessione personale come, che so, How Far Is Heaven da “Back To The Rhythm”, dove attraverso l’approccio vocale di Russell il dolore lo sentivi davvero.
In un pezzo come Down On The Level, con quel giro di chitarra dal classico slancio funky blues e inserito in un rock astuto e tagliente, ci starebbe benissimo anche il sublime Glenn Hughes in persona. Russell su “Rising” è di nuovo incredibile. Con la voce fa il camaleonte. Sa essere maestralmente sottile quando serve sottolineare il lato “blue”, oppure tira fuori il “Plant” che ha dentro quando bisogna alzare il livello di energia e scaricare una valanga di testosterone nei momenti più duri del disco. Insomma, anche stavolta la voce di Russell è uno degli ingranaggi più importanti che, pure su questo nuovo album, piazzano i Great White in un posto speciale tra i dinosauri classici dell’hard rock, al massimo livello qualitativo tra le band in attività oggi. L’album si apre melodico e veloce, come da copione: Situation è il titolo ideale per portare la temperatura di lavoro al punto giusto, quella che fa girare le sospensioni di questo disco. A dare il mordente rock ci pensa All Or Nothing, che per i motivi guida scelti spicca qualitativamente su tutto l’album. I Don’t Mind è il classico momento di rilassata calma, dopo il galoppo iniziale, con Russell al centro dell’attenzione, e il pezzo offre uno dei fascini particolari del disco grazie alla percussione messa bene in risalto.
Anche con “Rising” i Great White restano sinonimo di produzione ottima e succosa, con un’eccezionale intesa tra i singoli elementi. L’album ha un suono naturale e vivo, e i Great White danno il meglio proprio quando vanno dritti al punto, senza avvolgere il suono in effetti speciali. Grazie a Lardie per il suo tocco magico alla chitarra! Il tipo si esprime in modo breve, conciso e chiaro. I motivi di chitarra e gli assoli risultano così ancora più in evidenza e arrivano all’ascoltatore ancora più forti, lasciando un segno ancora più intenso. Questa succosità del suono è sicuramente sostenuta dal minimalismo delle tastiere sullo sfondo dei Great White, che costruiscono quella tipica espressione tutta loro del messaggio hard rock classico con una lieve spruzzata di spezie “southern”.
Non conosco i retroscena delle condizioni legate alla firma del contratto con Frontiers Records, né quanto i Great White abbiano dovuto correre con questo nuovo album per via di quello, ma ad esempio la canzone Loveless rimanda in modo piuttosto sfacciato a Here Comes My Head Again dal disco precedente. Allo stesso modo, non facevo che contare i giorni prima che i Great White si buttassero su una cover dei Rolling Stones. E proprio questo ci siamo beccati con “Rising” e la bonus track Let’s Spend Night Together. È noto che Russell in passato ha sempre amato “tirare” verso Jagger, con quell’accento ondeggiante nel modo di prendere i versi qua e là. Curioso che, proprio per la calma dell’album nella parte finale con Only You Can Do e My Sanctuary, la cover dei Rolling Stones in questo caso sia molto gradita, visto che nel finale, che conta parecchio, riporta un po’ più di immediatezza e durezza rock. Eppure anche questa mossa ricorda sottilmente che “Rising” non ha più la freschezza del predecessore e che le idee di base dei pezzi di questo disco sono meno interessanti e meno “originali” rispetto a “Back To The Rhythm”. Resta comunque un tipico album dei Great White, con cui la band conferma ancora una volta con decisione il suo ritorno tra i vivi di due anni fa, mantiene con successo la tradizione della grandezza hard rock classica dei Great White, e l’eccezionale maturità, frutto di grande sapere e ricca esperienza, anche stavolta è garanzia dell’alta qualità che pretendiamo dai Great White. Ragazzi, solo una cosa vi chiederei. Un pizzico di attenzione in più nella scelta delle copertine dei vostri album in futuro, perché la copertina di “Rising” ha un che di “indie” indecente.
Formazione
Jack Russell – voce
Mark Kendall – chitarra
Michael Lardie – tastiere, chitarra, cori
Sean McNabb – basso
Audie Desbrow – batteria
Produzione
Michael Lardie
Tracklist
1. Situation (5:00)
2. All Or Nothin’ (5:19)
3. I Don’t Mind (5:19)
4. Shine (5:54)
5. Loveless (5:39)
6. Is It Enough (4:14)
7. Last Chance (4:11)
8. Danger Zone (4:37)
9. Down On The Level (4:03)
10. Only You Can Do (5:02)
11. My Sanctuary (5:36)
12. Let’s Spend The Night Together (3:48)