Rito sciamanico al CUK Kino Šiška! (2015)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Lubiana / CUK Kino Šiška / Slovenia
Data del concerto: 22.04.2015
Pubblico: 550
Prezzo del biglietto: 20,00€

I selvaggi indie dell’alternative rock del Colorado, i Wovenhand, sono tornati a far visita alla capitale slovena nell’ambito del nuovo tour dedicato alla promozione del loro nuovo e settimo album in studio »Refractory Obdurate« (2014). Dietro quel nome c’è la dottrina musicale di un visionario fuori dal comune, nonché motore della band, David Eugene Edwards, letteralmente un vero »cavallo pazzo«: un rappresentante dell’underground rock alternativo che non riesci a infilare in nessun cassetto stilistico. Negli ultimi anni lo stile del gruppo si è trasformato a poco a poco, e i Wovenhand da un pezzo non sono più soltanto »un uomo – un progetto«, ma una solida formazione rock a quattro. Proprio gli ultimi due album in studio sono carichi di un atteggiamento rock deciso: gli inserti organici tipici del periodo precedente, in cui si sentiva l’intreccio con gli elementi folk della tradizione musicale americana e in cui non mancava l’integrazione di strumenti come banjo, bouzouki, mandolino, banjola, armonica, sono sempre più rari, oppure sono »affondati« negli arrangiamenti in modo da non prendersi più per forza il primato nei brani.

Una ventina di minuti dopo le nove di sera sono saliti sul palco gli indie rocker losangelini Marriages. Il trio formato da Emma Ruth Rundle (voce, chitarra), Greg Burns (basso, programmazione) e Andrew Clinco (batteria) ha presentato in una buona mezz’ora il suo debutto in studio »Salome«. E aveva parecchio da mostrare. Il trio ha costruito un paesaggio sonoro dalle caratteristiche eccellenti. La chitarra di Emma era imbottita di una pletora di pedali che spalmavano sul suono sporco della chitarra un tappeto di sintetizzatori, evocando sensazioni tipiche dello shoegaze, mentre i loop ripetitivi e ipnotici, sognanti, di un muro sonoro dai volumi imponenti, puntavano dritti al post rock. Burns ogni tanto si occupava di innestare loop programmati che arricchivano di atmosfera il suono costruito, mentre strapazzava la chitarra con foga. Figure sonore semplici lasciavano alla batteria tutto lo spazio per esplodere e »passeggiare« sui tom, un tocco che ha fatto un gran bene all’esibizione sul palco nel suo complesso. Lontano da possibili cliché, a guidare l’esibizione dei Marriages è stata la voce carismatica e vissuta fino in fondo di Emma, che sul palco ha messo di sicuro anima e cuore. Una malinconia cupa, attraverso un intreccio di eccessi vocali intensi e appassionati, pieno di dolce dolore e di nero tutto femminile interiorizzato, suonava quanto mai »britannica«, vicinissima all’Europa. Si rischia di pensare, sbagliando, che i Marriage siano inglesi! La band ha aperto e chiuso il set con Rise in My Place e Part the Dark Again, due brani dell’EP »Kitsune«, usando la parte centrale per promuovere l’album »Salome«. I Marriages sono una band tagliente, che deve portare al trio le simpatie di un pubblico più ampio nell’underground rock indipendente!

Per l’esibizione dei Wovenhand i monitor di palco sono stati spostati di un paio di metri dal bordo. Batteria »piantata« in alto sul fondo, David Eugene Edwards in piedi a sinistra. Cappello calcato su un ciuffo riccio di capelli biondi, con due piume che spuntano dal cappello, e con quell’aspetto ricordava davvero l’incarnazione di uno stregone indiano.  Il leader, vestito »di tutto punto«, ha imbracciato come da copione la sua celebre semiacustica con due effe, una Gretsch Electromatic 5120 Orange con vibrato Bigsby, e si è lanciato con la voce nel microfono. A destra c’è il bassista Ordy Garrison, all’estrema destra il chitarrista Charles Edward French e alla batteria Neil Keener.

Il quartetto ha creato in un attimo una scenografia sonora tutta sua, un muro di suono »sbrindellato e diroccato« ma massiccio, buio e rimbombante, che ha preso possesso della sala. Il tutto poggia su un suono fortemente intriso di riverbero e sull’uso di effetti stereo chorus, che davano alla tenda sonora una massa enorme.  In testa, il modo di cantare dominante e inconfondibile di Edwards, che per l’occasione si aiuta cantando attraverso un microfono effettato, in modo che la sua voce distorta esca come una predica sinistra e tonante! Quella voce risuonava cava e ondeggiante in tutta la sala del Kino Šiška. A rafforzare la sensazione di rituale sciamanico ci pensavano anche i gesti delle sue mani. Scenari cupi d’apocalisse sono nati! In ogni caso, i testi mettono a nudo la battaglia tra bene e male dentro l’anima dell’individuo, che è consapevole dei peccati commessi ma anela alla purificazione finale e alla purezza, che al giorno d’oggi, ovviamente, è quasi per regola una pura illusione. Parlo dello stile di vita dell’Europa occidentale. La sensazione di rito sciamanico veniva approfondita anche dalle vistose »passeggiate« del batterista Neil Keener sui tom, che spezzava di scatto le forme dei riff con veri ritmi tribali. Il quartetto ha costruito un contrasto sonoro straordinario!  

Nei brani del nuovo album Corsicana Clip, King David e The Refractory, David Eugene Edwards ha preso in mano un nuovo strumento. Da lontano sembrava un vecchio bouzouki »malconcio«, ma in realtà era una banjola. La band ha proseguito con la magia degli scenari neri degli angoli bui dell’anima ferita e struggente di Edwards.

La band ha un po’ spiazzato con la scaletta, che abbracciava rigorosamente solo gli ultimi due album in studio: il nuovo »Refractory Obdurate« (2014) e il suo predecessore »The Laughing Stock« (2012). I fan di lunga data non hanno proprio accolto la cosa a braccia aperte. Questa è l’unica pecca, che però è ovviamente una questione di punto di vista personale, quindi non è detto che sia un appunto così fastidioso. Evidentemente Edwards e compagni si godono la forma attuale del loro percorso artistico e seguono liberamente i propri sensi, che alla fine dei conti è l’unica cosa che conta. L’apparentemente cupo e inavvicinabile Edwards ha salutato il pubblico per la prima volta solo nella seconda metà del concerto, cosa che fa parte della posa dell’artista, qualunque sia quella che adotta nel suo campo creativo. Il concerto è volato in un battito di ciglia, il che significa che i Wovenhand, come previsto, hanno portato a casa il loro compito a pieni voti. Il personaggio e l’opera della band restano unici, così come la presenza scenica dell’eternamente affascinante cavaliere solitario David Eugene Edwards! 

Scaletta

MARRIAGES
1. Ride in My Place
2. Southern Eye
3. The Liar
4. Santa Sangre
5. Skin 
6. Salome
7. Part the Dark Again

WOWENHAND: 

1. In the Temple
2. Hiss
3. Long Horn
4. Closer
5. Maize
6. Masonic Youth
7. King O King
8. El-bow
9. Corsicana Clip
10. King David
11. The Refractory
12. Obdurate Obscura
13. Field of Hedon
—bis—
14. Salome
15. Good Shepherd 

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