Riverside : Rapid Eye Movement

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Etichetta: Inside Out Music
Data di uscita: 24.09.2007
Produzione: Riverside
Durata dell’album: 55.51 min
Genere: Progressive Rock / Progressive Metal


I campioni polacchi del rock e metal progressivo tornano dopo quattro anni con un nuovo album, Rapid Eye Movement, che chiude la trilogia Reality Dream iniziata con il disco d’esordio Out of Myself (2003). Quel disco gli ha dato visibilità e una valanga di titoli come miglior primo album e miglior band esordiente. Ma non sono rimasti solo i titoli: i Riverside hanno pubblicato anche il secondo disco per un’etichetta gigantesca, la più grande del metal e del rock progressivo, la Inside Out Music. 

Nell’attuale scena progressive i Riverside sono uno dei nomi più celebrati, e a ragione, perché sono una band che davvero non si può ignorare. Il loro suono cupo, sensuale e atmosferico viene paragonato a gente come Pink Floyd e Porcupine Tree, mentre il lato più duro e metallico lo mettiamo senza vergogna in fila con i giganti del prog Dream Theater e Opeth. Ma i ragazzi mescolano gli elementi del rock progressivo anni ’70 e ’80 con il suono moderno del metal progressivo così bene da risultare del tutto unici e autentici. 

L’album Rapid Eye Movement è diviso in due parti, Fearless e Fearland, che insieme offrono quasi un’ora di musica eterea che ti porta in altri mondi. Musicalmente il disco non si discosta granché dai precedenti: stavolta forse l’accento cade di più sulle parti atmosferiche e calme che sulla melodia, ma si nota comunque una crescita sul fronte della scrittura e un progresso generale. Va citata soprattutto la voce di Mariusz Duda, dal timbro incredibilmente naturale e caldo, che a me personalmente a tratti ricorda Steven Wilson (Porcupine Tree) e le voci pulite di Mikael Akerfeldt (Opeth); i due si avvicinano anche per la fantastica interpretazione emotiva dei testi. Stavolta Duda si concede tutta una serie di stili di canto diversi, dalle voci delicate agli sfoghi rabbiosi fino a un canto quasi corale. La somma di tutto questo non fa che aggiungere all’atmosfera cupa dell’album, quella che ti fa venire la pelle d’oca. Senza bisogno di sottolinearlo è chiaro che i Riverside sono dei geni strumentali, ma fermiamoci comunque un attimo su questo punto. Duda, oltre alla voce, si occupa anche del basso e lo fa alla grande. Le linee di basso sono semplicemente brillanti e la produzione del basso è così buona che si fonde con la musica in un tutt’uno. La chitarra si intreccia in modo pazzesco con la sezione ritmica, così che il tutto a tratti sembra quasi una jam session, mentre una nota in più la aggiungono le tastiere di Lapaj, ottimo sostegno alla voce, che creano un’atmosfera incredibile, dal cupo al meraviglioso mistico.

L’album parte subito con una composizione magistrale, Beyond the Eyelids, aperta da un’immagine elettronica misteriosa e dagli incredibili “chanti” di Duda, a cui presto si unisce un groove di basso fuori di testa e poi la chitarra, che ti porta dritto in una vera prelibatezza prog con riff taglienti che ricordano un po’ i Dream Theater. Il brano più corto dell’album, Rainbow Box, risente molto dell’influenza dei Porcupine Tree ed è costruito attorno a un riff heavy principale, sostenuto alla grande da basso e batteria eccellenti. 02 Panic Room è uno dei pezzi più sperimentali del disco, perché si appoggia parecchio sull’atmosfera delle tastiere e su una marea di sample che, per fortuna, non danno fastidio. Duda con sussurri e voce malinconica costruisce un’atmosfera da brividi, che l’ultima parte del pezzo chiude con un suono freddo di chitarra e pianoforte, sopra cui aleggia una voce cupa da far gelare il sangue. Schizophrenic Prayer ci immerge ancora più a fondo nella disperazione: voce malinconica e chitarra acustica con motivi orientaleggianti creano un ambient pazzesco. Uno dei momenti migliori dell’album è Parasomnia, otto minuti che contengono il vero suono “trademark” dei Riverside, una possente linea di basso centrale e armonie fantastiche, in cui si entra attraverso un’introduzione con la sola voce mistica di Duda, che in questo momento è senza dubbio uno dei migliori interpreti di testi nel prog. Through the Other Side ed Embryonic proseguono sulla scia di Schizophrenic Prayer, costruite soprattutto su pattern di chitarra acustica che a tratti ricordano il capolavoro degli Opeth, Damnation (Through the Other Side ricorda moltissimo Windowpane), e crescono entrambe in modo estremamente lento, ma efficace e maestoso. Cybernatic Pillow è costruita splendidamente da riff staccato e ancora una volta da un basso eccezionale, che ti spazza via il cervello. A chiudere l’album c’è l’epico capolavoro di tredici minuti Ultimate Trip, dominato dalla jam iniziale con le parti “lead” geniali del chitarrista Piotr Grudzinski e del tastierista Michal Lapaj, seguiti stavolta da una prova vocale più aggressiva. 

La produzione dell’album è indescrivibile, probabilmente la migliore finora. Con Rapid Eye Movement i Riverside hanno ulteriormente consolidato il loro status, chiudendo con questo disco anche la trilogia, e sarà interessante vedere che cosa ci aspetta in futuro. Da quello che abbiamo sentito, il futuro è luminoso.

autore: Rok Klemše
voto: 9.0 / 10


Riverside – 02 Panic Room (video ufficiale)

Tracklist:
1. Beyond The Eyelids (07:56)
2. Rainbow Box (03:37)
3. 02 Panic Room (05:29)
4. Schizophrenic Prayer (04:21)
5. Parasomnia (08:10)
6. Through The Other Side (04:06)
7. Embryonic (04:10)
8. Cybernetic Pillow (04:46)
9. Ultimate Trip (13:13)

Formazione:
Mariusz Duda – basso, voce
Piotr Grudziñski – chitarra
Piotr Kozieradzki – batteria
Michal Lapaj – tastiere

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