Riverside : Wasteland

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etichetta InsideOut Records
data di uscita: 28.09.2018
durata: 50:58
produzione: Mariusz Duda, Magda & Robert Srzedniccy
voto: 8.5 / 10


I Riverside, campioni polacchi del progressive rock, che negli ultimi tre anni ne hanno passate davvero di tutti i colori, tanto che per un bel pezzo non era chiaro se avrebbero nemmeno continuato con la carriera, tornano con il nuovo album «Wasteland». Un disco dalla copertina in pieno stile Paradise Lost, che è anche il primo senza lo scomparso chitarrista originale Piotr Grudzinski. Per questo si porta dietro un mucchio di domande e dubbi. Cosa aspettarsi, e i Riverside riusciranno davvero a “reggere” con un materiale creato e registrato senza il rimpianto genio di Piotr? Negli anni, infatti, i Riverside si sono guadagnati lo status di una delle migliori band prog rock della nuova era, capace di unire in modo splendido un fascino musicale costante, un’atmosfera teatrale struggente e quel pizzico di complessità tecnica che non guasta. Da questo punto di vista passano per una band più facile da conquistare nel genere, una di quelle che possono portare dalla loro parte in un attimo il fan medio dei Pink Floyd, spingendolo a scoprire la loro musica e, già che c’è, magari anche altri angoli del progressive rock. Chi, oltre ai già citati Pink Floyd, ha una bella confidenza anche con Steven Wilson, Porcupine Tree, Opeth, Anathema, Gazpacho o con la grandezza di band come i Marillion, si sentirà subito a casa anche con la musica dei Riverside. «Wasteland» infatti mantiene e porta avanti tutto quanto detto sopra, e non è un album così smaccatamente “floydiano” come il predecessore “Love Fear And TIme Machine” (2015). Con “Wasteland” i Riverside hanno mantenuto intatta tutta la loro grandezza musicale e la loro credibilità, superando a pieni voti un test importante di “resistenza artistica”. Senza l’uomo chiave della band, insomma. Ispirato, sensuale e artisticamente carico di espressività.

«Wasteland» è, senza mezzi termini, un album eccellente. Esattamente quello che ti aspetti dalla band. Gli arrangiamenti di chitarra sono opera del motore e visionario del gruppo Mariusz Duda, che di solito si occupa della voce principale e del basso, ma stavolta ha suonato anche tutte le parti di chitarra, ha campionato altri ricami chitarristici e ci ha messo pure due assoli. «Wasteland» non è provocatorio come lo era, per dire, «Anno Domini High Definition», ma tiene dentro tutti gli elementi essenziali che hanno reso la musica dei Riverside così apprezzata e riconoscibile.

I Riverside sono sinonimo di grande sensibilità, di contrasti atmosferici shock e di improvvisi ribaltamenti d’umore. Sono quella band per cui la malinconia ha preso la cittadinanza da un pezzo. Il concetto stesso di grande “estetica art”. Più angoscia e tristezza di quella che riesce a produrre la voce di Mariusz, o la sua interpretazione sensibile dei versi, è quasi impossibile infilarne in una confessione musicale rock’n’roll. «Wasteland» è un nuovo album pieno di un’incredibile amplificazione di emozioni e passioni. I Riverside usano spesso la poesia anche per una predica generale sugli errori dell’uomo. Stavolta, forse più che mai, puntano il dito contro la devastazione generale del pianeta causata dall’insaziabile virus chiamato umanità. Il titolo apocalittico dell’album e la copertina stessa te lo dicono già in partenza.”(Post)apocalisse adesso!”

Mariusz Duda e gli altri due membri sono compositori esperti e raffinati. Stavolta Duda ha messo da parte le leve dell’elettronica: per quelle puoi goderti il suo progetto solista Lunatic Soul. In ogni caso «Wasteland» è arricchito con maestria da qualche loop e da un po’ di campionamenti, ed è allo stesso tempo strutturato in modo incredibilmente contrastante. A farla da padrone è soprattutto il contrasto tra la fragilità, o dolcezza, della confessione (qui in primo piano ci sono anche gli arrangiamenti acustici) e le improvvise svolte verso un fraseggio più duramente distorto, che però nell’album non si prende affatto il primato artistico.

L’intesa tra Duda e il tastierista Michał Łapaj resta brillante e ispirata. Accanto all’esposizione vocale di Mariusz Duda, porta il blocco artistico essenziale alla riconoscibilità generale e all’identità espressiva del suono e dello stile dei Riverside. In termini di efficacia degli arrangiamenti raffinati. Per esempio quando chitarra e tastiere entrano in dialogo, o nei punti in cui le tastiere colorano e approfondiscono con grande abilità la sensibilità vocale di Mariusz Duda. I Riverside hanno di nuovo piazzato nell’album due strumentali eccellenti, che sono anche i brani più lunghi del disco (la title track e The Struggle for Survival). Qui si sente il loro innato talento di band nel costruire un’atmosfera cataclismatica, che giro dopo giro si intensifica gradualmente fino al vero e proprio crescendo atmosferico. Il crescendo drammatico e i salti improvvisi di atmosfera sono ancora una volta il maggior richiamo musicale dell’album e il vero poker d’assi della band. Su questo poggia il dossier musicale, ben fatto e tutto loro, del gruppo.

La maggior parte degli assoli di chitarra arriva dall’ospite Maciej Meller, che di solito dà una mano ai Riverside come chitarrista nei tour. In uno dei brani più “appuntiti” dell’album per quanto riguarda il fraseggio chitarristico, cioè Vale of Tears, l’assolo lo suona invece Mateusz Owczarek. Entrambi i musicisti hanno fatto il loro lavoro con le qualità che servivano, garantendo al mosaico di carattere della musica dei Riverside una camminata credibile lungo la strada lastricata dagli album del passato, quelli dell'”era Grudzinski”.

Sul nuovo album i Riverside non portano un’evoluzione evidente. Ma è un lavoro che è, dalla testa ai piedi, proprio quell’album che solo i Riverside sanno mettere insieme. E questo senza Piotr Grudzinski. Si tratta di un disco con cui la band entra in una nuova era della sua creatività e si lascia il passato alle spalle. Sarebbe stato interessante, certo, vedere come la chitarra di Piotr si sarebbe mossa nei nuovi arrangiamenti e cosa ci avrebbe aggiunto. Ma anche senza Piotr, e nella situazione data è la cosa che conta, i Riverside mantengono in modo estremamente convincente tutta la loro identità artistica e la loro riconoscibilità. Nella situazione data è il minimo sindacale per una band che se l’è cavata con la pelle intera dopo aver aperto un nuovo capitolo della propria carriera. Il prossimo album dovrà di sicuro raccogliere una sfida artistica più grossa e portare di nuovo un po’ più di sperimentazione sonora e stilistica! Fino ad allora, godiamoci l’eccellente «Wasteland». Un album emotivamente carichissimo e, sul piano musicale, ottimizzato con grande abilità, che quando lo ascolti ti “afferra” per davvero, grazie ai passaggi intensi tra stati d’animo ad alta vibrazione!

autore: Aleš Podbrežnik


tracklist:
1. The Day After (01:48)
2. Acid Rain (06:03)
– part I. Where Are We Now?
– part II. Dancing Ghosts
3. Vale Of Tears (04:49)
4. Guardian Angel (04:24)
5. Lament (06:09)
6. The Struggle For Survival (09:32)
– part I. Dystopia
– part II. Battle Royale
7. River Down Below (05:41)
8. Wasteland (08:25)
9. The Night Before (03:59)

formazione:
Mariusz Duda – voce, chitarra, basso, assoli di chitarra in ‘Lament’ e ‘Wasteland’
Michał Łapaj – tastiere, theremin in ‘Wasteland’
Piotr Kozieradzki – batteria

musicisti ospiti:
Maciej Meller – assoli di chitarra in ‘Acid Rain – Part II. Dancing Ghosts’, ‘Guardian Angel’, ‘The Struggle For Survival – Part II. Battle Royale’ e ‘River Down Below’
Michał Jelonek – violino in ‘The Day After’, ‘Lament’, ‘Wasteland’ e ‘The Struggle For Survival – Part II. Battle Royale’
Mateusz Owczarek – assolo di chitarra in ‘Vale Of Tears’

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